M.168

 



Vorrei che fosse un sogno
Ma di onirico
Ha solo il coma etilico.



Palpito d’insonnia
In balìa delle note,
La goccia sul foglio
Corrode la poesia.



Una dolce solitudine
Mi attraversa gli occhi
Se fermo il tempo
E penso al fermento
Di scriverti parole
Vulnerabili al pianto.



Manco di un tono
Di un petto
E di corde vocali,
Non senti che dissuono?



Tiepida luce
Sfiora le ciglia,
Pacata accarezza
L’anima inquieta
E avvolge le ore
Dal sole cadente,
Svuotandomi il petto
Dall’essere.



Vivo
Nell’attesa di incontrarti
E di reggere il tuo sguardo
Sotto le luci
E i vapori dell’alcool,
Di non dover sognare
Per tenerti i fianchi,
Di guardare i tuoi occhi illuminarsi
Ed isolarci, diventare protagonisti
In mezzo alle comparse,
Cadere insieme tra gambe di amanti
Giacere con la musica
Intorno i nostri abbracci.



Immerso nel silenzio
Penso all’uomo
Perso nell’assenzio
Avverso al suono.



Mi ostino a scrivere al tempo
Senza darmi un momento
Per riprendere fiato
Per tossire ed inspirare
Per piegarmi e vomitare
Parole sul cemento
Grigio come l’insensato
Universo piatto e denso
Di nebbia e di dubbi,
Fumi e mancanze,
Rimpianti e lacrime ghiacciate.

L’asfalto mi graffia la fronte
Poggiata per incoscienza
Sul tramonto dei colori,
Un nero e cruento abisso
In cui si immergono
Pugni chiusi al vento
Accoglie il mio viso
Contratto in un lamento.