M.177

 



Capita spesso

a chi legge

di morire dentro

un’emozione distratta

perdendosi in parole

così calde da far stringere

anche i cuori più freddi e distanti.

Promemoria



Devo ricordare a me stessa
che quando qualcosa manca
non va colmato ad ogni costo
ma taciuto perché
certe mancanze hanno un prezzo
che non può essere calcolato
dimezzato o moltiplicato
puoi solo lasciarti scavare dentro
lasciarti seminare
affinché nasca qualcosa
col suo giusto tempo:
un germoglio di vita nuova.



Sono scia di stelle che va via
sono spia della luce malfunzionante
sono buio che irrompe in pieno giorno
ho paura di quello che non so essere
di quello che do senza condizione
della scadenza che non leggo mai
diffido del tempo che corre e non perdona
di ogni mio errore, esitazione, fragore
dello spazio che mi creo dentro
tra me e me
quando non voglio più vedermi
perdere o perduta.



Non andrà via
questa inquietudine
che mi assale
e come polvere
si posa
sulle mie tempie
stanche di pensare
stanche di viaggiare
in posti malsani
dove non c’è pace
dove non c’è amore
dove ci sono io
al buio
a racimolare vita
caduta a terra
giù dal cuore
sperperata
in mille parole.

Alla deriva



Vado alla deriva.
Mi schianto.
Salto giù
nei miei vuoti interiori,
nel buio della mia coscienza,
non so più darmi risposte.
Salvatemi da questo irrequieto
vagar senza fine,
senza speranza.



Sento addosso l’inchiostro
di ciò che non ti ho scritto
perché sei pelle morta
che non sa più proteggermi
destinata a cadere.

 



Versami parole

fino a riempirmi il cuore.

Le berrò tutte d’un fiato

finché non resterà nient’altro

in me

che un vuoto

di te.



Non è il volersi

ma il sapersi

il saperci tenere

che fa la differenza.

Non è il quanto

né il perché

che ti fa grande

in un rapporto:

è il come

è il senso che dai

ad ogni piccola cosa

che conta.



Mi sento schiacciata
da un cuore rovente
che infiamma i pensieri
di rabbia e (ri)sentimento.
Tra i miei polmoni
giace un silenzio
stanco e abbandonato
che mi toglie il respiro.
Vorrei parlarti
ma non riesco
e ti fisso come un chiodo
che ha perso il suo quadro.



Se taccio
è per ricordarmi chi è
quella che giace dinanzi
allo specchio informe
sporco in controluce,
è per scoprirmi sola
in un mondo sconnesso
di fili illogici che fanno
della vita un posto
senza senso
senza freno
senza senno.
Se taccio quindi
non chiamarmi vile
o arrendevole
o ingenua illusa.
Sta’ in silenzio anche tu
accanto a me
e guardami attraverso
lo specchio
rifletti con me
il mondo che non c’è.



Dovrei tacere l’intenzione
di volerti fare del bene
quando il mondo per te
si rovescia come pioggia
in piena notte
mentre tu tra le tue coperte
provi a cancellare le lacrime
che ti porti dentro.
Dovrei smettere di osservarti
mentre coli a picco
tra le tue parole
che come sabbie mobili
ti tengono stretto
fino a soffocarti la voce.
Annaspi
nel deserto di te stesso
cerchi un’oasi di pace
e invano ti perdo
nell’ennesimo abbaglio
di ciò che non sei più
da quando ti senti solo
granello di sabbia
nella vita di chi è già altrove
lontano tra le piaghe
di un cuore ormai
ferito e stremato.



Datele la parola!
Fatele del bene!
Non lasciatela morire
di silenzi scanzonati.
Aprite le orecchie
e fate ben attenzione
a quello che ha da dire:
l’anima che avete davanti
si apre a voi
come una conchiglia.
Raccoglietene i versi
e disperdeteli nel mare
così da poterne udire l’eco
ogni volta che vorrete
evadere da voi stessi
ed essere cullati dalla poesia.



Se si potesse far tacere il dolore
urlerei a pieni polmoni
fino a rimanere senza fiato
e le parole anziché creare vuoti
riempirebbero spazi bianchi
aperti come finestre sull’ignoto
che lasciano passare l’aria
senza trattenerla
ed io con esse diverrei ponte
che conduce dal fondo di se stessi
alla luce che rischiara i bui dell’anima.

Pensiero notturno



A vedere sempre tutto buio

si diviene soli e ciechi.



L’àncora di me stessa

L’ancòra di nessuno.



Mi chiedo se esista
un posto
anche per noi
anime solitarie
a metà
buone solo a scomporsi,
di cui noti i frammenti
i dettagli
ma mai la vera
- anzi reale -
consistenza.

 



Seppellisco parole
quando tutto intorno a me gira
e sfumano i dettagli,
quelli che tanto adoro
ma che spesso non comprendo:
allora mi annichilisco
divenendo io stessa un effimero dettaglio.

 

Tutto a rovescio



Con te era diverso
con te ero diversa
ero fuori di me
e mi piaceva
parlare a cuore libero
vita contro vita
combattere le paure
con un abbraccio
le insicurezze con un sorriso
sentirci vicini
fino a saperci lontani
mondo contro mondo
tutto a rovescio.
Come due facce
della stessa medaglia
eravamo destinati
a sapere l’uno dell’altra
a essere l’uno contro l’altra
completi ma divisi
a coprirci le ferite inferte
dalla nostra stessa guerra.
Spalle al muro!
E un attimo dopo:
Ritirata!

Oblio



Il vento batte forte
contro le persiane
e il cuore palpita
ad ogni colpo nel buio:
qualcuno bussa alla mia porta
senza mai aprirla.
In penombra
ti vedo esitare
non vuoi entrare
ti lasci cadere
nel mio sonno leggero
tra i miei vuoti
pieni di stanchezza.

Le parole



A volte scompaiono
come fantasmi poi si ripresentano
a me che le accolgo
senza mai tenerle troppo al caldo
ché basta poco per farle evaporare
ma anche tanto per sentirle davvero
dentro queste ossa bianche e scarne.
A volte mi sorprendono
in mattine troppo assenti
in cui il pensiero di una leggerezza
mi trascina via come fossi foglia
ai piedi delle mie stesse radici
incapace di volare e cadere
dentro i miei vuoti di parole.

Di-versi



Eravamo spigoli di una vita

che non ci apparteneva

che ci voleva di-versi,

e così ci siamo persi

l’uno nelle rime dell’altra:

ci siamo incrociati e baciati

alternati e composti

sino a divenire rime imperfette

di una poesia ormai finita.

E noi con lei.



In questo fiume di stanchezza
non c’è poesia che mi trascini via
un’emozione che mi faccia sfociare altrove.
Ci sono solo parole stipate in un angolo
a far della vita una giostra
che gira su se stessa
mentre io all’ombra mi sento morire
come chi recita in un film di guerra
costretto a sentirsi vivo
in un mare di tragedia.



Sei una voragine che si apre
fino a farmi cadere,
una straziante cavità dell’anima
satura di parole che,
private di ogni possibile slancio
di vita interiore,
si perdono nel grigio
di un cielo che non emette suono.

Ad un tratto un mormorio
di versi in lontananza
ammazza il tempo
mentre io – nascosta
nel mio arido silenzio -
attendo i passi del nemico
senza più respiro in gola.



Nella buia luce

del mattino

apro gli occhi

e chiudo il cuore:

fuori c’è troppa vita

fredda

che entra.