M.116

 



Bastasse una parola
ad appiccare un fuoco,
userei una carezza
per placarne le fiamme.

Ne ho impiegati cento e più
di quei leggeri tocchi
ma sono stati
vento
su brace.



Cosa pensi quando
prima di conoscerti
prima di osservarti
ti dicono che sei bella?

Bella perché?

E cosa senti,
quando dopo averti conosciuta
averti guardato fino al midollo
non sei più così bella?

Vale la pena ritoccare chirurgicamente
il proprio mondo
magari siliconando la propria simpatia,
o la capacità di far scivolare via le cose
come fosse acqua
per sentirsi dire di nuovo:

“Come sei bella” ?

Ma bella per chi?

Amor Noster



Dio,
se mai un Dio esiste in questa vita,
tendigli la mano e aiutalo a trovare
la sua gioia.
Non regalargli emozioni impulsive,
ma donagli la ragione del suo cuore.
Prendi anche la mia se serve,
sfiniscimi,
ma lascia che sia solo lui a salvarmi.

Riprendimi e perdonami,
perché non sono stata degna
di questo amore,
di quest’anima che mi è volata al fianco
e ora vacilla e trema.

Ancora



 

Nascondo in questa scatola
un affetto riscoperto
forse sempre poco considerato,
o sbiadito.

Lascio ancora per un po’ il mondo
nell’ignoranza beata
mentre diventiamo custodi
di questa scintilla
che ci infiamma
e ci riporta
in una nuova realtà.

Domani



Arriverà domani
per lasciare a terra gli orologi
e tenere su i vestiti;
per il piacere di poterci scoprire
ancora
un indumento per volta
fino a restare
inermi
per guardarci l’anima.



E dopo un giorno a combattere
il tempo frenetico
capisco che tenerti fra le braccia
seppur esili
di notte
sia la forma d’amore
di cui tu,
senza chiedere mai,
hai più bisogno.

Risveglio



Movente dei miei pensieri,
questo letargo di immensi sospiri
mi porta ad essere
intrepida,
nel voler riaprire i miei occhi,
perdermi,
ritrovarmi nei tuoi:
per lasciarmi cullare
dal tuo sussurro di ninna nanne
che conciliano la vita.



Mi sono chiesta,
in che modo tu mi stia dipingendo,
oggi che c’è il sole.
Se stai usando i colori dell’alba: tenui pastelli;
o quelli del tramonto: saturi e forti.

O semplicemente
mi stai lasciando affogare
nel mare dei nostri rimpianti,
in quel terrificante blu,
su cui possiamo galleggiare
o morire.



Ti dirò che forse preferirei
prendere ogni emozione
ogni pensiero
e rinchiuderlo in una scatola compressa,
priva d’aria,
così da vederne soffocare uno ad uno.

E dunque buonanotte amore,
che amore non sei più.

Così da poter dormire in pace.

Torna



Ti sto lasciando il tempo
per accarezzare ogni emozione,
per conoscere ogni tuo limite e, se devi,
sbucciarti le ginocchia del cuore.

Ma poi, torna.



Scrivo di te,
perché è l’unico posto dove posso trovarti, 
solo per me.
In cui resti etereo 
e l’idea della tua figura
non muta.



Al tramonto del nostro amore
le ultime calde luci del sole cozzano
con il freddo pungente dei nostri cuori.

Queste mani di spine ancora si toccano,
assaporando l’amaro di questa sanguinosa malinconia.
Non siamo ancora pronti per accorgerci
del pugnale che sfiora lentamente, quasi accarezzandola, la nostra pelle:

continuiamo a strapparci i capelli chiedendoci
come sia possibile amarsi a tempi alterni
prima io
poi tu
poi io di nuovo
senza scontrarci mai.

Con te speravo ancora di potermi meravigliare
delle stelle
delle luci del mattino
del picchiettio della pioggia
e dei colori di un arcobaleno che presto l’avrebbe sostituito.

Ma siamo ancora, ognuno, nel proprio uragano.



Vorrei poter guardare i tuoi occhi,
guardarli ancora,
per scorgermi in quel sorriso specchiante
di lucidi sogni, per ritrovare
la realtà.



Sapevo di amarti 
ma non ho mai ben calcolato
i rischi,
i dolori,
le ferite,
le paranoie.

E adesso mi ritrovo con il fegato
contorto perché ho voluto fare
tutto di fretta,
tutto di corsa,
tutto per forza.

Non mi sono mai presa il tempo
di riflettere e capire cosa fosse meglio
per la mia vita, perché accecata
dall’amore
dalla passione,
dalle ore senza di te.

Sono entrata in un vortice atemporale
e mi sono impigliata mettendo appositamente
il piede nella posizione sbagliata nel momento giusto,
quello più propizio,
soltanto per rimanerti accanto.



Sei l’anacoluto dei miei pensieri.

 



Ti sei mai soffermato, o viandante, sulle espressioni dei teneri amanti?
Hai mai avuto l’impressione di sentire un lieve brusio al loro passaggio?

Se è così, hai avuto l’occasione di ascoltare i loro battiti:
forti e assordanti nel loro torace,
che scalpitano e accelerano, consapevoli della minore distanza che li separa.

Ed è lì che s’incontrano,
ed è ora che, o viandante, la tua immaginazione può spaziare.

Immagina i loro sapori che si mischiano,
le labbra che si fondono,
gli abbracci che si incastrano:
resterebbero nel loro manifesto nascondiglio per giorni,
ma il tempo, che passa,
come un padre apprensivo attende il rincasare dei suoi figli.

Ed è così, o viandante, che la magia si quieta,
gli amanti si sgrovigliano;
ma non si lasciano mai.
Mi chiederai perché ti chiedo di immaginare
e sentire l’amore che ti ho raccontato:

Hai appena toccato il tempo che fu del mio antico amore.



Non c’è il tempo
per ascoltare parole così
secche e amare
che mostrano 
che il saper amare
più non t’appartiene.



Con il pennello delle mie labbra dipingo costellazioni sulla tua schiena:
la mia tela;
mentre cerco il sonno che canti all’unisono del tuo respiro,
per sognare insieme.

Un altro bacio, amore, e troverò la pace.
Un altro ancora e ti proteggerò ad ogni luna.