M.166

 



La purificazione prima della distruzione

al sesto giorno di creazione.

Sa di melissa,

ortica,

sambuco,

equiseto.

Depuro

Dreno

E senza darmi freno

vomiterò fino allo stremo.



I miei ossequi lettore

 

Sento l’incapacità

nel farmi capire tra i miei inutili versi

 

Mi stupirebbe andassi a fondo!

 

Zampettando come bruchi aspetto la metamorfosi

mi chiudo nel bozzo e attendo l’ali

ma intanto vivo

 

Lusingata da Giambologna

ammiro anche miei omonimi busti

 

Ghiotto di folli concetti,

Continua!

 

Io e Afrodite procrastiniamo

fumiamo verde ganja e le gole abbeveriamo

 

”Mi dispiace dirtelo , dovresti spiegarmela

Non mi piacciono queste parole

Sono lo spettatore sbagliato per questa scrittura”

 

Mio recondito lettore

Fratello assente

Non c’hai capito niente

 

Affondo e ti ringrazio.



Il risultato del tuo conato,

lo scarto del tuo evaquato

Antenato atrocizzante

l Eros per anni incostante

di seri vermi

e veri semi

Tagliate le fila armoniche

appaio bella marionetta,

carne nel verde muschio

Il pubblico va via

Brusio nel silenzio affogo nell’assenzio

Non ricordo fitto bosco

e sola mi sento legno.



Il peso del tuo sguardo

desideroso di scoprire i turbamenti

getta le reti in un mare

che neanche i pesci sanno se mare è.



Infatuata dal desiderio

l’anima scuote

il corpo abdica

Affogo l’ emozione al nutrimento,

muore al saziamento

risorge nell’isolameno

Diffida dagli uomini

macchine d’accoppiamento

Convivo col mio male

sbagliata e deviata

Credo così tanto nell’amore

che dubito esista tra gli uomini

che dubito di aver ricevuto

Sicura di aver donato,

certa di aver amato.

 

Rimbomba questo vuoto

e m’assilla il quesito:

Giuda, m’hai mai amata?

 

I



Innato inneggio all’inettitudine

dell’innominato anonimato

minato

e mai nato



Ricordo un lamento tra le viscere;

E morente

della mia vita ne ho fatto il serpente.



L’eterna giovinezza

nella menzogna della vecchiaia.

ATTO FINALE



Ho fissato il tuo petto

stringendoti la mano.

Ho pregato in apnea

nella tua inutile risorta.

Ho sperato la resa

nella tua sofferenza.

Astuto sei stato

nel fuggire in mia assenza.

Ho perso l’ultimo grido

Gialligro combattente la battaglia è persa.

La guerra del tuo male

processo naturale.

Mi manchi

e non ricordo come mi chiamavi.

Dimentico

e miro per sempre il tuo vacuo viso.

Ho assaggiato impotente l’amara sorte di chi

ha abbracciato la morte

e ho capito

portando via le tue spoglie

che il trapasso è ambizione doverosa.

Ho scritto di te

guerriero

che ancora vive in me

il tuo inguaribile male

in un costante turbamento

per la lenta incombenza

del felice ricordo.

1 Novembre



Il giorno dei morti

per la massa dei defunti.