M.09

 

Amsterdam



Una separazione al the verde
negli occhi chiari di bambino biondo e blu
mentre raccolgo frettolosa, il mio mosaico scomposto.

Triste come questo sole di Settembre
annuso l’odore dei tuoi canali che hanno perso la fragranza del primo amore;

è tempo di un’altra casa
per me,
straniera in ogni vita.

Border



Somewhat grateful that I

can sip the sky
and bleed the earth;

but now it’s time, and the train is passing by

should I jump

Salento



The Sea
The Sea
The Waves
The Sea
White
Blue
The Smell
The Sound
The Sea
Is The Meaning that simple?



I’ve cheated myself.

Once again
for the same, futile, unconscious orgasm.

Under the Balinese stars,
your pretentious dick,
my vulnerable drunk.

There is a dog now barking in the dark

oh how much I wish

I could throw myself up.



Quella notte
tra le tue stanze
quasi ho pensato
che i tuoi corridoi
combaciassero con le mie calli;

ora rimango
con il nostro fiore morto in grembo
ucciso da me,
entro 120 ore.



Rugosa e stanca
Da quando so che l’amore finisce.

Ora con il petto di ghiaccio
vomito gia’
il presagio della tua assenza

e non ci siamo ancora amati.



Si riparte dal dolore
con occhi guardinghi
in anfratti bui e spaventosi

Si procede
raccogliendo i frammenti
assemblandoli
a gemme preziose e sconosciute

Si conclude col sollievo
di non temere
anche l’angolo più nero



Ormai godo
del mio dolore.
Lo nascondo dentro l’ombelico
durante la masturbazione mattutina
e lo sorseggio sgargiante il venerdì
col vino in offerta e pizza surgelata.



Assordante il frastuono
della mia anima
sfracellata
tra le tue mani rosse e incoscienti.

Nella nostra Choeung Ek
solo gli alberi
sapranno perdonare
questo ennesimo massacro.



Dei nostri squarci
colmi dell’amore piu’ puro
rimangono ora
solitari crateri



Di ceneri posticce
come una Fenice
ancora
un respiro.



Ancora una volta
vittima d’empatia
e schiava d’un orgasmo



Mi fa male tutto.
Nell’eco d’ossa spezzate
anche una goccia di pioggia
può essere fatale



Giacciono
accatastati in garage
solitari frammenti
di vita
ormai senza padrone.
La casa
ora smantellata,
sussurra antiche storie
di figli
figli di figli
nonni
nipoti
regali sotto l’albero
e ginocchia sbucciate.
Tacciono gli armadi
custodi di segreti
e odori
che non sono più.
Solo il giardino
continua a germogliare,
invano infatti
la rigogliosa salvia
attende paziente
il suo custode.
Cade a terra
il secco melograno
piange
consapevole di
quant’è crudele
e inevitabile
il non essere.



Ti scivolo
sbucciato
gelida pioggia
mai fu neve.



Rigetto dolorose convenzioni
ingenuamente ingurgitate,
affrontando l’ennesima strage di certezze.
Impossibile tuttavia
epurare gli occhi sporchi.



D’una poesia infranta
mi sanguina la gola.



Non entrarmi sottopelle
così vertiginosamente
già fa male
la tua assenza

Giornate di cellophane



La domenica mattina
Il parco è pieno di bambini
quasi
mi sento rinascere un po’ anch’io.

Nonno



D’una fragilità bambina
castello di sabbia
e conchiglie.
Già forte l’odore di temporale
 
il dolore mi spezza le gambe.



Costante tensione.
 
Avido desiderio
inedito ed essenziale
 
piccolo vuoto perpetuo
sarà la mia rovina.

Sbadatamente triste



Ho coperto gli incubi
infilando un sorriso
e rossetto rosso.
Ho scopato furiosamente
con gli occhi di vetro
e la figa di plastica
 
è sempre tutto così confuso
mi viene un po’ da vomitarmi.

Verano



Nel fragore
mi corico
cantando
 
con un sorriso
tra le dita.

Milano



Fredde le mani
freddo il cuore
 
nel frenetico gelo
tra ansia di prospettiva
e fallimento del sistema,
 
vorrei ricordarmi
come si piange.