L.30

 

IV



M’ero assorto
nei libri
quando il richiamare
del rimbombo
mi portò alla finestra.
Lo sciame scuro s’avventava sulle case
e io ne se sentivo l’odore
fresco e aspettato.

III



Talvolta mi sembra di esser venuto da altri tempi
remoti e vani nella luce stupita dell’alba
e di muri antichi e di cipressi, nella calma.
La terra nuda s’è bagnata
di una fredda pioggerella notturna
e il profilo della collina
taglia il cielo.
La prima luce s’accompagna a fumi strani
e i suoni sommessi della notte cambiano
si alleviano muti e dolci in silenzio sacro.
Questi tempi strani
covano un senso di dolcezza
accarezzato sulla culla collina
e parlano a chi ascolta
d’un nulla che s’è creato.

II



Sempre le brumose colline
mi han detto segreti grigi
tra i solchi della terra dura
vangata da reticoli sfalsati. La luce,
paca, li scopre e li nasconde.
Mentre io guardo gli arbusti
il sudore perla la fronte e
un marasma di sussulti intermittenti
queste pagine. Ha cantato un gallo
ma vano, immemore della sua ora,
ha cantato come di chi sia
apre la bocca invano per respirare
e boccheggia immobile all’aria vuota.
Avanza la nube e nasconde i segreti
e le colline e la terra non parlano.
Ma ora il tuo flebile profilo
di pelle biancastra non vuole più il tratto
s’è confuso, impallidito come una collina
cede al pulviscolo e alla foschia

Chiparici



I filari di cipressi
ci accolsero
come viandanti
nella fredda limpida mattina di Febbraio e
per miracolo
non v’era la presenza di un’anima.
I cipressi ci guidavano
verso San Galgano
e i costoloni gotici
innalzavano i nostri sguardi al cielo
in quella chiesa
dove si giunge all’infinito
con lo sguardo al tetto sparito
come quando triste
penso al nostro amore
e i costoloni di noi
mi portano al cielo.

I



Sul limitare della porta
mi affaccio all’immobile calma
trema la fronda
e l’animo mio con lei.

Quando vuoi vedermi, io ci sono.



Io penso fra nuvole ed aquiloni
che gestisco male delusioni
Io dietro a poesie e sensazioni
volo dietro a illusioni

Spesso in un’atmosfera mi assopisco
quel che mi fai quando ti capisco
Lo metto sempre quel tuo buffo disco
un semplice liscio e poi guarisco

Il liscio di quel parlare
senza guardare
quel tuo profumo rosso incenso

Alla casa dei Servi,
al ceruleo mi rivolgo
e mi ritrovo e ti ripenso.



Viso pallido
Sospeso fra realtà e finzione
Detectives ed eroi mi accompagnano
Verso la mia ora:
Le tre.
Sospeso fra realtà e finzione
Sogno.
La notte
Senza confini.