L.57

 



C’è chi ti porge un fiore e ti disprezza

chi ti promette guerra e ti accarezza,

c’è chi ti fa da padre e ti consola

e t’ama come un padre la figliola.

 

Ma tu che un padre buono non l’hai avuto

l’amore per un padre hai taciuto

e il tempo che del mondo è padre e morte

a più d’un padre chiuse le tue porte.

 

Guardami adesso e dimmi che non vedi

negli occhi miei qualcosa in cui non credi

e che da me, d’un padre mai all’altezza,

avrai amore, fiori e una carezza.

Requiem



Persi nei cieli tersi

avidi di raggi aridi,

sole e tristi parole

addormentate, non dimenticate.

 

Ricordi, rumori sordi,

vuote e fredde note

tornano e in testa rimbombano

preghiere non più veritiere.

 

Carezze, prima certezze,

ora una tetra dimora

loquace che non da pace

neanche a queste rime stanche.

Grullo!



Il mio cuore gronda colla

che a grappoli s’aggruma

e ingrato al gregge grida

- vi ringrazio, ma non m’aggrada. -

 

- Gracchiare d’ogni agra cosa

o quella gracile ingrandire – dice

- mi grava come grandine sul grano,

come un gracidio sul greto gremito. -

 

- Gratto le grigie grate delle mie prigioni:

un grottesco groviglio di graffi.

“Grullo!” dite voi, io dico “grazia!”

poiché di aggressività sono parco, non di grinta. -

 

- Al tuo grembo, adorno di gramigna,

pellegrino migro e lì segregato sgretolo

ogni segreto, ogni lagrima. – Tace.

Grullo sì, magro, pigro forse, ma grande.

Evanescenza



Bianche vele solcano un plumbeo mare.

Vento da est,

scogli a ovest,

che minacciano nascosti il loro vagare.

 

Perdono il controllo, non la ragione.

S’infrangono sul mondo,

lo abbracciano,

ma sono ancora libere, non in prigione.

 

Brandelli, si salutano e spariscono.

Calano,

ascendono,

chissà poi se si riconoscono.



La mia vita è matematica:

non ricordo le regole,

non mi riesce la pratica.



Sorpreso

il mio volto sarebbe

se nell’occhio tuo il riflesso

di quella rosa

che bella ti donai

che triste adesso è

scorgesse.

 

Oppressa

tu speravi

sorpresa

di scoprirti

in quel riflesso

in quella rosa

che bella avevi nascosto

che triste hai ritrovato

stasera.

 

Che cosa provi?

S.A.L.T.



io

Sussurro spegnendo sensazioni semplici

- sono salvo se scrivo sottili sentenze?-

lei

Ancora abituata ad ammaliare,

abile ad abbandonarsi ad amare attenzioni

intanto

La luna lontana langue, le lacrime

lente lacerano le labbra laddove

niente

Tace tranne te, tragico tabù, tra

tante tenerezze tu, tu tornarai

Omelia



Scrissi verità più dolci

di quelle elargite

nella messa

quotidiana

perché

nella distorta

terra degli ubriachi

baciare le anfore col tempo

rende generosamente più normali

tutte le cose.