M.102

 



Sullo scrosciare della tua marea

sono malleabile

di miele il ventre.

 

Sono stata mille anni

e l’edera è stata districata dalla pelle

e mi sono gettata nell’oceano

senza sentire la nostalgia della sabbia

che mi sporca gli occhi

di pietra

come chi non ha potuto respirare

ma ha saputo scegliere.



Vertebra socchiusa

si rimbocca sul dormire

dei vitrei e dei raschiati.

In dovere e affermazione

è inverno, morbido.

Si dirama nelle ossa

combatte la corrente,

dove giaci?

Cos’è che non ti appartiene più?

Io non sono invecchiata di un giorno.

 

Dov’è che continui ad esistere?

 

Come un’eco

ti stagli sugl’angoli delle strade

fluisci

indipendente

e non ti soffermi

a vedermi.



- [...] come quando ci divoravamo

cercando in preda alla disperazione i nostri sbagli sommersi.

Non hai mai pensato che forse non avremmo dovuto amarci quella sera? Non sarei qui, adesso

e tu forse non saresti partita.

Ti pregherei di tornare

ma non posso chiedertelo, non penso di volerlo.

In realtà penso di non voler averti mai più.

Ti prego, non tornare.

Ne moriremmo e se è vero che ti amo, ti prego, non tornare.

Prendi tutto ciò che di tuo è rimasto qui e vattene.

E devi promettermi di non guardare indietro nemmeno una volta, nemmeno per errore.

Ci incontreremo in un’altra vita, forse sotto altre forme, forse migliori

e forse un giorno riusciremo a viverci.

Non piangere, ti prego, provaci almeno quanto ci sto provando io.

So cosa abbiamo passato, ne riconosco il valore e la grandezza e mi sommerge, ma questa è l’ultima lettere che riceverai da me. Quando l’avrai letto bruciala, cancellami, una volta per sempre. [...] -



Se dici di amarmi
allora fallo,
amami.
Mostrami com’è essere amati
armati
dissuasi.
Mostrami com’è
perchè
io non ti amo più.

Vedo oltre la mia pelle
oltre la tua pelle
il niente
ma così come l’acqua distrugge il metallo
io ti distruggerò
e tu mi distruggerai.