L.53

 

Senza lattosio



 

Mi sono rotto il cazzo

dei selfie in bagno, che non vogliono dire nulla

delle cose troppo serie, che fin dei conti fan ridere

delle foto bellissime dei cornetti della Mulino Bianco, che poi fan cagare

dei bambini che davanti al telefono, non giocano più

dei boschi tagliati per fare autostrade che portano da nessuna parte

di quelli che non han voglia e si lamentano

della birra analcolica

dei remake dei miei cartoni animati preferiti

dei jeans stirati

della musica spagnola che sembra sempre felice

di quelli che si vantano

di quelli che non sanno di niente

di quelli che non ascoltano

di quelli che non pensano

di quelli che non stanno zitti

di quelli che non parlano mai, veramente

ma sopratutto

non si sa come

dei formaggi

senza lattosio

Ritardi



 

Viaggiamo su binari talmente lontani

su treni talmente diversi

che il mio regionale piano piano sfiorisce.

Ma non mi importa che tu

dal finestrino del tuo Freccia Rossa

capisca cosa provo io

seduto sul mio mondo

di cose andate,

in ritardo.

Perché quando proverai a prendermi,

io avrò gia, da tempo

cambiato strada

 

Nonostante



Devo aspettare,

ho tempo.

Così entro in un bar, di quelli vecchi anni 80.

Prendo un caffè.

Tuona musica da discoteca qui dentro,

ma io ho il piano in cuffia.

E allora le osservo

da separato

tutte queste persone che ridono

e non parlano mai di nulla

e si insultano

e sono felici, nonostante tutto

 

Vai pioggia



Ti sei mai seduto

su un prato con il bosco intorno

e il falò acceso

in una notte d’estate

quando doveva piovere

e invece

senza motivo

si vedeva la luna

 

Allucinazione



Se ripenso ancora alla nostra casa in Grecia

che belli eravamo

a Ottobre in terrazza

con fuori la pioggia

a guardare il mare in burrasca

ma

non ricordo, a dire il vero

se avessimo preso l’aereo di Ottobre

o quello di Novembre

e nemmeno se fosse la nostra

di vita

 

Casa



L’ho vista davvero la vita

in quel maglione largo

vecchio stile blu

con gli elastici andati

e le maniche fatte su

che ho rubato a mio padre

quando volevo

diventare grande

Ciao Peter



Non so davvero

quando ho smesso

di cercar febbri che non avevo

per non andare a scuola

e quando ho iniziato

a non aver più nemmeno

il tempo

di cercar.

 

 

 

Lieve



Mi sono perso

in così tanti giri di parole

che non  ricordo più neanche dove volevo arrivare.

Ma poi ho visto i bambini correre dietro alle foglie che svolazzavano

e ho spento

vi giuro,

la testa

e sono andato in un posto bellissimo,

così bello

che non saprei dirvi,

dove sia.

 

Fondo



Dammi, tempo, lo slancio,

ma non in questo dolce baratro.

Sul fondo, un lume mi ha parlato di un cielo blu

là su

così vivo, nella speranza

mentre lei,  all’oscuro

di fianco a me,

capitolati in processione,

mitiga

i miei rimpianti

 

giro giro giro



Ti ho aspettato
talmente tanto
che alla fine
mi son perso
Io

?



Non so davvero chi tu sia
Ma mi manchi già

Beauty



Ho visto persone girare il mondo in bicicletta, e altre andare tutte le sere nello stesso bar.
Ho visto notti brave in città e albe silenziose nei boschi.
Ho visto gente urlare in pubblico, e poi non cantare, sotto la doccia.
Ho visto acceleratori di particelle, e merendine incastrate, nei distributori.
Ho visto gay più uomini di etero con famiglie.
Ho visto ubriachi addormentarsi, e madri, aspettare i figli a casa.
Ho visto gelati con la panna, diventare felicità.
Ho visto bambini sul divano e astronauti su razzi spaziali.
Ho visto cani spegnersi con i propri padroni, e lupi solitari.
Ho visto uomini, e ho visto donne, rincorrersi per una vita intera, senza prendersi mai.
Ho visto torte al cioccolato non finite, e uova cadere a terra.
Ho visto camini sporci di fuliggine e l’orto di mio nonno.
Ho visto la neve cadere, a casa mia, la vigilia di natale.
Non venire a spiegarmi cosa sia la vita, perché io, non ne ho idea

Dove siamo



Raccontatelo a loro, chi per primo ha sparato il colpo.

Raccontatelo a chi piange i figli e le mogli e i mariti su una cassa di legno.

Se avete il coraggio di aprire la bocca,

ditelo davvero di chi è la colpa,

di uno o di tutti noi,

perché io non l’ho.

Abbiamo perso del mondo soltanto l’umanità,

e con essa tutti il resto.

Giugno



Ti guardo dormire
E mi sorridi, come se io avessi del cibo fra i denti.
Profumi di vernice fresca,
della staccionata bianca di mio nonno in campagna,
in quelle giornate di sole
quando avevi sempre le scarpe sporche di fango
e tornando a casa toglievi l’erba dai capelli.

Nightmare



Saremo sempre noi, contro di noi.

La sera.

Tramonti nostri e nostra alba.

Lo capimmo poi.

Una via ammiccante, nel buio.

Ma io questo, non lo sapevo



Lei lo aveva salvato.
Lui l’aveva salvata tutta la vita. Ma lei questo non lo sapeva.
Erano loro, quei due sui quali avevano scritto mille storie.
Quelli che ogni volta si perdevano, e si ritrovavano, per poi smarrirsi.
Erano loro quei due amanti,
ormai adulti, che ancora si chiedevano perché crescere avesse voluto dir perdersi.
Lei, perla, ancora sul fondale.
Lui, spirito grande, come un’aquila.
Lei se n’era andata, con uno senza musica.
Lui era lontano, ma continuava suonare.
Erano loro, impetuosi, che come il mare non si sarebbero domati mai.
Erano loro, fragili, come i fiori cresciuti sul ciglio del buio d’una miniera.
Lei, chimera, profumo di casa.
Lui, aruspice, del nulla più bello.
Lei mi aveva salvato tutta la vita,
ma io questo non lo sapevo.

Gabbia



Dimmi quando
dove
E come
ed io, non ci sarò