L.85

 



Mi manca

quello che ho,

perché non è più mio.

Conosco bene

ciò che non mi appartiene,

che prepotente m’invade

in ogni sussulto corporale.

 

E nel possesso

delle mie non-proprietà

mi sento cripticamente IO.

 

Così nelle incomprensioni

di queste mie mancanze

mi ritrovo seduto

su una pila di già letti quotidiani,

tra visi e vini;

ignorato e ignoto

risulta il cammino

per sdrucciolevoli sogni

dove cadendo

si sbucciano le ginocchia

su sassi, grigi, di avvenire.



Io volevo scriverti

sul corpo

poesie,

ma m’è venuto

solo

amore.

Romanticismo



Come nei ritratti

delle nobildonne

di metà settecento,

tu sei un sorriso

che è andato,

ormai.

 

Distesa



Distesa alla sera

liberavi i pori,

sudavi amori.

Non sarò mai un poeta

un musicista

un pittore;

essendo in grado

di conoscere il mio nome

come unica morale

che riecheggia solo

in mente mia.

E capisti questa finzione,

quando non eri impegnata,

con la malinconia

nelle vene arteriose,

ad alimentare le tue maledizioni.

Dannati narcisisti io e te,

arroganti nell’amare solo

”quelli come noi”

che in fondo non siamo.

Le tue fantasie da donna adulta,

le mie frasi

da antologia,

per vederti esondare gli occhi,

e tu

prosciugare i miei.



Bicchiere poggiato
su un piano inclinato e
io incline
a sfiorare il tuo labbro
inferiore.

Vorrei conoscerti,
magari in maggio
alle diciotto di sera
che il vento è come seta
mentre il sole timido
va via.

Ma di amarti
perdonami,
non avrò il coraggio;
e credimi se ti dico
che ne sarai felice
poiché scriverò,
forse troppo,
di te.

Lampo



Caldo e silenzio,
le finestre serrate.
M’illudo d’autunno,
è temporale d’estate.