M.120

 



-A.

Questa notte le stelle

son musica che s’avvolge e dissolve

nei tuoi lineamenti sfiorati

con quel brulichio,

pioviggine che evapora,

che non so dire né scrivere.

 

Così, nel restare a galla

che è la vita, quando

si frange lo schizzo in faccia

e sciupa il quasi consunto respiro;

è per me ossigeno e

ombra di luce sognata

l’ondeggiare sulle onde

di una piuma fiocamente soffiata.



-Ci si ricorda di più d’esser natura

Di mattino mi pare

essere la natura poesia :

nelle mie parole s’ammusica

il canto dei passeri.

 

M’ha spinto dal letto

la melodia mattutina,

il canto del mondo,

i versi che nell’aria

s’inumidiscono del gocciolare

che spartisce il ritmo della vita:

erano gli uccelli poeti.



Nel buio che non so

mi rifulge l’eco d’un pizzichio

che smilza l’ossuto spago :

dove s’appende il bagnato all’asciugar del sole

ora oscilla muta una molletta sola.



Oggi ero in pace :

non avere l’impressione dell’istante rubato,

respirare la calma del minuto soffiato.

Lacrime al vento



A.

Di questi giorni vorrei vivesse

nel vento degli anni che

la memoria strazia e asciuga

l’effigie di una lacrima.

 

Temo il supplizio lacerante

della sabbia che scivola tra le dita

della mano che afferra il nulla arido.

 

Dai tuoi occhi distillano

i miei il tiepido gocciolio

di un bimbo che scioglie,

lacrimando, l’empatia materna :

di questo respiro non voglio

il soffuso eco frangersi

nella roccia, nello scoglio,

nel nulla straziante

che è la memoria.

 

Ricordiamoci.



Perché di

un dramma greco

mi sento

la maschera?

 

Strofino lo straccio

sul cristallo intriso

d’una polvere

ch’è nebbia :

stride il tessuto

sul vetro e

su questo ritmo

freme la penna

 

A volte vivo

un attimo che

penetra e dissolve

quel lichenico macchiolio :

allora mi taglia

l’angoscia di

un volto umano

che si cerca



Io piango

perché mi solletica

il calore della vita.

 

Ma qualcosa mi soffoca :

 

mozzano l’aria gli specchi

che mi vengono addosso

sui quali mi rifletto

e riflettendomi soffoco



 

-  Il frullo che tu senti non è un volo,

 ma il commuoversi dell’eterno grembo :

vedi che si trasforma questo lembo

di terra solitario  in un crogiuolo.

E. Montale

E respiravo soffocando



Ma cos’è la vita?

 

Ora sono una sottile

membrana di foglia

mossa nell’aria

da un vapore

che è spruzzato d’impalpabile

pioviggine luminosa

 

E leggera leggera

si fa soffiar

la foglia

e anch’io sono

una lacrima di vita

 

Ma il mio dramma

è essere

il cuore

di un tiro

alla fune

 

E questa tensione

spigola la curva,

umida dilatazione

malleabile cera

dell’angolo

che sono

 

Così respiro



Tremolio di pianto

asciugato

come fosse una goccia

d’acqua dilaniata

da una roccia rovente

 

La poesia tremava,

gonfi e caldi

gli occhi,volevo

sgorgare dall’iride

 

Ma strozza la spinta

la mia vergogna

frantuma l’emozione

in mille aguzzi cristalli

 

E li perdo

 

Ma nei versi continuo

a cercare un ricordo

solo con la forza

di un uomo

infame

 

Sono un Karamàzov



Aria spruzzata

d’impalpabili goccine

 

Sottile pioviggine

fine che mi sembri

vapore

 

Tiepida

m’inumidisci

il cuore



Ho pianto

lacrime di poesia

 

Leggevo Dante

e luce abbaglia

e piove dagli occhi

il cuore

 

Mi son lasciato

da queste lacrime

bagnare

e levigare

 

Ma il vento

poi soffia

e secca



Sei bella,sì

ma non su queste foglie

secche voglio la mia penna

soffiar il verso

 

Ogni mio respiro

par che sfiori

tu che mi vivi

dentro

 

Questa parola

mi par sia nebbia

o venticello denso,

forse un caldo vapore

che attorno a

qualcosa fluttua.

 

Sei tu, ma

dove?

 

Guardar negli occhi

chi nei tuoi occhi

vede

 

Qual rumore

s’ammazza nell’aria

quand’arriva e

si schianta giù

una goccina,

un nulla di dolore umano,

una lacrima ?

 

È a questo gocciolare

che soffia la

mia poesia

 

Dalle tue iridi

l’empatia mi pareva

le tue ciglia

inumidire

e poi

non vidi

né sentii

la goccia rompersi

 

È dentro te

e dentro me

che s’aprì

questa lacrima

 

È quest’inchiostro

intinto da quell’ineffabile

stretta interiore

che sgorga timida

nel gocciolar degli

occhi



Soffia il vento,

un petalo di rosa

vien cullato via

dalla corona

 

Una foschia di

tiepido vapore

avvolge inerme

il gambo del fiore

 

Dalla nebbiolina

una calda rugiada

timida s’appoggia

al petalo

che giù scivola

 

Ricordo che mi sfiora,

petalo che cadi,

di chi mi sussurri

l’Amor vissuto?

 

D’abbracci materni,

di quel tiepido respiro

che al mondo

regala un’aria

calda di cuore

 

Questo petalo

vien soffiato via

dalla rosa dei

miei ricordi.

 

Dove t’appoggi poi,

candida leggerezza

impalpabile?

 

Dove ti soffia

il vento che

dentro me

sospira?

 

Mi par tu

svanire

come il vapore

al soffio

d’un bambino

 

Ma poi d’un

tratto col calore

dell’amore d’un piccolo

per la mamma

ancora m’avvolgi

 

E così al

ritmo vitale

delle pulsazioni

d’un cuore

che batte