M.112

 

Angolo tra la fantasia e la realtà – suggestione



Ho tirato un calcio alla luna per spedirla davanti alla tua finestra,

mi sono nascosta nella nebbia che osservi dal treno

vorrei palesarmi nelle righe del tuo giornale straniero

vorrei bussare alla tua porta 

ho piantato i fiori del giardino

ho preparato la torta di mele

vorrei bere e fumare

ho dormito

ho ballato tra il divano e il camino

ho indossato un vecchio maglione

vorrei camminare ore e ore sotto la pioggia al tramonto

ho annusato il bosco autunnale

vorrei venire in punta di piedi a morderti un labbro

ho parlato vorrei parlare vorrei parlare

ho aspettato il freddo in una libreria

ho aspettato che tu passassi

ho ricordato

 

 



Da domani mi metto a dieta:

il mio corpo dovrà fare a meno di contenere germi languidi,

orchestre di gestualità sprecate

sguardi vani.

Da domani passività verbale:

basta risonanze del tempo

basta attese di cambiamento.

Da domani occhi che puntano dritto

umiltà d’animo, dolcezza immobile e sacrale.



Se io fossi un temporale

e violenta iniziassi a turbinare roboante nelle nubi provocando l’insonnia generale

Se io fossi erba secca

e prudente mi lasciassi consolare dalla tiepida calura

Se io fossi un tramonto

e superba decadessi dietro i tetti

Se io fossi un bastoncino

e ardente riscaldassi delle mani inaridite

Se io fossi disgraziata

e sputassi il mio veleno sulla terra

Se io fossi un detersivo

e colassi il mio profumo su lenzuola un po’ assolate

Se io fossi una medusa

e incosciente mi avvinghiassi sulla pelle

Se io fossi un respiro

e spirassi dopo un salto in fondo al mare

Se io fossi un cuscino

e vegliassi su ogni sogno fino al risveglio mattutino

Se io fossi un sentiero

e impotente mi facessi calpestare

Se io fossi un alveare

e accogliessi quell’insetto marginale

Se io fossi una scommessa

e investissi cento lire in un sorriso

Se io fossi un orecchino

e potessi dar valore a un corpo nudo

Se io fossi una focaccia

e integrale contagiassi l’appetito

Se io fossi un’altalena

e cullassi dondolante la risata di un bambino

Se io fossi un aeroplano

e volassi imperturbabile su tutto sto grigiore

Se io fossi un tuo pensiero

vorrei esser tutto questo e altro ancora

ma io sono quel che sono.



Denti dondolanti cascano nelle mie mani -

sogno nottate ardenti,

invece fisso il soffitto

pensando al prossimo incubo



La bicicletta il vento il caldo la strada la strada il tempo la gente i libri mi scorre tutto addosso anelo mi anniento mi perdo mi guardo mi piaccio mi pento ti penso rimpiango la bicicletta il vento il caldo la strada

la strada…

Pensieri di una cameriera



E se questi vetri fragili tra le mie mani fossero piccoli corpi da accudire?

E lo scaleo una rampa per toccare la luna? 

E la pellicola sugli avanzi, protettrice delle cose preziose? 

E l’argenteria da lucidare, delicato stupore

E se l’acqua bollente in cui naufragano i bicchieri scrostasse anche il dolore dal mio cuore?

E il mio tempo? Se il mio tempo fosse in fondo alla vaschetta della cera? buco nero su ceramica bianca dove cade la cenere? 



Vorrei fare un grande salto a piedi uniti

e bussare a una casetta in mezzo al bosco -

comignolo tende bianche ricamate fiori finti e giradischi -

poi scoprirvi un uomo senza barba

che legge Nietzsche e Marx

dargli un bacio sulla punta delle ciglia

e godermi il suo sorriso imbarazzato.

 

Vorrei fare un grande salto a piedi uniti

scivolare lungo rivoli di fiume

girellare ore intere in frenesia

appostarmi di fronte alla gelateria

poi, con lingua impronunciabile

vorrei chiedergli un gelato

ringraziare cordialmente, sparire

ripensando al suo sorriso imbarazzato.



Noi
giovani coltivatori di immagini
noi che lasciamo i nostri mondi sui muri
gonfi d’emozioni
ubriachi delle storie degli altri
noi che facciamo dello spirito parola
noi vestiamo benediciamo e rivoltiamo le città
per ricordare che la poesia è viva e in essa eternamente viviamo
-
Leggeteci
Leggetevi

Empatia sconsacrata



nel macabro recinto dove la peste

seleziona i prescelti

e capitalizza orrore

si disperdono i fiori

-

sulle pagine nere della morte

pianteremo colori;

il razzismo fa schifo.

Alba greca



Perenne agonia quotidiana
strappata a brandelli da un’alba
il cielo s’imperla di rosa
al saluto del sole -
il mare
leggero
ricopre il silenzio



La consapevolezza è sdentata

a vent’anni

i giorni scorrono via

mentre tu li insegui impavido ma non sai

non sai bastare alla vita

cogliere ciò che sta dentro le cose

e sentirti appagato del mondo

e allora non vorresti ma ti lasci fluire

ed io non vorrei ma ti guardo fluire

e nell’attesa

pallide aspettative ricoprono il tuo corpo

che s’abbandona..

