M.113

 



Mi si stringe la vita in una morsa fatale

Che poi



Che poi io continuo a non capire questo eterno bisogno di fingere gesti, pensieri, parole.
Questo continuo reprimere note che non osiamo far trapelare dai nostri sensi.
Le nostre conversazioni che celano parole mai urlate, abbracci che nascondono corse verso un unico cammino.
Emergere, disegnare pentagrammi sui nostri occhi, scaraventare tutti i battiti fermati perché calato il silenzio, chiudere le braccia ed incamminarsi, questo è ciò che dovremmo fare.

Lo so che lo sai



Lo so che lo sai
Che mi manchi quando deglutisci
Quando ti volti e con i pensieri corri
Quando i tuoi riccioli sono per me rami di ciliegio
Quando le tue mani si muovono alla velocità del vento

Lo so che lo sai
Adesso che sono su questo aereo e ti vedo nella nuvola sotto le mie ali
Che ti penso anche quando sei raggomitolato nella tua insonnia
Che mi trafiggi ogni volta che apro gli occhi nel sonno
Che sei per me fuochi continui
Che mi manchi quando credi di avere il mondo tra le mani e il tuo sguardo si riempie di apprensione

Lo so che lo sai
Che ho bisogno di te adesso che mi illudo di averti di fronte mentre tu rimani un cumulo di immagini
Che ti vorrei urlare tutte le cose che non ti ho detto quando i volti si sfioravano e le gambe tremavano
Che sei per me costante assenza ora che io sono e tu sei

Io lo so che lo sai.

 



Sono gli infiniti prati di stelle che mi ricordano che anche oggi siamo soli in un destino frastagliato da minuscoli punti gialli.

Perdersi



Ci sono giorni in cui credo di perdere la percezione del mio cammino

sbatto la testa e osservo dall’alto lo sgorgare del sangue

mi perdo e divento un’unica massa molle che volteggia nell’aria ormai sciolta.

Siamo



È la strada che separa le tue braccia avvolte attorno al mio corpo gelido dal mio letto ancora una volta vuoto

Sono io che mi allontano e volo su pedali di piume

È l’odore dei bomboloni del fornaio alle 3.57 mentre i miei piedi ancora dolenti dal troppo vagare tornano sui loro passi

Sei te che mi guardi andare via senza il coraggio di portarmi con te

Siamo io e te che anche se non siamo niente continuiamo a costruire il tutto attorno a noi.

18 Marzo



Mi sento come chi perso e illuso vaga tra il rafforzare la paura e il cedere alla vita
Ci sono cose che continuo a non spiegarmi
Il tuo incedere insicuro
La tua massa di capelli sulla mia guancia fredda
Il tuo odore di ulivo e fuoco immerso nelle mie ossa
Acre forte violento rapido come lo sbattere delle tue ciglia quel giorno nuvoloso di Marzo
Lontani i miei passi dal tuo sussulto allo sbuffare del treno.

Attese



Ho aspetto giorni che sono diventati mesi solo per sentire il palmo della tua vita sfiorarmi le guance ancora tremanti per l’attesa.



Ti ho tanto cercato e tanto agognato
Sognato cento mille anni volte il momento tra i tuoi capelli carbone
E adesso che è passato svanito soffocato non mi resta altro che chiudere quelle porte per un istante riaperte
Piego quelle carte macchiate violentemente di inchiostro
Chiudo gli scaffali gli armadi e le soffitte
Non ho più niente da offrire se non questi fiori recisi ancora caldi tra le mie mani.