L.46

 

18 marzo 2018



Dai vetri sporchi della finestra
vedo la strada bagnarsi
di pioggia primaverile, mossa
dal vento impetuoso che bussa
alle porte di casa mia.

Sulla parete il calendario
è fermo a Febbraio;
sulla lavagnetta, segnati a gesso,
i voli dello scorso anno per la Sicilia
e gli esami, quelli passati.

Non m’importa più annotare gli eventi,
gestire il tempo.
Guardo e vivo l’ora che il mio orologio
da polso
segna con impeccabile precisione. Strano,
non è neanche svizzero.

Riordino il mio spazio, la camera da letto,
ogni oggetto ha un suo posto,
segno di un ricordo.

Li riordino, i ricordi.

Vorrei, allo stesso modo, riordinare la mia vita ed il mio tempo.

Non ho mai smesso



Ho scritto per te
questa ed altre poesie.

 
Che strana è la fine.
Una calma quiescente
pronta a deflagrare
in fiumi di parole
e pile di pagine, piene
di questa e altre poesie

 
che scrivo per te.

Ho amato per te anche il dolore



Ho amato per te anche il dolore.
Soffro, mascherandomi
dietro sorrisi di convenienza
e domande di cortesia.

 
Mi nascondo
per non farti scorgere
il lato oscuro di me.

Banalità



Lontana
pungi la mia mente, mentre in silenzio,
ascolto il crepitio delle foglie sull’asfalto.

 
Lontana
bagni i miei occhi
e prosciughi la mia anima.

 
Ma il pianto,
è un ospite gradito
se piango per Te.

Limbo



È lecito desiderare la morte?

 
Dolore e rassegnazione,
apatia e silenzi.
Scompaiono d’un tratto
le forze vitali.

 
Solo una speranza,
sparire.

Silenzi



Quante parole nei silenzi.

 
“Quando pensi fai troppo rumore”
mi dicesti un giorno.

 
In quei mutismi
capii di amarti.

 
E adesso, negli stessi,
decido di dimenticarti.

Fotografia



Ti ho fotografata
per fermarti in eterno.

 
Cos’è la fotografia
se non l’immobilismo di un instante?

 

Frammenti di tempo,
le tue foto,
che si ricompongono in ricordi,

 

vividi in quegli scatti

ma lontani ormai nel tempo.

 

Vent’anni



Refrattario ad ogni sensazione
più nulla mi scalfisce.

 
Solo una sterile apatia
che mal celo
dietro sorrisi forzati.

 
Ed è come esser morto.