L.97

 

I navigatori



con te abito
un mondo
metaempirico

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bacio l’ultima sigaretta
mentre lui ti accarezza il viso
aldilà del mediterraneo
bacino delle lacrime inesplose
mai scoppiate
un po’ come
certi baci
di certo non questo
non questo che sto donando
all’ultima sigaretta
di certo non come
quelli che ti sta dando
sulla schiena
butta nel preservativo
i figli del patriarcato
la mia caverna accoglie
solo oceani in tempesta
e questa burrascosa testa
non si sa addormentare
senza un dolce
tremante
agitato
dondolare
negli angoli
tra il tuo collo
e le spalle
amaca
limbo
di questo
inutile sognare



mi manchi
e sei come l’edera
che cresce impetuosa
su questo mio malessere
essere male
essere difetto
la rotella rotta
di una catena di montaggio
cosa ne penseranno i tuoi
di questa lotta contro il vento
cosa ne penseranno i miei
di questo smarrimento

che entrarti negli occhi
è un giudizio fatto a priori
e li guardo sempre
i nostri sguardi
che queste onde di marea
fan tremare i santi
e le bestemmie
delle mie labbra
inondano i deserti
dei nostri cuori stanchi
di questo sangue inquieto
a trovare nuovi vicoli
nuovi buchi dove infiltrarsi

e che spesso mi perdo
a guardare la luna
che mi ricorda un po’ la mia disinterezza
e un po’ il tuo piercing
labbra di acciaio chirurgico

e prego
per poter bruciare ancora
e sogno
lo stesso sogno
ogni sera

e la sacralità
di questo accordo rotto
è sulla mia pelle
fedele preghiera



i giorni in cui non ci sei
li cancellerei

nei giorni in cui non ci sei
mi cancellerei



E Dio creò il mare,
e vi pose dentro tutta la bellezza,
e la musica delle onde
a raccontarla.



non ci sei
il tempo la gomma
impastata nella vetrina
di una pasticceria

I stare
eyes wide open
dreaming
in the soft
and gluey
wires



ho disegnato
una cosa
per te

sei in macchina
seduta
e sorridi
nel vuoto
alla mia
buonanotte

cullami
senza te
i miei sogni
sono il posto
più freddo

la vita
insieme a te
è il film più bello
che abbia mai
vissuto

scriviamolo
a quattro mani

assenza



nei giorni in cui
non ci sei
nemmeno un po’
io muoio
più di quanto
voglio

rivelati

la tua assenza
non è credibile
nemmeno un po’
nel mio cuore
di carta pesta
hai modellato
la parola “resta
ancora
un po’”

per le ultime quarantott’ore



una
sigaretta dopo l’altra
mi sento un pò più
simile a te
un pò meno
non simile a
me

per compagnia
il respiro affannoso
le occhiaie
i postumi della rivolta

l’attesa della rivoluzione
lo so
sono sempre stata
un’attivista
in amore

voglio sentirti sulla pelle
il brivido
della ribellione
soffiami sugli occhi
mangia il mio cuore

nelle notti senza te
io so
parlar d’amore



ho messo la felpa sulla maglietta
stanotte farà freddo senza di te



non ti chiedo
di posarti
sul mio seno
per sempre
solo fino a quando
non finisco di contarti
i capelli



guardo il libro
e sono
altrove
i caratteri a geroglifici
rimandano a realtà lontane
per la prima volta
non mi manca quel mondo
sono grata al ricordo
s’è sciolta la mielina
della mia nostalgica psiche
non ti rivoglio
nella luce di un tramonto artificiale
non avrebbe senso
continuare a desiderare
ciò che non può riaccadere
e così guardo il vento
in questo mattino dall’aria lieve
cullante

sento il sole accarezzare
le foglie
penso all’esplosione che può
provocare
una carezza chimica
la sua luce le tocca ed esplode
la vita

salvarti



cos’è che
mi trascina
per i capillari
verso di te?

