M.171

 

latin lover



coito ergo sum

grandi magazzini



sei l’abbagliante certezza
di questa notte infinita
ti respiro
e i polmoni si riempiono
di gelida brezza
di polvere impazzita

uscir per camminare
e ritrovarsi a pensare
a parlar con se stessi

aliterò su di un vetro
e disegnerò un cuore
con le nostre iniziali
come fanno i bambini
davanti alle vetrine
dei grandi magazzini

lucida mente



vieni notte
vieni
arriva il sogno
i suoi artigli
nella mia schiena
difficile liberarsene
grasso guardiano
proteggi il mio sonno
altro giorno
altra delusione
vivi alla giornata
niente ti angoscia
niente
chi sei tu
fragile anima nel buio
sei forse d’avorio tu?
non avere paura
vieni a me
apriti
luna, sole, terra
siete in me
nessuno può scampare

acciaio puro



e poi
all’improvviso
realizzai che il mio cuore
doveva essere fatto
di materiale molto
molto resistente
per sopportare tutto questo
da oramai troppo tempo

filastrocca della buonanotte



come è strano il mondo
visto da quaggiù
e come è bello
tondo come un anello
dipingerò
col naso all’insù
un albero rosso
un cielo verde
un sole blu
voglio dormire ancora
per favore
non svegliatemi più

di sabbia e vino



piove
uno sciogliersi di nuvole
palpitante agonia
di una farfalla
le mie quattro ossa
biancheggiano
sulla sabbia
giaccio al suolo
come una lucertola
su di un masso
sotto un sole crudele
nausea di vino
odor di tabacco
niente paura
andrà tutto bene

respiro



rosso
rosso di sera
rosso al mattino
rosso come il tuo cappotto
come le tue labbra
rosso come una rosa
come il mio cuore
che batte
che sbatte
che soffre e si duole
che nasce e che muore
conterò i tuoi passi
mentre ti allontani
e quando si farà buio
mi fermerò ad ascoltare il tuo respiro

l’urlo



Nudo il mio pensiero
si trova a combattere
tra sogno e ragione
tra lucidità e follia
tra odio e amore
cerco risposte
ma trovo altre domande
cerco illusioni
ma trovo facili delusioni
le mie mani
aggrappate saldamente all’aria
al niente
sprofondo nel letto
sempre più giù
in un angolo della mia mente
ci sei tu
mi guardi ma non parli
vorrei afferrarti
vorrei toccarti
vorrei parlarti
poi
l’urlo della sveglia.

l’aquilone



Avrei voluto volare in cielo
come un aquilone
invece striscio a terra
come una delusione.

mare d’inverno



Hai mai visto il mare?
Se vuoi t’insegnerò il linguaggio del vento.
O se vuoi t’insegnerò a capire l’uomo.
È difficile sai.
Hai mai visto il mare?
Del come ci evitiamo.
Ci inganniamo.
Ci adoriamo.
Lo sai meglio di me qual’è il tuo ruolo.
Non devi chiedermelo.
Sai che non posso risponderti.
Ma tu non stai più ascoltando, e girandoti di spalle,
ti incammini per non so dove.
Hai mai visto il mare?

solo



Il caldo è insopportabile.
La mia gola brucia.
Il corpo chiede con insistenza il prezioso liquido.
Solo.
La distesa infuocata mi avvolge e mi soffoca.
Solo.
Chilometri e chilometri di sabbia.
Sono immerso nel canto del vento.
Sibila.
Nessuno ne capisce il linguaggio.
Solo.
Urlo la mia disperazione.
Nessuno può ascoltarmi.
Mi sveglio all’improvviso.
Sono disteso sulla sabbia.
Dall’alto una pallida luna mi osserva.
Mi alzo e mi guardo attorno.
Solo.

vertigine



Siamo come foglie al vento.
Pronti a volare alla minima brezza.
Cadere nel vuoto.
Su noi stessi.
Per poi rialzarsi di nuovo.
E cadere di nuovo giù, ancora più giù.
Senza sosta.

l’insostenibile pesantezza dell’essere



…e ogni volta che mi sveglio
mi allontano da te.