M.105

 



שחור ועמוק
לא את העיניים שלך
אבל הדרכים שלי
תקווים
לא את המחשבות
אבל המלנכוליה שלי

Neri e profondi
non i tuoi occhi
ma le mie vie
Speranzosi
non i tuoi pensieri
ma la mia malinconia

Io stessa sono migrante



Io stessa sono migrante
voi tutti nei vostri paesi
io a piangere in terra straniera
con dei non miei e lotte sconosciute

Vorrei non un dio a mia misura
ma essere io in pace col mio Dio
Vorrei non una terra per me
ma essere io stessa la mia origine
e la mia meta
e per le terre vagare fiera
ritrovarmi dietro un angolo
sapendo di non essermi mai persa

Io stessa sono migrante
popolo nomade con un dio a voi sconosciuto
con la guerra sulle spalle
e un viaggio estenuante nel petto

Il venti di un mese invernale



Il mio compleanno
è amore infecondo per la vita
sputo nell’occhio della nostalgia
È una torta bagnata d’acqua e non col latte
un augurio scritto di fretta su un fazzoletto
il lancio di un vecchio cellulare
una voce annoiata
un senso di colpa
È un’amica che sa
Un’incertezza
la mia insicurezza
la mia tristezza
La voglia che passi di fretta
questo giorno invernale
durante il quale sono stata messa al mondo
un po’ per miracolo
un po’ per fortuna
un po’ per dispetto
da due aperti ad una volontà
che non arrivo a comprendere.

Perché dentro di me



Perché dentro di me

penetrano le vostre parole

i vostri sospiri al telefono

le vostre pause

che si confondono con le mie attese

i vostri dubbi che diventano miei

 

Perché porto dentro i segni

dei vostri amori falliti

io che non vi amo e nemmeno vi cerco

ma voi vi insinuate prepotenti

e io non so come respingervi

 

Perché siete uomini e io donna

e disfate con forza

la tela che tesso

per tenervi lontani

 

A poco a poco

se ne va il mio essere donna

e non ho più confini

ho lasciato che sbiadissero.

Myia di Tanagra



Corinna è poeta dispersa

nel cuore s’agita

turbine di parole

quando solitudine l’accompagna

 

Maestra d’uomini

che d’ombra la coprono

nei miei versi

come mosca vola

Esther



È un mondo di uomini

quello di Esther

Con la cera attaccata alle dita

e la luce fioca a rischiarare le pagine

sa di essersi venduta

a un prezzo che ha pagato lei stessa

Ha appena perso

ha iniziato ad amare

Elena



Elena è là

distesa ed usata

si riposa, prima di essere chiamata di nuovo

è stanca

apre la bocca, muove le mani

è un simulacro

la sua anima è imperscrutabile

il suo cuore vuoto

Elena è solo un involucro

Chissà com’è la vita delle donne che scelgono

si chiede.