L.33

 

Poesia Molecolare: Saturno Contro (luna)



E se fosse polver d’Astro

a far nascere in me

questo perenne

senso di disastro?

Àλέξειν



Scalpita il tempo
in singolari
spicchi di spazio in
cui flebili i fenomeni
assumon sembianze plastificate
e ravviva la
neve lunare
che vi spargi
eterea



Saturno vive e regna

sovrano

su quest’aria

di schiuma

e ci osserva,

attraverso gli occhi

di un cane

Splendide Maree



Un’anziana signora

una volta mi disse

che parlar di luna

è puerile,

eppure

se mai ho tremato

lei era li

a fissarmi.

 

Ché forse

di cose naturali

si abbisogna,

non di eroiche traversate,

di celeri scambi

di vuote parole

in amabili lingue;

parlar di vento,

se vi si è spinti

da sincera sensibilità,

non è mai banale.

 

Rami e foglie

vibrano,

tendono anch’essi

a un distillato

vuoto,

scabro singulto,

che di tempo in tempo

torna a tramortire,

mi porta ad altalenare,

come un mare,

svolto da sottili sbuffi ,

succube burattino

di splendide maree.



Quasi non ti riconoscevo,

ascoltami:

 

vorrei che stonassi

le mie note

 

che collidessi con me

 

e portassi via con te

lei

e tutta questa bellezza.



Noia,

esausta la malinconia

si nutre di te,

la mia sensibilità.



Ci siamo persi quasi tutto il calore

chiaro che ormai

parlare d’essere

è fuori discussione

Motivo



Sentii quel profumo

e d’improvviso lo scorrere,

che si da tempo era più lento

cambiò melodia

 

Il calore

certo non tornò

ma un perché

stavolta c’era

 

E curiosamente arrivasti tu

ti affacciasti dal tuo specchio di nuvole

e tornasti

con chissà quale rinato

motivo

 



Pare
nelle ombre
Il tuo sospiro
sentire,
fuggire le quadrature.
Ladra di silenzi,
non vedi che
l’abisso
tramonta
ormai per te?
E la realtà
inghiottita
par ribollir di rame

Chi?



Svegliatesi dal topore

ammisero

di non aver mai conosciuto menzogna

più grande del pane quotidiano.

Fu cosi che nacque la bellezza.



Vidi camminare a stento

su di un filo d’erba

mal asciugato dal sole,

danzando,

il folle.

Trovò mai altro

che il lume all’orizzonte

al di là,

nelle arterie

occluse dai nidi di ragno?

 

 

Meravigliose Note



Di voi la sincerità sempre apprezzai

ed ora imparo a chiamarla per nome

meravigliose note.

Abisso



Trema 

e lascia che il mondo 

dimentichi.

Esonda,

dalla goccia 

del suo vento.

Lasciami qui fermo

lascia ch’io marcisca,

che neanche il mondo inverdisca,

nemmeno una minima fiamma

a me, mobile salma.

Che differenza vuoi che faccia 

s’io parli o s’io taccia.

Portami una bisaccia 

un fresco vento in faccia.

Miraggio



Non riesci a fare a meno

di esalare il tuo profumo.

Sembra seguirmi

fin nelle industrie

ed ogni volta

è la men colta.

E nemmeno so

se dir mi piaccia

sia saggio

o se sia solo attesa

di un tuo miraggio.

Notti Stellate



Hai sempre saputo 

dove colpire

pur nell’imbrunire 

di quelle notti stellate.



C’è stato uno sparo

sembra mi si vogliano sostituire 

a volte accade che si faccian vivi

e d’un tratto sei tu quello di troppo.

Tu chi? È crollato l’edificio.

Non ti curar di lui, ti dici,

ne hai rimasto di cemento,

ma quanto? Che t’importa.

Attieniti ai veri piaceri:

scarta i tuoi regali.

Finirà ch’io e te



Finirà ch’io e te

passeggiando

nel vetro

per mille e più parole

capiremo.

Poi,

con null’altro che sabbia,

ancora una volta

ci scontreremo

e non ti consolerò:

non è mai stata,

né sarà,

una guerra lampo.

Giungeremo prima o poi al nulla;

di centomila

forse un rimarrà.

Violetto



Violetto,

quando vien a mancar lo slancio 

ed anche gli animi più indifferenti

si piegano

alla vista del divino.

E tutto par ridursi 

al solito stornello.



E va

contro la materialità

per chissà quali mondi

fra cunicoli della mente 

profondi.

In verità credo



In verità credo 

di non potermi saziare

del general inneggiare.

Forte è in me 

la voglia di capire,

lo sforzo di trovare,

il perché.

Oggi t’ho vista passare



Oggi ti ho vista passare,

il battello partire,

in clausola

un sorriso.

Numeri e Costellazioni



Vorrei poter far di te mia vittima

sì che in eterno io possa 

vedere la luna sorgere 

e sparire.

Al par di Zefiro rapirti,

di numeri costellarmi.

Il Vento



Ci elevammo

provando 

(a ottenere)

affetto 

per mani

inumane

Ed io 

a ricevere torbide lettere

flebile prole

dolce al pensiero

or povero or perito

Si è chiesta 

mai com’era la vita 

di un uomo 

che attende

attende serate

di note ingradite?

E così

come arrivò

se ne andò

il vento

Piena Estiva



Eccola:

sguardo d’affetto materno.

Di fatto non la comprendo,

né spero venga il tempo.

.   .   .   .   .   .   .   .   .   .   

Ch’io venga travolto

Consunto



Consunto.

Poi ch’avrai svelato 

le mille coloriture

accadrà che

fra i molti 

che pretesero di capire

ella coglierà

della peregrina

la meraviglia

In uno Scafandro



In uno scafandro

lungi dal brillare

per un piccolo oblò

la morte porta buone nuove

Parimenti ad un Sogno



Parimenti ad un sogno

s’avvolge la mia quiete

d’un aura

leggera

quando, dopo la sera

t’incontro

fra queste mille pagine

Un Migliaio di Gocce



Un migliaio di gocce
sparse
improvvisamente
smisero di scorrere,
ed io con loro:
forse il nulla
tornò al suo ruolo

Teresa



Spesso mi trovo a dovermi

condensare in piccoli

spicchi.

 

Ma sarò sincero

per l’odio che provo

a tenermi in contatto

col vero.

 

L’asprezza

per non esser riuscito

ad ottenere

quella limpidezza che

tu perseveri,

tersa,

tanto che ogni nervo si scioglie

brivido di foglie.

 

Le monde est pourri



Ti racconterò,

splendido marcio,

della terza volta

in cui,  in meno di

quattro moti suoi

mi son sentito

uscir dal baratro.

 

Giusto una boccata d’aria

ed ora

finalmente la vita

si mostra a me,

ancora.

 

Che disgusto.