L.53

 

Ritardi



 

Viaggiamo su binari talmente lontani

su treni talmente diversi

che il mio regionale piano piano sfiorisce.

Ma non mi importa che tu

dal finestrino del tuo Freccia Rossa

capisca cosa provo io

seduto sul mio mondo

di cose andate,

in ritardo.

Perché quando proverai a prendermi,

io avrò gia, da tempo

cambiato strada

 

Allucinazione



Se ripenso ancora alla nostra casa in Grecia

che belli eravamo

a Ottobre in terrazza

con fuori la pioggia

a guardare il mare in burrasca

ma

non ricordo, a dire il vero

se avessimo preso l’aereo di Ottobre

o quello di Novembre

e nemmeno se fosse la nostra

di vita

 

Casa



L’ho vista davvero la vita

in quel maglione largo

vecchio stile blu

con gli elastici andati

e le maniche fatte su

che ho rubato a mio padre

quando volevo

diventare grande

Ciao Peter



Non so davvero

quando ho smesso

di cercar febbri che non avevo

per non andare a scuola

e quando ho iniziato

a non aver più nemmeno

il tempo

di cercar.

 

 

 

Lieve



Mi sono perso

in così tanti giri di parole

che non  ricordo più neanche dove volevo arrivare.

Ma poi ho visto i bambini correre dietro alle foglie che svolazzavano

e ho spento

vi giuro,

la testa

e sono andato in un posto bellissimo,

così bello

che non saprei dirvi,

dove sia.

 

Fondo



Dammi, tempo, lo slancio,

ma non in questo dolce baratro.

Sul fondo, un lume mi ha parlato di un cielo blu

là su

così vivo, nella speranza

mentre lei,  all’oscuro

di fianco a me,

capitolati in processione,

mitiga

i miei rimpianti

 

giro giro giro



Ti ho aspettato
talmente tanto
che alla fine
mi son perso
Io

Giugno



Ti guardo dormire
E mi sorridi, come se io avessi del cibo fra i denti.
Profumi di vernice fresca,
della staccionata bianca di mio nonno in campagna,
in quelle giornate di sole
quando avevi sempre le scarpe sporche di fango
e tornando a casa toglievi l’erba dai capelli.

Nightmare



Saremo sempre noi, contro di noi.

La sera.

Tramonti nostri e nostra alba.

Lo capimmo poi.

Una via ammiccante, nel buio.

Lei



Lei lo aveva salvato.
Lui l’aveva salvata tutta la vita. Ma lei questo non lo sapeva.
Erano loro, quei due sui quali avevano scritto mille storie.
Quelli che ogni volta si perdevano, e si ritrovavano, per poi smarrirsi.
Erano loro quei due amanti,
ormai adulti, che ancora si chiedevano perché crescere avesse voluto dir perdersi.
Lei, perla, ancora sul fondale.
Lui, spirito grande, come un’aquila.
Lei se n’era andata, con uno senza musica.
Lui era lontano, ma continuava suonare.
Erano loro, impetuosi, che come il mare non si sarebbero domati mai.
Erano loro, fragili, come i fiori cresciuti sul ciglio del buio d’una miniera.
Lei, chimera, profumo di casa.
Lui, aruspice, del nulla più bello.
Lei mi aveva salvato tutta la vita,
ma io questo non lo sapevo.

Gabbia



Dimmi quando
dove
E come
ed io, non ci sarò