M.17

 



Eiaculo sopra gli specchi,
il riflesso di una vita che scorre.

Galiga



Le motoseghe cantano l’inno al fuoco che verrà.

Quell’albero trema.

In egual modo, ogni giorno, aspetto l’alba di domani.

A volte albero, a volte motosega.

A volte inno, a volte fuoco che verrà.

Polvere da sparo



C’è un modo, spero, in cui le cose non devono andare.

Senza titolo



Mi hanno violentato l’anima. Le hanno fatto sentire una dolce musica e poi le hanno strappato le orecchie a morsi.

Senza titolo



Non vedo l’ora di vederti vibrare qui, fuori dal sogno, accanto a me.

Qui et ora



Qui, cedo le mie ali al tuo canto.
Ora, lascio cadere le briglie.

Portami dove vuoi.



Ascolto quando canti.

La musica è diversa,
adesso canto.

Ci provo
tu hai smesso.

Il coro non c’è
ascolto l’eco ancora vicino.



Cammino, mi giro.

Niente
poi nulla.

Allucìno i miei occhi
la vedo - non tocco
la vedo - non c’è.

Mi sbaglio,
ottimismo.



Cavalli inseguo.

Scolpiti nel sole,
manca il ferro.

La terra calpesto,
il cielo ricerco.



Defeco risorse.

L’orto del vicino annaffio
curando me.

Ristoro le acque,
non sporco la sorgente.



Consigli, sibili.

Non ascoltare,
la tua strada percorri.

C’è luce, la Luna,
dal buio illumina.



Respiro, bloccato.

Svalutato al mercato dell’oro,
un pezzo raro svenduto.

Una bilancia non accordata riparo.

Non ancora acquistato,
comprami.

Otra flor del mal



C’è aria di tempesta.

Una madre ricordando il confronto con quella finestra si blocca
esaurendo il discorso con l’alito sporco di vino bianco
“Solo per te non l’ho fatto.”

In silenzio il figlio osserva il suo cane nero chiedendogli ausilio.

Nessuna domanda, nessuna risposta, soltanto lo sguardo atterito.

Un altro fiore del male



Lo sguardo sul fiume da quel ponte ha il nome di suicidio.

Una leggera brezza che passa dal collo smuove timide quelle acque, che stanno in attesa di concentrici cerchi.

Lontano lavorano delle persone, costruiscono una strada che in queste notti nessuno calpesterà mai.

Dall’altro lato del ponte tira la stessa brezza e una bionda figura si ferma a scrutare di sotto. Il suo sguardo ha un altro nome però.

Non trovo più il fante di cuori nelle mie tasche e chissà quando incontrerò la regina di picche che nome adotterà questo suicidio.

Sputo nell’acqua e gli dono quei cerchi, più piccoli:
non è un buon giorno questo per morire.