L.87

 



Se soltanto sussurrando soave scivolassi silenziosa sotto setosi sudari
forse farfuglierei frasi focose fintanto
che, cedendo con coscienziosità critica
alle ardite adulazioni animalesche,
vivremmo varie voraci vicissitudini
ed esploreremmo eternamente
la Luce lacerante, la leggiadra Libertà.

[infine, incorreggibilmente illudendomi,
morirei.

Endlessly



Con tutte le parole che non ti ho detto,
ho scritto lettere che non ti ho mai dato;
ci tappezzo pareti in mogano
per rileggerle nell’oltretomba.

Eloì, Eloì, lama sabactàni?



Un letto di aghi di pino,
caldo afoso e tanto vino,
cipressi e colline.
Mani lente che si muovono inconsciamente,
un centimetro più a destra, uno più in basso,
sempre più giù più giù
più giù.
Un’esitazione durata un battito,
la punta di un polpastrello che sfiora un fiocchetto di seta,
pochi istanti più distante dall’incavo della coscia,
ora, ora,
qui e adesso te ne prego,
prolunga per l’eternità questo momento e
dischiudi la tua anima ancora un poco,
quel tanto che basta perché io possa
– non mi interessa di chi passa –
di chi vede, di chi sente,
ti supplico, abbi pietà di me,
ora, ora,
ORA!

Infine, un grido mi sale alle labbra:
“Eloì, Eloì, lama sabactàni?”

Roma-amoR



Al tramonto mi affaccio alla finestra per guardare gli ultimi raggi di sole che illuminano i vetri sporchi di questa periferia romana, ché da questo punto i palazzi mi sembrano quelli di Copenaghen.

Di tutto ciò che compone questa città
perversa, spietata, irrequieta, viziata, indifferente, avvelenata,
dello sporco dei sanpietrini e
del bianco accecante di Vittorio Emanuele II,
dei chilometri percorsi su e giù dall’Italia per arrivare qui
[e trovare cosa…?
delle birrette al Colosseo,
del vento tra i capelli in quelle piazze troppo grandi,
di tutto l’alcool e le sigarette a tarda notte a San Lorenzo
[o nel primo mattino,
non ti dirò mai
che ciò che mi ha davvero rubato il cuore
sei tu.

[non sai nemmeno
quanto amo la Danimarca…



Mi chiedo se tu mai mi pensi casualmente,
ad esempio mentre sali le scale per rientrare in casa.
Io ti penso a ogni gradino:
piede destro, la consistenza dei tuoi capelli tra le mie dita,
piede sinistro, la macchiolina che hai in un’iride,
piede destro, il neo che hai sotto il mento,
piede sinistro, il tuo profumo,
piede destro, i tuoi occhi,
passo in avanti,
altro passo in avanti,
chiave di casa in mano, chiave di casa nella toppa,
chiave di casa che gira nella serratura e
desiderio irrazionale e totalmente irrealizzabile che una volta aperta la porta ci sia il tuo sorriso,
dietro,
ad aspettarmi.

A mio padre



Vorrei pensare all’eternità

e sapere che fare.

 

Quando imparerò a galleggiare

con le mie realtà?