M.115

 



La sera mi prende spesso la malinconia
per cose che non sono mai state.
Sta sera la malinconia mi si è insinuata fra le dita, prendendomi per mano come una vecchia compagna di avventure mai vissute
sentivo il suo fiato sulla nuca e fra i capelli e avevo un caldo tremendo e quindi continuavo a passarmi le dita fra i ricci
senza però volerli legare. perché in fondo, volevo che tu mi vedessi così – se mi avessi guardata.
inciampavo con lo sguardo fra la gente cercandoti. e ti trovavo. per poi perdermi chissà dove fra un disilluso desiderio e un vortice muto di sogni.
Sta sera la malinconia pizzicava pigramente le corde di una chitarra
mentre tu – appoggiato al davanzale di un pian terreno – l’ascoltavi, ma non la riconoscevi
Sta sera la malinconia mi ha sussurrato all’orecchio storie in una lingua che non ha parole,
storie che non sono mai state e che probabilmente, mai saranno.
ed è forse questa l’amara e dolce seduzione delle cose che
sarebbero potute essere, ma non sono ora né saranno mai.



succede così:

Ci sono sguardi sui quali si inciampa

e poi, superstiti, ci portiamo sempre dentro

quel vortice di iridi

come ricordo di una follia muta, senza senso

che ci preme il petto di dolce triste splendida sbornia di vita.

 



compare

oserei dire

diamoci fuoco

in questo mondo troppo bianco.

Un divano in Giambellino



Sediamoci a veder passar le auto.

facciamo finta che questo sia un salotto,

la realtà la nostra televisione.

anche se, qui, di auto, non ne passano mica.

allora osserviamo la strada deserta,

l’asfalto grigio è lo schermo di quelle vecchie tv che non funzionano più.

sediamoci, a veder passare il vento,

su questo fotogramma immobile.