L.32

 

Visioni V



 

Mi ricordo

della nostra rabbia,

dei nostri desideri di calma

di quanto ne abbiamo riso,

pensato e discusso.

Lo ricordo

e con questa poesia lo grido,

raggiante di silenzio

[mi fermo alla finestra]

in lontananza vedo la morte arrivare

anche lei porta doni alle tue labbra

 

Incertezza



 

Milioni di volte ripassai

per quel vicolo corto e scuro

con le spalle alla tua via

con il capo ritorto dalla speranza

cercando il suono

del tuo passo – confortevole

ticchettio dei sensi-

Ma la sera imbrunisce

di fumo denso e scuro

e la vista irragiunge

quel malchiuso portone dove

ti mostri a pezzi,

-Mi vedi? Sono l’inquieto che

passa piano

col capo ingrottato nelle mani

e quel tuo volto vorrei

render lampione in questa via

tanto aspettandoti

sempre se verrai

 

L’uomo che diceva la verità e il popolo cattivo



C’era una volta in un piccolo paese
un magrolino che a braccia tese
andava a gridar la verità
in mezzo alla gente che andava di qua e di là.
Aveva la gambe tanto affamate
da non tenergli su le braghe,
qualcuno, infatti, rideva
di quel povero scemo che diceva
per gli incroci affolati
“Da nessun buon dio sarete salvati!
Non capite che l’uomo col cappello
vi vuole tutti senza cervello?!
ma quelli a denti stretti
per evitarlo, imboccavano i vialetti.
Ma lui, scemo com’era, continuava
e per la foga e il freddo, piangeva:
“Ascoltatemi, ch’è vero!
l’Industria e il fumo nero
c’ammazzano col cemento
ma se insieme portiamo il Vento
finalmente troveremo la Libertà!”
ma quelli continuavano per di qua e per di là.
Qualcuno gli gridava di star zitto
chè gli rovinava conversazione e vitto.
Finalmente arrivò la polizia
che con le botte azzittì quella sua fantasia
e quel disgraziato magrolino
morì di freddo in un angolino.
Da quel giorno nel paese
nessun altro più spese
altro inutile tempo
a parlar di quel bellissimo Vento.

Il Re si annoia



Il Re si annoia

Il Re si annoia
nel suo trono d’oro e pietre
affonda il grasso capo
nelle sudice mani
da giudice
quelle mani senza indici
ingrassate sotto i colpi
della lussuria.
Circondato da puttane
vecchie e laide,
per cui ogni uomo
provvisto di tasca
pesante è principe.
L’apatia circonda il regno.
Il popolo ha solo
medi davanti al balcone;
” bestie da tasse” pensa il Re
mentre la sua testa di tomba
affoga fra i fluidi del Lete
e le battute dell’ebete
giullare di corte
[infelice e raggrinzito]
sono luride paludi di parole
masticate e avariate dalle carie
come quelle di chi vende versi
per l’illusioria gloria di un momento.
Il Re prima non si annoiava;
prima un Poeta si era opposto
e come per gioco
l’hanno mutato
in un quadro di corde
dei boia,
perfetto tramonto
di un regno grottesco
disgustoso e ricco.



Una visione molesta

sempre

il mio cuore affannato

affascinato dalle Erinni

dell’orgoglio

E quella tua giovanile freschezza

oppressa dai

maleodoranti malesseri

come un masso nella valanga

cade nella follia l’animo

tuo

Furibondo allora colpisce

il pianto

lacerando le fila

intricate di perle

lasciando sfogliare

le vene sotto la pelle

Ah!

Tirannico è quell’indice

per il cuore

sanguinante sui fogli,

mentre l’eterna quiete

sovviene ed io seguo il suo

nero manto

avvolgerla.

immobile

Il Funerale



Quanto il dolore

per così leggera

renderla

non chiudetela,

non chiudetela!