L.87

 

Roma-amoR



Al tramonto mi affaccio alla finestra per guardare gli ultimi raggi di sole che illuminano i vetri sporchi di questa periferia romana, ché da questo punto i palazzi mi sembrano quelli di Copenaghen.

 

Di tutto ciò che compone questa città

perversa, spietata, irrequieta, viziata, indifferente, avvelenata,

dello sporco dei sanpietrini e

del bianco accecante di Vittorio Emanuele II,

dei chilometri percorsi su e giù dall’Italia per arrivare qui

[e trovare cosa…?

delle birrette al Colosseo,

del vento tra i capelli in quelle piazze troppo grandi,

di tutto l’alcool e le sigarette a tarda notte a San Lorenzo

[o nel primo mattino,

non ti dirò mai

che ciò che mi ha davvero rubato il cuore

sei tu.

 

[non sai nemmeno

quanto amo la Danimarca…



Mi chiedo se tu mai mi pensi casualmente,

ad esempio mentre sali le scale per rientrare in casa.

Io ti penso a ogni gradino:

piede destro, la consistenza dei tuoi capelli tra le mie dita,

piede sinistro, la macchiolina che hai in un’iride,

piede destro, il neo che hai sotto il mento,

piede sinistro, il tuo profumo,

piede destro, i tuoi occhi,

passo in avanti,

altro passo in avanti,

chiave di casa in mano, chiave di casa nella toppa,

chiave di casa che gira nella serratura e

desiderio irrazionale e totalmente irrealizzabile che una volta aperta la porta ci sia il tuo sorriso,

dietro,

ad aspettarmi.

A mio padre



Vorrei pensare all’eternità

e sapere che fare.

 

Quando imparerò a galleggiare

con le mie realtà?