M.112

 



Dove sei?

sei in fila per le medicine

fai la spola tra una caterva di anime sbiadite e la parvente ordinarietà dei giorni

sei nelle teste rosicanti per l’abbandono

sei nel manicomio indiano

sei nella catarsi primaverile che esplode a migliaia di chilometri

sei nell’intoccabile

sei nel caldo ronzante della notte

nel trucido luccichio di uno sputo incastrato nel battito incostante di un cuore che non ha dimenticato



Sfarinamento del corpo celeste,
tutto gravita attorno agli occhi di chi spera.



Da domani mi metto a dieta:

il mio corpo dovrà fare a meno di contenere germi languidi,

orchestre di gestualità sprecate

sguardi vani.

Da domani passività verbale:

basta risonanze del tempo

basta attese di cambiamento.

Da domani occhi che puntano dritto

umiltà d’animo, dolcezza immobile e sacrale.



Se io fossi un temporale

e violenta iniziassi a turbinare roboante nelle nubi provocando l’insonnia generale

Se io fossi erba secca

e prudente mi lasciassi consolare dalla tiepida calura

Se io fossi un tramonto

e superba decadessi dietro i tetti

Se io fossi un bastoncino

e ardente riscaldassi delle mani inaridite

Se io fossi disgraziata

e sputassi il mio veleno sulla terra

Se io fossi un detersivo

e colassi il mio profumo su lenzuola un po’ assolate

Se io fossi una medusa

e incosciente mi avvinghiassi sulla pelle

Se io fossi un respiro

e spirassi dopo un salto in fondo al mare

Se io fossi un cuscino

e vegliassi su ogni sogno fino al risveglio mattutino

Se io fossi un sentiero

e impotente mi facessi calpestare

Se io fossi un alveare

e accogliessi quell’insetto marginale

Se io fossi una scommessa

e investissi cento lire in un sorriso

Se io fossi un orecchino

e potessi dar valore a un corpo nudo

Se io fossi una focaccia

e integrale contagiassi l’appetito

Se io fossi un’altalena

e cullassi dondolante la risata di un bambino

Se io fossi un aeroplano

e volassi imperturbabile su tutto sto grigiore

Se io fossi un tuo pensiero

vorrei esser tutto questo e altro ancora

ma io sono quel che sono.



Denti dondolanti cascano nelle mie mani -

sogno nottate ardenti,

invece fisso il soffitto

pensando al prossimo incubo



La bicicletta il vento il caldo la strada la strada il tempo la gente i libri mi scorre tutto addosso anelo mi anniento mi perdo mi guardo mi piaccio mi pento ti penso rimpiango la bicicletta il vento il caldo la strada

la strada…

Pensieri di una cameriera



E se questi vetri fragili tra le mie mani fossero piccoli corpi da accudire?

E lo scaleo una rampa per toccare la luna? 

E la pellicola sugli avanzi, protettrice delle cose preziose? 

E l’argenteria da lucidare, delicato stupore

E se l’acqua bollente in cui naufragano i bicchieri scrostasse anche il dolore dal mio cuore?

E il mio tempo? Se il mio tempo fosse in fondo alla vaschetta della cera? buco nero su ceramica bianca dove cade la cenere? 



Vorrei fare un grande salto a piedi uniti

e bussare a una casetta in mezzo al bosco -

comignolo tende bianche ricamate fiori finti e giradischi -

poi scoprirvi un uomo senza barba

che legge Nietzsche e Marx

dargli un bacio sulla punta delle ciglia

e godermi il suo sorriso imbarazzato.

 

Vorrei fare un grande salto a piedi uniti

scivolare lungo rivoli di fiume

girellare ore intere in frenesia

appostarmi di fronte alla gelateria

poi, con lingua impronunciabile

vorrei chiedergli un gelato

ringraziare cordialmente, sparire

ripensando al suo sorriso imbarazzato.

Empatia sconsacrata



nel macabro recinto dove la peste

seleziona i prescelti

e capitalizza orrore

si disperdono i fiori

-

sulle pagine nere della morte

pianteremo colori;

il razzismo fa schifo.

Alba greca



Perenne agonia quotidiana
strappata a brandelli da un’alba
il cielo s’imperla di rosa
al saluto del sole -
il mare
leggero
ricopre il silenzio



Nella mia mente

ho

masturbato

la tua voce

con intercalari tiepidi

rivoltando

le tue parole

svestendo

i tuoi pensieri

uniti ai miei

Non trovo pace né ristoro

nei silenzi degli altri -

come se d’un tratto

non ricordassi più niente -

solo sento

pressante

un dolorino al centro del petto

che mi percuote

costringendomi

a fumare accanitamente

ascoltare musica di merda

e nascondere la faccia tra le mani

 

 

 



