M.07

 



L’altrui reciproca attenzione

è come sale

su ferita aperta

anche solo un pizzico

è quanto basta

a tra trasbordare.

NemicAmica



Ricordo la prima volta
si è presentata che
ero ancor piccina
Non è venuta
per portarmi via
ma per mettermi
l’uggia addosso
Raramente
mi lascia in pace
perché ogni giorno
pretende una parte
per farne ciò che vuole
e quanto vuole
poi – così come l’ha presa -
me la restituisce
Son stanca già da un pezzo
di queste sue pretese
eppure sembra che
di viver insieme
vita intera
sia il fatto suo
Quando a volte
me ne frego che ci sia
esagera con colpi e
dispetti di ogni sorta
così l’uggia aumenta
fino a darmi la luna storta
e far desiderare
- come nelle filastrocche -
che il mondo caschi
ma tutto addosso a me
per spaventarla
di modo che fugga via.



Mi hai trafitto da parte a parte

l’hai fatto con un sol colpo

il giorno che hai spezzato

l’intesa che credevo arte.



Ingannata dalle tue parvenze

avevo scelto Te

come cielo notturno

nel quale brillare.

In breve tempo però

hai stillato ogni mia luce

e ho scoperto che

non eri rassicurante

angolo di cielo

né premuroso

abbraccio della notte,

solo buio in scatola chiusa

e Io cadente stella

ormai spenta.



Cosa vuol dire che

non mi vedi tutta

se ti sono seduta dinanzi

che metto a nudo

i miei pensieri

e ti racconto

delle mie paure

per condividere

il mio passato e

costruire un presente

mentre tu

giaci assente

anche quando ci sei?



Vorrei vivere

con la testa in una nuvola

dove i pensieri sono vapore

e le preoccupazioni gocce,

destinate a cadere altrove.

Non sto bene in nessun posto

eppure ogni luogo è mio

e sebbene cambi spesso forma

sono sempre mia essenza

e pur facendo parte

di uno sconfinato cielo

son sola in questo percorrere il mondo

e sola resterò

finché arriverà  il momento

di dissolversi.

Allora che nuvola sia

il mio destino,

perché non sempre

grigie e tristi

si presentano al mio cospetto

e quelle che preferisco

sono primaverili coltri di cotone

allegramente modellate

e se si faranno tempesta

- come spesso accade -

saprò sempre che

di temporale estivo è il  mio umore

e presto passa

poiché lì dietro si cela il Sole

che rispende dentro di me.

 

Regina di Dolori



Se avessi un regno

bandirei Tristezza.

Le benvenute sarebbero

Gioia ed Equità

affinché anche Io possa

pronunciare le tue stesse parole

e soprattutto

avere il tuo stesso sorriso

lì, nel cuore.

Invece conosco solo

Solitudine e Malinconia,

amiche eterne

non mi abbandonano dall’infanzia.

Mi hanno donato

tanti insegnamenti e valori

ma non la compagnia dei vostri cuori.

E vivrò con loro serenamente

piuttosto che inseguire chi

da sempre

mi ferisce e abbandona.



Pensieri

si arrampicano

sulle braccia dei pini marittimi,

penzolano e rumoreggiano

come scimmie incazzate

Osservo

Seguo le chiome aghiformi

sfiorarsi in poligonali perfette

che lasciano spazio

solo a un triangolo di cielo,

terzo occhio

sulla calma che cerco

Respiro



Chi-amami,

non per nome.

Fallo di cuore,

ne sei capace?

Sai mettere emozione

in ciò che vivi, 

in ciò che pensi e dici?

Sei un moderatore

delle mie emozioni,

del mio stato d’animo.

Nulla va mai bene

è tutto troppo

per chi come te

cerca uno specchio che rifletta

solo ciò che vuole immaginare.

Non mi conosci perché

vuoi marciare sull’idea

che hai di me e

preferisci vivere

il tuo falso amore 

che non mi nutre.

 



Ho un cuore
per ogni persona
che amo.
Ciascuno pulsa
la propria dimensione.
Difficile che nel più piccolo
vi sia meno amore.
Dentro verso sentimenti
che vanno oltre il colmo.
Ma se non avrai cura
del cuore che ti ho dedicato
si distruggerà con un sol colpo
e vano sarà ogni tentativo 
di ricucirne insieme i pezzi.

le domande della generazione dei miei genitori



Niente.

 

Questo è ciò che faccio,

niente.

Non c’è chi si preoccupi

della mia occupazione.

Deglutisco i sogni

per il futuro,

già masticato nel passato e

vomito disillusione nel presente.

Rimbalzo dal grigio al nero

con un cappio alla gola.

 

(penso)

“E tu che fai?”

 



Fuori dal coro

canto,

stono.



Come potevo immaginare

che tutto ciò

di cui avevo bisogno

fosse nascosto

dentro un tuo abbraccio?

per S.



Per le strade

suona la colonna sonora

della mia tristezza.

Glicine e gelsomino

riempiono l’aria.

Questa primavera

non è per te.

Non godrai più del tepore del tetto

scaldato dal primo sole.

Le mie mani e il mio volto

non affonderanno più

nel tuo profumo di biscotto.

Non avrò più voce

per  canzonette inventate

o per richiamarti a me.

