L.28

 



La grande ora incombe
sulla terra cruda.
La tempesta di fuoco
ci avvolgerà tutti
col suo caldo sospiro
ci sfilerà la pelle di dosso
scioglierà la nostra carne
sbroglierà i nostri pensieri.
La sento stringersi su di noi:
il fronte del suo turbine
avanza danzando sul mondo
inghiottendo tutto il Male,
abbracciando il suolo maledetto
che ci ha partoriti
e che rimpiangiamo.
Vedo bruciare i tetti del paese
i campi coltivati
i volti delle persone care
che sono spazzati via
per fare posto alla Primavera
che dopo questo Inferno
farà germogliare dalla cenere
Maometto e zagare.



Naufragio al largo della Patagonia
su acque tinte di blu notte,
gelide acque che bagnano Capo Horn
dove correnti intrecciano motivi
di alghe e mostri marini,
placide onde che cullano un marinaio
abbracciato a una botte,
sognando figure di sirene e
sommersi palazzi di basalto.

L’Oceano attende l’uomo alla deriva
cotto dal sole e dalla salsedine.
Con un alito di vento
ne saggia la pelle,
preparando nel grembo materno
i suoi tesori e gli ipnotici abissi,
dove tutto lentamente scivolerà
nelle ignote terre di Mu.



Alcina abita lunghi corridoi
e stanze buie.
Con passo di pantera
ti coglie alle spalle
sussurrando dolci parole.

Alcina, dove sei?
da sinistra e da destra mi sfuggono
le oblique impronte
della maga,
che pure piega a sé
tutte le vie del mondo.

Ecco, ora rivedo
i preternaturali orrori
riflessi negli occhi impauriti
di chi mi vuol bene,
echi di chimere
- un’intera progenie
di bestie -
che mi inseguono
come cagnolini affannati.

Alcina, Alcina, chi sei?
quando ti cerco,
giro in tondo.
Son forse i mostri
della tua veglia
figli miei?

Ma lei a questo non risponde,
figura esile sull’Atlantidea torre.
Fertile
di visioni e di parole e di aneliti
regge, governa e consola,
dal giardino-fortezza della mente,

impegnata a vincere
la diabolica Ragione!



Cip cip!
Che graziosa verletta,
saltellando fra i rovi
m’hai preso il cuore
e l’hai infilzato sulle spine.

Come un vermiciattolo
mi agito
fra le tue zampe
eppure
voglio sentirti farmi male.

Il nero della fronte
ti si addice
quando stendi le ali
e ti prepari al cielo:
già paga, mi dimenticherai?



Oh ciao,
fascinosa notte d’estate!
che mi guarda con sguardo ambiguo
tenero/intrigante
invito/sfida?
Cosa celi fra le tue vesti scure,
cosa mi darai
e cosa mi toglierai
stanotte?
Eh, vecchia puttana
non avrai pietà di me
se non ti terrò per mano
- come una bambina! -
e ti condurrò
su nuovi sentieri.
Puck veglia su di noi,
Puck mi fa il verso,
Puck ci guida,
Puck che poi mi abbandona
nel bosco
al crocevia
dove si scambiano cenni
divinità celtiche
o mediterranee.
Poi al buio
mi mostrerai i denti
per baciarmi
o per azzannarmi:
questo lo deciderai tu,
ma prima mi donerai
un riso rauco
di grilli e vento
tra le foglie.