M.167

 



Privazioni

di braccia,

di gambe,

di membra,

a volte

pezzi di cuore,

ancore.

Così sono le persone

che se ne vanno dalla tua vita.

E a mano a mano

scompari,

rimanendo solo

labbra e denti

che urlano disperati.



Avrei voluto scrivere

una poesia d’amore

per dedicartela.

Avrei iniziato descrivendo

cosa succede al mio corpo

quando ti guardo,

delle farfalle nello stomaco

e un’altra lunga serie

di cliché.

Poi avrei parlato

di come mi sento

quando sto con te,

di come il mondo scompaia

diventando piccolo, piccolo,

così piccolo

da poter fantasticare

di partire domani

e non tornare mai più.

Mi sarei soffermata infine

su quello che provo per te,

di quanto sia forte e sincero

il mio amore

talmente vero da portarlo

nell’aldilà con me.

Ma poi penso che

già altri poeti

scrissero versi che racchiudono

miglior parole dedicate all’amore.

Io, allora, non voglio far altro che

guardarti negli occhi per ore,

pensarti, sognarti e tenerti vicino

quando la vita si fa più dura.

Le parole le lascio ai poeti,

che tu mi fai venire la gola asciutta.

M64



Aveva occhi del Diavolo,

un cerchio nero

della cenere

di chi aveva distrutto.

Una lunga chioma

come quella della povera Berenice

si appoggiava

leggera

sulle sue dolci spalle.

Camminava su questo mondo

che non le apparteneva.

Di spoglie mortali era stata ricoperta

attendendo solo il giorno in cui

sarebbe tornata

lassù,

dalle sue sorelle,

lontana dai vizi umani pettegoli

di questa Terra.

Risplendere ancora

di quella luce

che si perde

nell’immobile silenzio

dell’eternità senza confine.

Fissa,

calda,

splendente

ed eterea

avrebbe atteso il giorno

in cui sarebbe collassata

nella gravità

per rinascere in nuova forma.

Ed allora sarebbe stata

turbolenta,

nera,

oscura

e

pesante.

Ma ricca,

non di morte

per quelli che avrebbero sfidato

la linea sottile oltre l’orizzonte degli eventi.

Sarebbe stata ricca

di vita

per chi avrebbe avuto il coraggio di

scoprirla.



Il coccodrillo

non ha lacrime per piangere.

Vorrebbe farlo

ma non può.

Io,

che ho lacrime per piangere,

vorrei non farlo,

ma non posso.

La vita a volte è così,

ingiusta.



Vado giù

nel nero del mio cuore

e mi guardo.

Sola e fredda.

Non trovo risposte

alle domande che non

voglio pormi.

L’unica mano che potrebbe salvarmi

dall’annegare

è la mia.

Ma non mi aiuta,

la mia stessa mano

mi tiene la testa sotto.

Non ho più respiro.

Dovrei farmi delle domande,

ma è più facile soffocare

che fare i conti con se stessi.

 



Troverò forse la pace

un giorno,

in questa città,

in questa vita.

Troverò la pace?

Quale pace?

Quella di un

sospiro, forse.

Perché l’unica cosa

che possa darmi pace

è il sospiro tra

una guerra e

un’altra.

Un soffio esalato

prima di riprendere

le armi.