Vent’anni

e una forza vitale

imprigionata nel ricordo adolescenziale

Vent’anni

e l’irruenza giovanile

la tieni nel cuore

insieme a tormenti

che non vuoi proprio lasciare



Voglio un amore piccino

che mi scaldi abbastanza

per prendere il volo

e scappare lontano da qui



E prova a pensare

quanto viva sia

la polvere

sui vecchi libri

che

teneramente

copre pagine e copertine

poggiandosi piano

senza che nessuno la noti -

son sovrane indiscusse

le polveri

protettrici del mondo



Capita a volte

ch’io mi perda

a scrutare il mondo

come a seguire

l’odore

mesto e affascinante

dei passanti

-

e tu dove sei mentre ti guardo guardare?

assecondi il tempo

con grandi falcate

da scopritore d’incanti

ti interroghi su tutte le cose

-

Amico mio,

ti auguro in te solo

di trovare

un giorno

quel sole che brami,

ché

volentieri

mi sarei fatta luna

e illuminare e oscurare

da te



Nella mia mente

ho

masturbato

la tua voce

con intercalari tiepidi

rivoltando

le tue parole

svestendo

i tuoi pensieri

uniti ai miei

Non trovo pace né ristoro

nei silenzi degli altri -

come se d’un tratto

non ricordassi più niente -

solo sento

pressante

un dolorino al centro del petto

che mi percuote

costringendomi

a fumare accanitamente

ascoltare musica di merda

e nascondere la faccia tra le mani

 

 

 



Oggi come domani

inappropriati sorrisi sulle labbra dei giusti

falsi e acri sulle mie

ancora più sconnessa è la parola

ancora più denso

il vuoto cancerogeno

che vibra sulla mia pelle



Sorprenderti

non basterà per amarmi

ed io sarò amena testimone di ciò che non ti ho dato

appollaiata nelle mie incertezze

nei miei flebili lamenti

nella passività del mio tempo



Solo un nome ammorbidirà le radici del tuo cuore

(non il mio)

non un gemito

non il fiore che cade piano dall’albero

e si posa sulla tua spalla

o la foglia increspata sotto la tua scarpa

-

Pende silenzioso il ricordo

detta meraviglia di un mondo lontano

di noi

solo un tacito raffermo sospiro della mia mente



E quanto siamo banali

convenzionali

figli della mediocrità

quanto siamo giovani

speranzosi

e quanto siamo semplici

umani

cacciatori di luci notturne

sognatori di mondi migliori



Siamo

ossa e umanità

impulso e attesa

franchezza e utopia

Salvarti?

no, io solo volevo

un po’ di compagnia

amandoti

Hemingway diceva



Strigliano i miei pensieri
sui binari
e scintille finissime
mi pungono gli occhi -
sono stata forse inghiottita
dalla mia foga di vivere? -
Già, che diceva Hemingway?
“si scrive bene quando si è innamorati”
aggiungi tristi,
aggiungo soli



La mia poesia

vive

nei giorni più amari

quelli più inutili

quelli più sacri

la mia poesia

vive

su quei tetti

a cui mai arriverò



Quando sarà buio negli occhi degli altri

e le strade non avranno più nomi

quando per sbaglio ti stupirai

nel guardarmi

io debolmente tingerò il tuo volto

dello stesso colore dei miei capelli

laverò lo sporco dell’anima tua

con la mia carne

ti restituirò ogni affetto mancato

e tutto resterà segreto

immutabile

nelle mie tenui insicurezze

nella tua pigra voglia

di reagire alla vita



La mia ombra corre sui muretti delle case

e sulle colline, sui campi di grano

e tale è il riflesso dell’anima mia

nero come quest’ombra

tanto impalpabile da non sembrare

esistente

se non ai miei occhi

La mia ombra corre silenziosa e insolente

si slancia in avanti

poiché essa vive

soltanto col sole

Ah come vorrei esser la mia ombra

e sovrappormi alle altre

senza il timore di sbagliare



Voglio versare lacrime nella giornata più misericordiosa della terra
e dare la colpa al sole
Voglio versare le lacrime di un malsano lamento
del balordo che potrebbe avere tutto ma non sente niente
Voglio truccarmi di nero e indossare il freddo pungente della notte
e versare lacrime sul mondo
e bastare a me stessa
vivere dei miei singhiozzi solamente
gioire della mia amara solitudine e del mantello d’incomprensione con cui mi copro le orecchie



Se permetti
affondo le dita
nei tuoi occhi
e il tremolio
il tremolio delle tue palpebre
vive sotto il mio tocco
Adesso ti conosco
non importa guardarsi
non importa
amarsi spasmodicamente
non importa
Non voglio che respiri sul mio collo
lascia che scorra sul tuo volto
sarò lieve, orchestrale
un sussurro



ti ascolterei per ore

nel baratro di quei lunghi imbarazzi

di quell’astenersi da vane parole

ché non importa conoscersi

per sapersi davvero



Non sono depressa

io amo la vita a tal punto

che ne sento ogni risvolto

sulla pelle

e non sono l’unica!

esistono cuori come i miei

incurabilmente perduti

nell’insaziabile moto..

e sì che vale la pena

aspettare,

l’attesa stessa è malsano piacere

l’attesa stessa apre la mente

alle grandi sceneggiate

che fanno godere i sognatori



io voglio che la mia poesia

sia la poesia di tutti

voglio leggermi e farmi leggere

nelle strade del mondo



Un giorno

come l’altro

continuo

a vomitare

insensatezze

a mascherare

tormenti

a ignorare

l’indifferenza

continuo

a gongolare

petulante

morbosa

l’attesa

il rapimento;

nel frattempo

sadico

mi opprime

ciò che è intorno,

ciò che non sono

che non voglio essere

ciò che in me

vuole uscire

e mi ostino a tattenere