M.113

 

18 Marzo



Mi sento come chi perso e illuso vaga tra il rafforzare la paura e il cedere alla vita
Ci sono cose che continuo a non spiegarmi
Il tuo incedere insicuro
La tua massa di capelli sulla mia guancia fredda
Il tuo odore di ulivo e fuoco immerso nelle mie ossa
Acre forte violento rapido come lo sbattere delle tue ciglia quel giorno nuvoloso di Marzo
Lontani i miei passi dal tuo sussulto allo sbuffare del treno.

Attese



Ho aspetto giorni che sono diventati mesi solo per sentire il palmo della tua vita sfiorarmi le guance ancora tremanti per l’attesa.



Ti ho tanto cercato e tanto agognato
Sognato cento mille anni volte il momento tra i tuoi capelli carbone
E adesso che è passato svanito soffocato non mi resta altro che chiudere quelle porte per un istante riaperte
Piego quelle carte macchiate violentemente di inchiostro
Chiudo gli scaffali gli armadi e le soffitte
Non ho più niente da offrire se non questi fiori recisi ancora caldi tra le mie mani.