L.30

 

IV



M’ero assorto
nei libri
quando il richiamare
del rimbombo
mi portò alla finestra.
Lo sciame scuro s’avventava sulle case
e io ne se sentivo l’odore
fresco e aspettato.

Chiparici



I filari di cipressi
ci accolsero
come viandanti
nella fredda limpida mattina di Febbraio e
per miracolo
non v’era la presenza di un’anima.
I cipressi ci guidavano
verso San Galgano
e i costoloni gotici
innalzavano i nostri sguardi al cielo
in quella chiesa
dove si giunge all’infinito
con lo sguardo al tetto sparito
come quando triste
penso al nostro amore
e i costoloni di noi
mi portano al cielo.

I



Sul limitare della porta
mi affaccio all’immobile calma
trema la fronda
e l’animo mio con lei.

Quando vuoi vedermi, io ci sono.



Io penso fra nuvole ed aquiloni
che gestisco male delusioni
Io dietro a poesie e sensazioni
volo dietro a illusioni

Spesso in un’atmosfera mi assopisco
quel che mi fai quando ti capisco
Lo metto sempre quel tuo buffo disco
un semplice liscio e poi guarisco

Il liscio di quel parlare
senza guardare
quel tuo profumo rosso incenso

Alla casa dei Servi,
al ceruleo mi rivolgo
e mi ritrovo e ti ripenso.



Viso pallido
Sospeso fra realtà e finzione
Detectives ed eroi mi accompagnano
Verso la mia ora:
Le tre.
Sospeso fra realtà e finzione
Sogno.
La notte
Senza confini.