L.65

 

Ventaglio



Un portone

Mi avvolge come suolo

Mi sotterra, mi sottrae

E mi costringe a te.

Immobilizzato

Quasi inerte

Senza spazio né tempo

Ma solo un ventaglio,

Bianco gingillo

Senza certezza né altezza,

Mi guida fermo.

Tappeto Persiano



Cadono giorni come pioggia

Ed è come se lasciassero

Di un sogno un assaggio;

un presentimento di fresco.

La nuova alba lentamente

Ci scopre dal sonno e così ci lascia

Svuotati del senso.

Smarriti in un candido bosco

E nella languida notte

Che ci lascia leggeri e assuefatti.

Smarriti in un immenso

Labirinto dalle pareti purpuree

Ed è come se vivessi

In un tappeto persiano

Nei suoi ornamenti confinato.

Cadono giorni come pioggia

Ed è come se lasciassero

La soluzione a questo gioco

Presuntuosi di un’alba

Sempre più smagliante.

Principe Senza Regno



Principessa del mio regno
Contemplo le tue perle
Invaso vengo da profumi d’Oriente;
diamanti di lava incandescente
ornano il tuo corpo
Loto d’Egitto mi risvegli dal letargo.
La mia criniera lucente brilla
Tra i tuoi domini in cui
Lento mi aggiro e le mie spalle
Dal sole di argento e oro verniciate
Ondeggiano nella mia schiena
Descrivendo i sinuosi movimenti
Delle mie scapole di cristallo.
Sono Principe senza regno
Di valli desolate dove vivono
Fiori marini e sogni senza tempo.
Principessa di isole lontane
Attrice di commedie senza fine,
danzi sul mondo e sui tavoli
del mio banchetto allestito per i cani.

Nausica



Giunsi nelle spiagge adriatiche

Nella terra della sabbia e l’asfalto.

Giunsi nella terra di nessuno

Affetto dal male dell’amore.

Giunsi nel paese straniero

Lontano dall’amico sorriso.

Nella terra galante del vate poeta

Accorsi come terra nera vagante

Nelle tue mani mi mossi.

Esiliato nel finto palazzo

Tra gracili mura strafatto

Un coniglio mi solletica l’olfatto.

Rido di ciò! Ah!

Dimenticavo della Regina del Miele,

del sole e delle fate…

lei che sola vive in me

nella Regione Antartica appisolata.

Scavalcammo un tempo i muretti d’argento.

Ogni tanto ti vengo a cercare

E nell’ombre, nelle macerie

Ti scorgo di spalle, negl’inferi

Ti vedo

Non negarmi lo sguardo,

o danzante Nausica.

Gotico Veleno



Una tempesta di sogni sta
armandosi contro di noi,
piovono sulle nostre teste
stelle come dardi fumanti
da un ignoto guerriero gotico
di armatura brillante nella notte,
intrecciata da verdi fili speranzosi,
Cocyto refrigera i nostri piedi
e l’acqua sua dei nostri nomi
sprezzante scorre inesorabile.
Scie purpuree disegnano
nella volta celeste smaglianti
immagini consacranti la visione
nostra del sogno. Il gigante
e la sua ombra ci incatenano
alla terra germogliante sotto
questo strato di cemento.
Innalziamo, ora! gli occhi
verso il cielo oscuro
ombreggiato da demoniache
nuvole di perimetro infuocato.
Piovono dardi e suoni lacerano
la mia testa, atterrano infuocati
sul mio cranio e lentamente
penetrano nel mio cervello
scorrono le mie vene e infine
approdano alle mie viscere.
I passi del guerriero animano
ed orchestrano il mio cuore.
Sta ozioso, nel suo
angolo più remoto,
nascosto da tutti e da te
anche, che sempre lo ritrovi.
Sta silenzioso armandosi
su di una roccia lustrando,
ansimando, una vecchia
ma sempre viva armatura.
Una tempesta di sogni sta
armandosi contro di noi,
piovono sulle nostre teste
stelle come dardi infuocati
da un antico guerriero;
o amici preparate i cavalli.