L.84

 

Coscienza d’autosentenza



I pensieri che gli altri non sanno
vanno
taciuti
temuti
distrutti

Quel poco che riesci a serbare per te
lo devi
proteggere
elevare
a coscienza

Ciò che mostri
è la mera apparenza;
di quello che sei
devi farne caverna
inaccessibile
dimora
caserma
tribunale d’ultima sentenza
senza avvocato
senza difesa
senza la stampa

A porte chiuse.

Nudità impossibile



Questo corpo che ci contiene
ci odia.
E’ per questo che vaghiamo
con la mente.
Un riflesso, un’autodifesa
faremmo marcire
volentieri
ogni centimetro
di questa carne.
E teniamo invece
questo fantoccio;
lo teniamo stretto
con le dita violacee
incapaci di fidarci
dello spirito, del cielo.
Arranchiamo monchi
un peso inutile
eppure il più comune
più dei rimorsi
più dei pensieri interrotti
più dei desideri espressi al momento
sbagliato
più di quella carezza
inopportuna che tutti
prima o poi
hanno tenuto per sé, più della
consapevolezza.
La consapevolezza.
Di esserci, ma solo per caso.
Per azzardo.
Quanto può pesare tutto questo?

Non più del mantello
di bruttezza
di cui siamo sempre
vestiti.

Proiezioni



Non ci sarebbe
nulla di male
a tenerti per sempre
sul mio petto
a farti respirare
la mia pelle,
a far morire
di stanchezza
le mie braccia
tese di paura,
madide,
inadeguate
al tuo gracile corpo