L.57

 

S.A.L.T.



io

Sussurro spegnendo sensazioni semplici

- sono salvo se scrivo sottili sentenze?-

lei

Ancora abituata ad ammaliare,

abile ad abbandonarsi ad amare attenzioni

intanto

La luna lontana langue, le lacrime

lente lacerano le labbra laddove

niente

Tace tranne te, tragico tabù, tra

tante tenerezze tu, tu tornarai

Parallele



Chissà perché

ci incontriamo sempre

nelle calde giornate invernali

nelle fredde mattine estive

in solitaria compagnia

in affollati silenzi

come giovani anziani

come sinceri impostori

tutto questo

per colpa della nostra

coraggiosa timidezza.

Secondo messaggio a N.



I

Voglio implorare

l’acqua salmastra

di non divorare con la sua

saliva i tuoi pensieri

che hai affidato ingenua

a una fiaschetta

dal collo incrinato.

II

Ti accontenti di poco,

basta una zattera per

attraversare l’oceano

dell’esistenza.

Basta un ombrello per

proteggerti dalle intemperie

delle male lingue.

Basta un’olla di cristallo per

far conoscere i tuoi

sogni.

III

Niente chiedo e spero tutto.

I tuoi occhi sopra i miei

le mie mani tra le tue

i due corpi stretti assieme

come due rose intrecciate.

Primo messaggio a N.



I

Correnti gemelle, scontrose sorelle,

da ponente a levante

giocano ingrate con i nostri

destini.

Tremolanti fiammelle tra burrascose procelle,

dalle Alpi al finis terrae

assistono implacabili alla nostra

indifferenza.

Dolci novelle d’amorevoli favelle

di questo mare ciarliero

giungono in una vecchia

bottiglia.

II

Parole senza un suono

Suono senza una bocca

Bocca senza un volto

Volto senza un nome

III

Possiamo imparare più da chi

non conosciamo,

poco da chi sa tutto di noi.

Aspetto il tuo messaggio in bottiglia,

da te, che non mi conosci abbastanza.

Tremo. Vivo. Piango.



Alle labbra appassite

e ai capelli burrascosi,

al terrore di un avvento

e al calore di un addio

tremo.

 

Per quel tuo vestito dorato

per il sorriso che indossi stasera,

per il paziente tacere

per l’imperdonabile sussurrare

vivo.

 

I tuoi passi sulla ghiaia

la pace dell’acropoli,

la villa sul golfo di ferro

le chiacchiere di un’estate antica

piango.

Due naufraghi



Tutte quelle lacrime lasciale scorrere

se ti pesano dentro poi non riesci a correre

e i tristi ritagli che metti da parte

bruciarli non è un crimine, credimi, è un’arte.

 

Sei sola lì sul palco, lo spettacolo è finito

continui a recitare il ruolo che ti ha garantito

la vita che speravi e che adesso si è sciolta.

Non piangi e mi baci ancora una volta.

 

Quello che ti dico, quello che ho imparato

non puoi scordarti niente di ciò che è ormai passato.

Non abbandonarti alla confusione che hai in testa

due naufraghi

hanno tutto in comune in mezzo alla tempesta.

Omelia



Scrissi verità più dolci

di quelle elargite

nella messa

quotidiana

perché

nella distorta

terra degli ubriachi

baciare le anfore col tempo

rende generosamente più normali

tutte le cose.