Non seguirai più

ogni mio passo e

le carezze saranno vane

ma accanto a me

ronferà il tuo ricordo.

 

 

Disegno dal vero



Peccato tu non possa essere

il mio bianco sentiero

Peccato io non possa seguire

la rotta da te tracciata

in acrilico rosso volitivo

 

Mea culpa averti incontrato

prima di conoscerti

Mea culpa aver bramato

che le tue mani disegnassero il mio volto

che la tua accortezza fosse rivolta a me

 

Dovrò tratteggiare una nuova direzione

per placare la mia libido

contornata di nero carboncino

Dovrò lasciare che tu sia una sagoma lontana

appena abbozzata con impalpabile fusaggine

per smettere di desiderare solo te

 

PMC



Gazza, ladra

del mio amore,

insegnami a volteggiare nel tuo presente

e a riposare lieve

sulle catartiche nuvole dell’infanzia

Prendi un mio dito nella tua mano minuta

e conducimi attraverso l’incanto

Gioca con me …

facciamo “giro tondo” mentre colori il mio mondo

Impara da tua Madre

che ricalca la Terra

Vedi com’è bella?

Ora basta, non resisto, salta su!

Poi dammi un bacio e niente di più



Orbito, satellite

del tuo sorriso.

 



Baciami sempre

quando non ci guarda nessuno

Baciami con gli occhi

segretamente

Fatti luce e

disserra il tuo sorriso appiattito

se mi scorgi



Non appartengo a nessuno schieramento

Non ho alcun credo

La mia politica sono io

Il mio dio sono io

Io! Io! Io!

 

Femminicidio



Sono morta ai tuoi piedi

colpita dal tuo odio

prepotente e possessivo.

Ora non posi nemmeno lo sguardo

sul tuo delitto disumano.

Ero il tuo ‘grande amore’

il tuo ‘bene più grande’

al quale non potevi rinunciare

ma continuavi a spaventare.

Oggi per l’ultima volta.

E finalmente sono libera

dalla tua accecante gelosia,

dal tuo patriarcale maschilismo.

 

Avevi infranto il mio sogno d’amore

io, volevo solo fuggire dal mio dolore.



E’ te che desidero

sottovoce

 

Ph.



Tu

come altri

mi guardi

ma non mi vedi.

Semini musica e risa

 fraintese 

mi guardi

e ritagli immagini

di me

che non mi vestono,

non mi vedi.

Mi guardi

e decidi che

non ho nulla da darti

nulla di me ti può arricchire.

Mi guardi,

indosso l’abito di preconcetti che hai cucito

volto le spalle e vado.

Ora vedi.

 

Fiele



Rami spezzati

cadete lontano

il tronco è ormai secco

del colore del grano.

 

Pronto al raccolto

brilla dorato

sotto la falce

dal taglio affilato.

 

Si miete sempre,

durante una vita,

il campo è rinnovato

che pace infinita.

Mimesi



Vado a fare un giro.

Dove?

Non so,

cerco il freddo.



Tirami fuori
da questo angolo.
Prendimi per mano.
Sono sola
in questo luogo
fatto d’indifferenza
e grigiore
dove le giornate si susseguono
tutte uguali
identiche e noiose,
come pioggia battente.
L’estate
ha camminato a lungo
e ora che il freddo
è arrivato
sembra tutto
monotono.
Sono annoiata
fino alle lacrime.
Offrimi un diversivo.

Rosaria



Le tante strade
che segnano il tuo volto,
nonna,
percorrono un’epoca
dura e lontana
fatta di guerra e povertà,
di sacrifici
non sempre ricompensati.
Sotto le palpebre pesanti
i tuoi occhi, muti
sussurrano i timori dell’età.
Umiltà e testardaggine
sono la tua forza
e ora che il tuo corpo
si è fatto più piccolo
e sofferente
sembri tornare ragazzina,
fragile e orgogliosa.
Le tue mani
lisce, consumate
mi accarezzano compulsivamente
mentre mi tieni stretta
al tuo petto
qui sedute sul divano
e io torno bambina.

3 colli



Città di vento
che hai accompagnato
la mia infanzia,
ti osservo dall’alto.

Ora che più di prima
sei coperta di sole
e polvere,
so che mai sentirò
la tua mancanza.

Ritornerò ogni volta
per ricordare
e imparare nuove cose
dal mio passato
per nuotare
nel mare brillante
che solo Tu
sai offrirmi.

Ma ti ho già dimenticata,
non sono più
parte di te.



Ho il suono
del tuo nome
tra i denti

E’ un sibilo
che riecheggia
sottile

fino alle tue meningi

 

Inesorabilmente



Ormai sono dodici.

Sembrano ore
perché il tormento
resta lì,
immobile,
a osservarmi.

Tu ormai
sei polvere,
come quella che soffio via
dalla memoria che
ti conserva
come fossi un’istantanea.

Immobile.

Come il mio dolore,
chiuso in quella casa
semivuota
e abitata da estranei.

Il Dolore sa
come aprire quella porta
e ogni volta
si presenta in compagnia
delle mie debolezze.



Questo sentimento
di Egoismo,
così nuovo e inaspettato,
mi solletica il palato
e dà sapore.