L.30

 



Erano accesi i baluginanti mozziconi
sull’erba imperlata di sottile seta d’acqua
e al cadere sordo sprigionavano uno sfrigolio

Come nelle reti di pescatori stavano
i nuvoloni a catturare il lampo dell’aurora,
pesci iridescenti a pelo d’acqua.

Accese stelle baluginavano luce fredda
sulla curvosa e delicata pianura
allo sguardo fisso pare di sentire uno sfrigolio

Quel crepitio che sul crine delle colline corre
cela la sua origine e suona
critici cristalli incrinati

Eppur verosimilmente un silenzio sacro vive
tra questi ulivi, non il fruscio,
tra questi passeri, non il canto,

L’udito s’affanna nella ricerca del rumore
come al buio pesto
l’occhio s’affanna alla ricerca del movimento

All’immprovviso, s’ascolta il pulsare del cuore
e il crepitio è solo fra di noi.

Il sole ha lanciato i suoi raggi oramai,
sul prato rimangono cenere e margherite
come al tavolo del caffe
tazze sporche di cappuccino
ogni volta che passo.

IV



M’ero assorto
nei libri
quando il richiamare
del rimbombo
mi portò alla finestra.
Lo sciame scuro s’avventava sulle case
e io ne se sentivo l’odore
fresco e aspettato.

III



Talvolta mi sembra di esser venuto da altri tempi
remoti e vani nella luce stupita dell’alba
e di muri antichi e di cipressi, nella calma.
La terra nuda s’è bagnata
di una fredda pioggerella notturna
e il profilo della collina
taglia il cielo.
La prima luce s’accompagna a fumi strani
e i suoni sommessi della notte cambiano
si alleviano muti e dolci in silenzio sacro.
Questi tempi strani
covano un senso di dolcezza
accarezzato sulla culla collina
e parlano a chi ascolta
d’un nulla che s’è creato.

II



Sempre le brumose colline
mi han detto segreti grigi
tra i solchi della terra dura
vangata da reticoli sfalsati. La luce,
paca, li scopre e li nasconde.
Mentre io guardo gli arbusti
il sudore perla la fronte e
un marasma di sussulti intermittenti
queste pagine. Ha cantato un gallo
ma vano, immemore della sua ora,
ha cantato come di chi sia
apre la bocca invano per respirare
e boccheggia immobile all’aria vuota.
Avanza la nube e nasconde i segreti
e le colline e la terra non parlano.
Ma ora il tuo flebile profilo
di pelle biancastra non vuole più il tratto
s’è confuso, impallidito come una collina
cede al pulviscolo e alla foschia

Chiparici



I filari di cipressi
ci accolsero
come viandanti
nella fredda limpida mattina di Febbraio e
per miracolo
non v’era la presenza di un’anima.
I cipressi ci guidavano
verso San Galgano
e i costoloni gotici
innalzavano i nostri sguardi al cielo
in quella chiesa
dove si giunge all’infinito
con lo sguardo al tetto sparito
come quando triste
penso al nostro amore
e i costoloni di noi
mi portano al cielo.

I



Sul limitare della porta
mi affaccio all’immobile calma
trema la fronda
e l’animo mio con lei.

Quando vuoi vedermi, io ci sono.



Io penso fra nuvole ed aquiloni
che gestisco male delusioni
Io dietro a poesie e sensazioni
volo dietro a illusioni

Spesso in un’atmosfera mi assopisco
quel che mi fai quando ti capisco
Lo metto sempre quel tuo buffo disco
un semplice liscio e poi guarisco

Il liscio di quel parlare
senza guardare
quel tuo profumo rosso incenso

Alla casa dei Servi,
al ceruleo mi rivolgo
e mi ritrovo e ti ripenso.



Viso pallido
Sospeso fra realtà e finzione
Detectives ed eroi mi accompagnano
Verso la mia ora:
Le tre.
Sospeso fra realtà e finzione
Sogno.
La notte
Senza confini.