sarà forse
l’idea di
proporti un’alternativa
di un mondo migliore?

più reale
più giusto
dove non ci sia bisogno di
sbiancare e
dormire
e prendere voli vari
e sbrattare
le seguenti ventiquattr’ore?

sarà forse
la convinzione che
si può vivere
e drogarsi
di endorfine
ed essere
il proprio
spacciatore?

sarà forse
l’inspiegabile fiducia
nella psiche
che non perdo mai
se non di vista?

sarà forse
il vento
il mare
d’inverno
e la pioggia
cadente
a fare
giochi di colore?

i libri
la musica
viaggiare
scrivere
versi di polvere
tra i pixel
e trasformare
l’elettricità diffusa in
chiarore?

sarà forse il mio cuore
che lui non pensa
proprio mai
e fa ciò che gli pare
e taglia i fili
del razionale?

ma forse è che
io non lo so cos’è
che mi trascina
per i capillari
verso di te



ormai
ora o
mai

esistono tempi
templi
fatti di
cunicoli

stretti
sono fatti per
soffocare
sono l’acqua
nel formicaio

in questi duri temp(l)i
adesso io so
naufragare

lontano dalle maree
si riposa stanco
l’agitato mare



ci siamo io e te
aggrappate ai residui bellici
un patto svelato
le braccia aperte
davanti il dissenso
del superio
il rumore di fondo
di questo dondolare
tra un respiro
e un ritratto
nelle labbra
il cuore

te ne sei andato



te ne sei andato
ho sfogliato
le pagine
della tua mente
spezzettata
in cinquanta righe
di un universo imprigionato
in A4

non ci sei
e come
la cosa più naturale
e strana
del mondo
ti riscopro

umano
debole
fragile
frantumato
scisso
equilibrista
nell’equilibrismo
delle tue galere

e adesso che
non ci sei più
sei altrove
volato
sei cenere
ma non sul mio cuore
ti riscopro

lontano
vicino
come l’ombra
dell’antenna sulla finestra
un mostro che esisteva
solo
e soltanto
nella mia testa

il tuo pensiero



Il tuo pensiero mi indebolisce i nervi
non so cosa sia
che mi spinge
a buttarmi in trincea
e poi a
stendermici dentro
senza forze
distrutta
nell’anima

il tuo pensiero mi fa tremare il cuore
abbassare le difese immunitarie
e sentire solletico allo stomaco
e al basso ventre

e come le falene
non riescono a
non essere attratte
dalla luce
pagano al prezzo caro
della vita
la loro passione

così io
guardo i tuoi occhi
dolci
intensi
e cado
al suolo
una statua
di pietra
folgorata
dalla potenza
di medusa

i tuoi occhi cantano
occhi nocciola
canto di sirena
e io legata
dai miei se
e dai miei ma
mi dimeno

perdo le forze
ma resisto
mi slego

poi mi getto in mare e
dolcemente
affogo
nelle tue
maree spirituali



quando i nostri desideri
si realizzano
ci lasciano sempre
spiazzati.
quand’ è che
abbiamo smesso di credere
che ciò che sogniamo
si può realizzare?

abbiamo sofferto tanto
per alcune delusioni
da anestetizzarci il cuore e
tenerlo in gabbia
toracica.



adesso che il cielo è solo sereno
ho la pelle arida
non vorrei quella pioggia indietro
semmai un innocente e nuovo
arcobaleno



e ti prego credimi
amore
e scusa
se non cambio
ma io davvero ci provo
è che proprio non ci riesco
a scordarmi di te



fa attenzione ai muri che costruisco
parlano



io e te
ci perdiamo nei vicoli
convinte di trovarci dietro l’angolo
tra le dita il filo
del nostro amore minotauro



una ruota panoramica
le mie radici lontane
le vertigini

sto qui
in hangover di sentimenti
a guardarti
a guardarmi
vivere

così che
quando parti
posso guardarti
vivere
posso guardarmi
morire
già
un pò