M.112

 



La consapevolezza è sdentata

a vent’anni

i giorni scorrono via

mentre tu li insegui impavido ma non sai

non sai bastare alla vita

cogliere ciò che sta dentro le cose

e sentirti appagato del mondo

e allora non vorresti ma ti lasci fluire

ed io non vorrei ma ti guardo fluire

e nell’attesa

pallide aspettative ricoprono il tuo corpo

che s’abbandona..

Vent’anni

e una forza vitale

imprigionata nel ricordo adolescenziale

Vent’anni

e l’irruenza giovanile

la tieni nel cuore

insieme a tormenti

che non vuoi proprio lasciare



Voglio un amore piccino

che mi scaldi abbastanza

per prendere il volo

e scappare lontano da qui



Ho un oceano dentro

se passi di qui

ti invito a fare un tuffo

e se l’acqua non ti par troppo fredda

ti invito a restare

e naufragare



E prova a pensare

quanto viva sia

la polvere

sui vecchi libri

che

teneramente

copre pagine e copertine

poggiandosi piano

senza che nessuno la noti -

son sovrane indiscusse

le polveri

protettrici del mondo



Capita a volte

ch’io mi perda

a scrutare il mondo

come a seguire

l’odore

mesto e affascinante

dei passanti

-

e tu dove sei mentre ti guardo guardare?

assecondi il tempo

con grandi falcate

da scopritore d’incanti

ti interroghi su tutte le cose

-

Amico mio,

ti auguro in te solo

di trovare

un giorno

quel sole che brami,

ché

volentieri

mi sarei fatta luna

e illuminare e oscurare

da te



Nella mia mente

ho

masturbato

la tua voce

con intercalari tiepidi

rivoltando

le tue parole

svestendo

i tuoi pensieri

uniti ai miei

Non trovo pace né ristoro

nei silenzi degli altri -

come se d’un tratto

non ricordassi più niente -

solo sento

pressante

un dolorino al centro del petto

che mi percuote

costringendomi

a fumare accanitamente

ascoltare musica di merda

e nascondere la faccia tra le mani

 

 

 



Oggi come domani

inappropriati sorrisi sulle labbra dei giusti

falsi e acri sulle mie

ancora più sconnessa è la parola

ancora più denso

il vuoto cancerogeno

che vibra sulla mia pelle



Sorprenderti

non basterà per amarmi

ed io sarò amena testimone di ciò che non ti ho dato

appollaiata nelle mie incertezze

nei miei flebili lamenti

nella passività del mio tempo



Solo un nome ammorbidirà le radici del tuo cuore

(non il mio)

non un gemito

non il fiore che cade piano dall’albero

e si posa sulla tua spalla

o la foglia increspata sotto la tua scarpa

-

Pende silenzioso il ricordo

detta meraviglia di un mondo lontano

di noi

solo un tacito raffermo sospiro della mia mente



E quanto siamo banali

convenzionali

figli della mediocrità

quanto siamo giovani

speranzosi

e quanto siamo semplici

umani

cacciatori di luci notturne

sognatori di mondi migliori



Siamo

ossa e umanità

impulso e attesa

franchezza e utopia

Salvarti?

no, io solo volevo

un po’ di compagnia

amandoti

Hemingway diceva



Strigliano i miei pensieri
sui binari
e scintille finissime
mi pungono gli occhi -
sono stata forse inghiottita
dalla mia foga di vivere? -
Già, che diceva Hemingway?
“si scrive bene quando si è innamorati”
aggiungi tristi,
aggiungo soli



La mia poesia

vive

nei giorni più amari

quelli più inutili

quelli più sacri

la mia poesia

vive

su quei tetti

a cui mai arriverò



Quando sarà buio negli occhi degli altri

e le strade non avranno più nomi

quando per sbaglio ti stupirai

nel guardarmi

io debolmente tingerò il tuo volto

dello stesso colore dei miei capelli

laverò lo sporco dell’anima tua

con la mia carne

ti restituirò ogni affetto mancato

e tutto resterà segreto

immutabile

nelle mie tenui insicurezze

nella tua pigra voglia

di reagire alla vita



La mia ombra corre sui muretti delle case

e sulle colline, sui campi di grano

e tale è il riflesso dell’anima mia

nero come quest’ombra

tanto impalpabile da non sembrare

esistente

se non ai miei occhi

La mia ombra corre silenziosa e insolente

si slancia in avanti

poiché essa vive

soltanto col sole

Ah come vorrei esser la mia ombra

e sovrappormi alle altre

senza il timore di sbagliare



Voglio versare lacrime nella giornata più misericordiosa della terra
e dare la colpa al sole
Voglio versare le lacrime di un malsano lamento
del balordo che potrebbe avere tutto ma non sente niente
Voglio truccarmi di nero e indossare il freddo pungente della notte
e versare lacrime sul mondo
e bastare a me stessa
vivere dei miei singhiozzi solamente
gioire della mia amara solitudine e del mantello d’incomprensione con cui mi copro le orecchie



