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Canto di fine settembre



Canto per gli emarginati, per gli emigrati che dalle terre più lontane si trovano trapiantati nei posti più strani del mondo, con aria trasognata campano con poche lire addosso.

Canto per gli animali indifesi, la fauna inesplorata nel Sud Africa; le loro vite valgono niente perché nessuno sa di queste povere bestie.

Canto per i medici che in ogni parte del mondo, ogni giorno, lasciano un anelito di speranza a qualche malato, grave o no.

Canto per quei soldati sterminati, stesi in terra esanimi, e che avessero una famiglia o meno poco importa, sono anime umane strappate alla Terra per raggiungere una fredda tomba, chi l’ha avuta o l’avrà.

Canto per il povero clochard che viene criticato perché ha bevuto troppo e cibo non ne ha, lui è comunque un indifeso, fustigato dalla società.

Canto per quel cavallo che galoppava felicissimo in una prateria e all’improvviso si è steso, stanchissimo e non ce l’ha fatta.

Canto per i profeti che in patria non hanno avuto mai successo.

Canto di inesauribili gioie, momenti eccessivamente gai che alcuni non hanno mai vissuto.

Canto per gli esodati, per i vecchi, per i portatori di handicap e per quelli di sciagure, per chi in fondo desiderava più tranquillità.

Canto per chi è nato a fine settembre e deve capire ancora cosa sia la vita o forse l’ha capita fin troppo.

Canto per le tenebre, per le oscurità, per il teatro del male che poi è metafora di vita o morte, stessa cosa.

Canto per tutti quei pittori, attori, cantautori, circensi, poeti, per quegli artisti dimenticati, evanescenti.

Canto per il bambino aggredito, seviziato dal bullo, perché appariva più debole e in realtà il più debole era proprio il bulletto che credeva il contrario.

E infine canto per tutti quelli che come me, hanno l’ardire e la libertà di scrivere e ricordare.

Salvadanaio di gioie



Seppellii il mio dolore in cantina,

il tuo sordido addio mi aveva lacerato dentro,

ma non dissi niente,

tacqui fino a quando non mi ridesti la vita,

e allora fu un’esplosione di carezze, baci e lunghi sorrisi

e poi la vita che si aprì alla vita,

trionfo di gioia, emozioni, parole confuse, sorprese dall’amore, e tonfo di dolore, se ne era andato nei meandri di chissà quale coscienza e di chi,

finii per incominciare a vivere di sentimenti,

che privilegio!