M.172

 



Non posso amarti il mercoledì
devo mangiare il cioccolato
e imparare ad alzare piano la frizione.
Non ho il tempo
per amarti
devo far nascere un fiore
dalle mie narici,
è pieno il mercoledì
pieno di macchine da scrivere che devo aggiustare
e scuse per scappare dai tuoi coltelli
di pongo azzurro pastello.



Prima di te
la mia vita era piena lo stesso
mi facevo i frullati di banana
e usavo solo inchiostro nero.

Senza amore stavo meglio
succhiavo i loro falli
e menefreghista il giorno dopo
mi dileguavo con un viscido messaggio;

a te carezzo la schiena
che mi completi le poesie
e mi giri le sigarette
che mi prepari dolci non lievitati
e sei pleonasmo delle mie mattinate blu
quando decido di tagliare i capelli.

Superfluo inutile burattino
voglio sputarti arte in faccia
con una cerbottana in legno.



Mi sono innamorata
di un fantasma
di smeraldo;

è un poeta
da quattro righe
con le nuvole
che gli si incastrano fra i denti.



Hai iniziato a tirare violenti calci
sulle mie gengive
così ora sai
che sono umana anch’io
gli dèi non sanguinano puttana,
piango rosso carminio
su guance innocenti.



Ti ricordi quel giorno
che mi hai dipinto la faccia
con le tempere?

Sfumature verde acqua.

Così non assomigliavo più a tua madre
mi hai scelta apposta
per ricevere da me
l’amore che lei non ti ha mai dato

e ogni volta che mi scopi
in realtà pensi a lei.

Ma quel giorno
di sfumature verde acqua
abbiamo fatto l’amore la prima volta.



Ci siamo uccisi
un po’ dappertutto
in questa città

sei sparito pedalando
sul tuo sorriso
d’alabastro.



Sono il deserto
tremenda
perfida;
ti anniento le speranze
ti scopo arida
tanto qui non nasce
alcun fiore.



Non innamorarti
di un poeta,
perché è come un attore
anzi, di più.
Sa forgiare,
plasmare
le parole.
Non innamorarti
di un poeta
perché ci caschi
giù
nei suoi pozzi di cultura
ma è troppo in basso
e lui ti lascia lì.
Non innamorarti
di un poeta
perché ha sofferto
troppo
e sta ancora cercando
suo padre.
Non innamorarti
di un poeta
perché
chi scrive in versi
ha imparato,
almeno un po’,
a mentire.

Dea pudica e vergine



ora che

mi hai verniciata

sembro una statua

di marmo bianco

vestita solo dei miei tatuaggi.



Se fossi HIV sieropositiva
andrei a seminare morte
in mezzo a questi
porci
che si consumano
sporchi
in un corpo bagnato
e caldo,
avrei
la potenza di scegliere
il vostro destino

inchinatevi al vostro nuovo dio
della morte.



che bello
oggi all’università
mi guardano tutti
sarò particolarmente bella

tutta contenta
vado in bagno
mi guardo allo specchio
e capisco

dal nervoso
mi sono grattata
il viso
una grossa crosta insanguinata
rende la mia faccia
interessante

andatevene tutti a fanculo



sono una perdente
nel girone di chi
si adatta alla paura
dell’inferiorità



le mie scarpe
sono fatte di autunno
e fiori morti