M.115

 



Ci sono sguardi sui quali si inciampa
e poi, superstiti, ci portiamo sempre dentro
quel vortice di iridi
come ricordo di una follia muta, senza senso
che ci preme il petto di dolce triste splendida
sbornia di vita.



In un silenzio miasmatico,
sotto allo specchio dell’acqua,
sotto a turchesi, celesti e pervinca,
immersi in nebbie cerulee,
e a coltri di carogna,
si trascinano visi cinerei,
attraverso acqua di fogna.

schiacciati giù da quella massa di azzurri,
squarciando il blu di soffocati sussurri
in uno strisciante girotondo
verso l’abisso plumbeo, senza più fondo.

All’estrema fine di quell’oceano mare
sullo specchio dell’acqua senza mai affondare,
si riflette il cielo più terso

l’infinito distacco di un universo perverso

E così,
rivede soltanto se stessa la luna
quando si specchia sul mare
in uno sguardo cieco che non sa affogare.
l’orba mai osserverà l’oceano com’è realmente,
vedrà solo il cielo
dove creste di fumo
s’infrangono lente

mentre lontano, sotto a pilastri di suono e di oceano
oltre allo specchio di mondo
visi si trascinano

sempre più a fondo.