M.16

 

SUD(Il mio modo di starti accanto)



Torno qui e riscopro
i ricordi scolorati dall’assenza.
In questa terra di luci ed ombre
che innamora con la sua anima palpitante
e già condanna al più profondo dolore,
di saperla capace
di partorire  solo figli ingrati.
Eppure quello che sento non cambia: il cuore non cede.
A questa realtà che
mortifica speranza,
risponderà il mio spirito disobbediente
e la forza dei miei candidi ideali.
Del resto,è il solo modo che ho imparato
per starti accanto.



Rintanàti
in egoistici bisogni,
fingiamo legami.



Come in un sogno mai sognato
si incontreranno due solitudini
si intrecceranno in una danza
condividendo
un solo istante di felicità
che appena sfioreranno
sbiadirà.
 
Nell’oblio di una
stanca memoria.



Se le scintille indagatrici
che sono i tuoi occhi
trovassero spazio
nei miei  e,
inabissandosi 
in quel turbinio, 
iniziassero a cercare,
scoverebbero meraviglia?
scoverebbero fragilità?
Avvolta nel dubbio
continuo ad erigere
fortezze,roccaforti
inattaccabili
per custodire un 
flebile battito.



Contemplo,
di questo corpo,
 i mutamenti
a cui è assoggettato;
l’implacabile malessere,
mai nato e mai sepolto,
che lo riduce in cenere.
 
Ammiro
il devastante scenario
della coscienza,
ormai velata,
che,in apnea volontaria,
giace afona nei suoi inverni,
quelli più freddi.
 
Scorgo,
tra  pensieri in dissolvenza,
il dolore sul fondale.
 
 

Fine ottobre



Una sola nota
linfa dell’attenzione
di un ammaliante ascoltatore
che, mascherando il suo candore,
continua a usare come ritratto
il suo orecchio ormai distratto.
Un’unica nota
soavemente riecheggiata,
a contrastare melodia
che fu dal Tempo svalutata.
Un’ultima nota
che suona ancora e all’infinito,
in questo ottobre, grigio e svilito,
che serba in sè solo l’ardore
di un consapevole distruttore.
E questa dedica,
forse stonata,
va alla grazia dimenticata
da chi confuso cerca le prove
perchè non sa guardare altrove.



Oh, se fossi spirito aspro:
lascerei qualche traccia di me
nonostante la mia caduta.

Temporale



Lo stupore per le mie lacrime:

invisibili per occhi secchi

caustiche per il mio viso.

Tra flutti di malinconia,

gli anfratti dell’essenza

racchiudono tuoni

di un passato

ancora troppo acuto.

Mi assopisco in questa stanza

gonfia dell’eco delle mie grida mute.

Iceberg



Nuove forme di materia

inconsistente,

cavità come nascondigli.

Colmavo

Svuotavo

Scavavo

Incautamente mi aggrappavo.

Sotto le unghie,

segni della mia ostinazione

vivono…

…incuranti del finale della storia.

Tu



Scrivevo parole invisibili

nella tua mano,

alfabeti sconosciuti

di popoli antichi.

Scrivevo parole

silenziose e composte

per non infrangere il silenzio,

la bellezza del nostro silenzio.

Ora, qui regna il caos.

Vieni!

Nascondi la tua solitudine

dentro la mia.

Non ci troveranno mai.



Caldo asfissiante.

Sudo.

In quest’aria rarefatta

si dissolve l’immagine di me:

sono un elenco di ciò che potevo essere.

Divento

senza trasformarmi.