Se permetti
affondo le dita
nei tuoi occhi
e il tremolio
il tremolio delle tue palpebre
vive sotto il mio tocco
Adesso ti conosco
non importa guardarsi
non importa
amarsi spasmodicamente
non importa
Non voglio che respiri sul mio collo
lascia che scorra sul tuo volto
sarò lieve, orchestrale
un sussurro



ti ascolterei per ore

nel baratro di quei lunghi imbarazzi

di quell’astenersi da vane parole

ché non importa conoscersi

per sapersi davvero



Non sono depressa

io amo la vita a tal punto

che ne sento ogni risvolto

sulla pelle

e non sono l’unica!

esistono cuori come i miei

incurabilmente perduti

nell’insaziabile moto..

e sì che vale la pena

aspettare,

l’attesa stessa è malsano piacere

l’attesa stessa apre la mente

alle grandi sceneggiate

che fanno godere i sognatori



io voglio che la mia poesia

sia la poesia di tutti

voglio leggermi e farmi leggere

nelle strade del mondo



Un giorno

come l’altro

continuo

a vomitare

insensatezze

a mascherare

tormenti

a ignorare

l’indifferenza

continuo

a gongolare

petulante

morbosa

l’attesa

il rapimento;

nel frattempo

sadico

mi opprime

ciò che è intorno,

ciò che non sono

che non voglio essere

ciò che in me

vuole uscire

e mi ostino a tattenere



Già solleva

lo sguardo

al cielo

e stiracchia

braccia bruciate dal sole

la bimba mangia

pane e stelle

lava il viso coi fiori

indossa

vivaci lenzuoli

corre

giù per le scale;

grandi gradinate

azzurro mare

erbacce e sfoghi della natura

catturano

l’attonito stupore

del passante

e lei è lì

esile

volge gli occhi sul mondo

punta il dito su orizzonti lontani

mentre

di fretta

insegue i treni



Tutta la terra è santa

e il cielo

per ogni prato

su cui il mondo

si sdraia

è lo stesso,

bellissimo -

non importa

avere certezze

o sentirsi felici

a Maria



Tu sai di sole

si percepisce

il vento

quando spettina capelli

biondi e vivaci

Sai di acqua

mentre discorri leggera

e trasparente

Sai di stelle,

nei tuoi occhi verdi

brillano

i sospiri della mente

Sai di casa,

una casa fedele e sincera

ammantata di caldo chiarore

di intensità di parola

di delicati sorrisi

Tu sai di fiori sbocciati

che nessuno riesce a cogliere

per paura

di strappare i petali

e rovinarne

i colori

 



Fuori il vento

ammalia gli animi

dei vinti

circonda

i corpi della sera

-

Saranno pioggia in faccia

aria fredda nel sangue

saranno forse il rumore la musica-

occhi spaesati tra i rami -

i nostri errori

ora che è sera

sfioriscono

-

a un tratto

nessuno ricorda

e ogni cosa sfoga

in un pianto



Il mondo

è un incendio incantevole

di sguardi

costruito

pensando

-

me lo dicono

gli occhi

assorti e stanchi

del fumatore in attesa;

ma in attesa

di cosa?

 

di partire,

svegliarsi e pensare

sono vivo



La verità

è nelle luci notturne

che ammiri da fuori -

anche in te

c’è qualcosa

sei arte

e allora svegliati

spogliati di tutto

vai fuori nel mondo

respira piano;

sei nel buio d’un lamento,

briciole

polveri

melodie abbandonate

-

io mi ricordo

di ogni foglia che trema,

del più bel guadagno

che mi fruttò

l’incontrarti



A un passo

quasi indistinguibile

dall’amare

chiudo gli occhi

e il mondo è

musica,

spalanca

le braccia aperte

per me solamente

Quando il vento

ci trattiene

si insinua nei capelli,

nei nostri

corpi infreddoliti

e a tutti

tremano mani,

i passi irrequieti

i volti contratti

e a me

si prostra

il freddo dentro

e fuori

-

Un attimo d’attenzione

per favore

da quassù

mi sento sovrana

di un’intera città

e tutti i tetti

e il tramonto

tutto si rimpicciolisce

è mio;

così oggi non sono

minuscola e ingenua

ma sento

dentro me

un logorio di silenzi

e verità

-

Non abbracciare

mai

l’essere mortale

che è in noi.

Non abbracciarmi;

 

un caldo opprimente

soffocherebbe

ogni vano ardore,

ogni sogno

appiccherebbe



C’è un fruscio nel tempo,

occhi socchiusi -

un battito accelerato

somiglia

al rumore dei treni

 

Ci sono mani

dello stesso colore

della terra bruciata,

le immagino sui campi

a curare il germoglio

 

una distesa di germogli -

urla, sballottamenti

e odore di letame



Nelle mie nebbie

l’odio,

s’annida anche lui

respira

sospira piano

attecchisce

-

Nelle mie nebbie

non vive nulla

tutto è decrepito

infame;

è nei venti un destino

che pesa

e odora di niente

 

e scorre nel niente

mi vince e m’ammalia

mi sazia per sbaglio