Oggi come domani

inappropriati sorrisi sulle labbra dei giusti

falsi e acri sulle mie

ancora più sconnessa è la parola

ancora più denso

il vuoto cancerogeno

che vibra sulla mia pelle



Solo un nome ammorbidirà le radici del tuo cuore

(non il mio)

non un gemito

non il fiore che cade piano dall’albero

e si posa sulla tua spalla

o la foglia increspata sotto la tua scarpa

-

Pende silenzioso il ricordo

detta meraviglia di un mondo lontano

di noi

solo un tacito raffermo sospiro della mia mente



Voglio versare lacrime nella giornata più misericordiosa della terra
e dare la colpa al sole
Voglio versare le lacrime di un malsano lamento
del balordo che potrebbe avere tutto ma non sente niente
Voglio truccarmi di nero e indossare il freddo pungente della notte
e versare lacrime sul mondo
e bastare a me stessa
vivere dei miei singhiozzi solamente
gioire della mia amara solitudine e del mantello d’incomprensione con cui mi copro le orecchie



Se permetti
affondo le dita
nei tuoi occhi
e il tremolio
il tremolio delle tue palpebre
vive sotto il mio tocco
Adesso ti conosco
non importa guardarsi
non importa
amarsi spasmodicamente
non importa
Non voglio che respiri sul mio collo
lascia che scorra sul tuo volto
sarò lieve, orchestrale
un sussurro



Un giorno

come l’altro

continuo

a vomitare

insensatezze

a mascherare

tormenti

a ignorare

l’indifferenza

continuo

a gongolare

petulante

morbosa

l’attesa

il rapimento;

nel frattempo

sadico

mi opprime

ciò che è intorno,

ciò che non sono

che non voglio essere

ciò che in me

vuole uscire

e mi ostino a tattenere



Già solleva

lo sguardo

al cielo

e stiracchia

braccia bruciate dal sole

la bimba mangia

pane e stelle

lava il viso coi fiori

indossa

vivaci lenzuoli

corre

giù per le scale;

grandi gradinate

azzurro mare

erbacce e sfoghi della natura

catturano

l’attonito stupore

del passante

e lei è lì

esile

volge gli occhi sul mondo

punta il dito su orizzonti lontani

mentre

di fretta

insegue i treni



Tutta la terra è santa

e il cielo

per ogni prato

su cui il mondo

si sdraia

è lo stesso,

bellissimo -

non importa

avere certezze

o sentirsi felici

a Maria



Tu sai di sole

si percepisce

il vento

quando spettina capelli

biondi e vivaci

Sai di acqua

mentre discorri leggera

e trasparente

Sai di stelle,

nei tuoi occhi verdi

brillano

i sospiri della mente

Sai di casa,

una casa fedele e sincera

ammantata di caldo chiarore

di intensità di parola

di delicati sorrisi

Tu sai di fiori sbocciati

che nessuno riesce a cogliere

per paura

di strappare i petali

e rovinarne

i colori

 



Fuori il vento

ammalia gli animi

dei vinti

circonda

i corpi della sera

-

Saranno pioggia in faccia

aria fredda nel sangue

saranno forse il rumore la musica-

occhi spaesati tra i rami -

i nostri errori

ora che è sera

sfioriscono

-

a un tratto

nessuno ricorda

e ogni cosa sfoga

in un pianto



La verità

è nelle luci notturne

che ammiri da fuori -

anche in te

c’è qualcosa

sei arte

e allora svegliati

spogliati di tutto

vai fuori nel mondo

respira piano;

sei nel buio d’un lamento,

briciole

polveri

melodie abbandonate

-

io mi ricordo

di ogni foglia che trema,

del più bel guadagno

che mi fruttò

l’incontrarti



C’è un fruscio nel tempo,

occhi socchiusi -

un battito accelerato

somiglia

al rumore dei treni

 

Ci sono mani

dello stesso colore

della terra bruciata,

le immagino sui campi

a curare il germoglio

 

una distesa di germogli -

urla, sballottamenti

e odore di letame



Nelle mie nebbie

l’odio,

s’annida anche lui

respira

sospira piano

attecchisce

-

Nelle mie nebbie

non vive nulla

tutto è decrepito

infame;

è nei venti un destino

che pesa

e odora di niente

 

e scorre nel niente

mi vince e m’ammalia

mi sazia per sbaglio

Notti d’estate



Le notti calde

son fiori, cristalli,

rugiada

No anzi, son zanzare

lenzuoli leggeri

fronti sudate

Certe notti così sembrano attese

bisbiglii lontani,

forse son tempi lunghissimi

musica lenta

-

si dice 

che alcune sian ricongiungimenti

-

le notti calde son di sicuro

silenzi

incontri a distanza,

oppure son solo

pensieri volanti



Vorrei

tendere

labbra sterili

al vento freddo

quando

col silenzio

entra

e divora

Io lì mi riconosco

-

se solo nuotassi

incurante nel buio

forse sarei

più vicina

e poi

non avrei paura

di ricordare

e tutte quelle note

sarebbero solo

memorie lontane

e ancora

penserei

di aver le mani colorate

delle more appena colte