L.63

 

Lei è la mia Ištar



Se vuoi, viandante, sapere cos’era la nostra sostanza
cerca nei segreti dei bassorilievi di Karnak
e nelle equazioni della tecnica scienza. Avanza
nel tempo e nel silenzio assoluti del Sahara:
immergiti in sorgenti termali selvagge.
Della prima gemma della primavera chiedi al coraggio
e all’ostinazione dell’ultima foglia dell’autunno:
semi della forza del ritorno.

Vivi di estatica scomodità. Lei è la mia Ištar.
Guarda ad Ares e Afrodite ed Armonia loro figlia,
Ma anche e di più a Dino e Sibilla.
Guarda e pensa che non furon soli
nel loro folle furioso fortunale.



Basta essere prostitute o gigolò
di sé, vendersi in un gioco di parti
un uso gastronomico degli altri
un triste turbine di aspettative,
militanti delle proprie menzogne.
Un grand’uomo mi disse una volta
non giudicate e non sarete giudicati,
ascoltate borghesi d’occidente.
Rifletti, lo sai, almeno una volta
hai valutato gli altri esistenti
solo per un tuo profitto: il male
nostro più grande è il valutare
lo spirito dimenticandone la
tua infinitezza. Io abbraccio te,
chiunque abitatore del mondo,
camminiamo sottobraccio cogl’ Io,
nostri tesori inestimabili,
amorevoli rivolti l’uno all’altro.
Voi tutti siete il mio fine.
Non portiamo qualcosa di valore
mai da scambiare: condividiamo
il valore stesso, noi.

Pioggia d’estate



in ogni momento gocce a terra;
gli spenti pensieri miei a te.



Ho visto i tuoi capelli
venirmi incontro per
la via di casa
un vecchio cane
e la cassetta delle lettere
sempre vuota

Uno sguardo



Il rauco belato di un sassofono
suonato a caso notte e giorno
mi riempie le orecchie
e senza accorgermene
mi scopro a trascinarmi
per stazioni sudicie di miseria
indossando cenci sempre diversi
a coprire il solito spettacolo
di marionette balbettanti.
E su questa scena sono dio:
mi faccio dono della speranza
in degli occhi che mi salvino.

 

Le ore degli uomini



Piangere tantissimo
e ridere altrettanto.
Amare soprattutto
e con ogni fibra del mio corpo
essere amati
ed in questo tutte le cose
ch’ho fatto.

E che importa adesso
del tempo che rimane?
Lasciatele pure passare
queste ore degli uomini,
al tempo non importa
di numeri o nomi.
Il tempo non passa:
era tutto lì, in quegl’istanti.
A questo punto, direi,
potrei anche andarmene
felice.

 



Vuoi essere felice ma non con me.
Felice. Vano combattere allora
sgomberate ora questo trincerame
abbandonate ciò che appena affiora
di quel che è stato su questo campo.

Accogliete quei che han avuto scampo.
Suonate bronzi a lutto pei guerrieri
caduti nell’urto. Slegate il pianto
e pregate forte, ché i pensieri
vostri fingano che il fu non è per niente.

Anzi, che sia silenzio dolente
in questo cimitero di intenzioni
senz’animo, stremato finalmente.
Calma su queste intime postazioni
dove più nulla c’è da difendere.

E i defunti lasciateli giacere
scarni lì in terra ove son caduti:
non hanno mai voluto commuovere.
Unico era il movente dei perduti,
e la loro anima è là riposta,

di codesta compagine scomposta,
nata male e sbagliata ed incompresa
di cui sta solo l’eco nascosta
del lor spirto speso per l’impresa:
amare ed essere amati.



Noi più volte incontrati,
abbiamo sbagliato ogni volta tutto:
è il nostro continuare a crederci
la forma d’amore più bella.

Amare è un atto di fede.

Quanto si è strani?



Quanto si è strani?
senza te tossico amor mio
con questi dolori abissali:
mi perdo sul fondo
li accolgo piangendo
si uccidono da soli
e mi scopro nuovo.

Cammino per strada di sera
immerso in percorsi introversi.
Un centinaio di universi
mi scorrono accanto.
Torno a casa stanco
e felice.

Un cielo vuoto



Datemi un cielo vuoto
vi prego
al di là del bene e del male
della gaia scienza
e contro il metodo.
Fenomenologia di uno spirito
che non c’è,
acritico di ragioni pure
ed impure
sopra di noi
bestie trionfanti.
Datemi un cielo vuoto
sì, vuoto come sono
eppure pieno
essere e nulla.

La sconfitta del sentire



Eppure certe volte il dolore è troppo grande
e la corda che mi tiene insieme si spezza
e con lei la realtà tutta
e precipito, precipito in un abisso infinito e buio

Smetto allora di cercare,
cercare risposte a domande
che andrebbero cercate meglio

e vivo la mia non morte
o muoio della mia non vita
che comunque non so
o di cui non so parlare
e pensare

il sentire abbandona le sue postazioni
in questa guerra dei poveri
in questo mondo di vinti
e mi perdo anch’io.

Le lezioni degli uomini



Cristo! Niente vale
un tuo sguardo
niente valgono
tutte le cose
se non te
e non c’è domani
se non in te.

Le lezioni degli uomini
non sono niente
in confronto a quello
che imparo toccandoti

si vive
solo
vivendoti.

Sono qui bevo vino



Sono qui bevo vino
e ti penso,
ascolto la tua voce
e ti sento.

Ogni cosa parla di te,
come se in ogni cosa
fosse scritto con un inchiostro
invisibile agli occhi
ma chiarissimo all’anima
ogni cosa di te.

Ed il suono che
sento quando non
sei qui con me è
una voce che mi rassicura
lei c’è

e l’aria gelida
sono i tuoi occhi
limpidi per nessuno
se non per me.
Nell’armonia dell’universo
siamo due corde che suonano insieme.

E così in tutto l’essere
siamo presenti
è un cercarsi
e trovarsi.

Si può capire tutto di noi stessi
fumando una sigaretta
nel suo piacere effimero
eppure innegabile e reale.
Disperdersi nel mondo ed essere nel mondo.

Così come noi
siamo dispersi
eppure insieme.