M.179

 



Di’, hai poi apprezzato

la sequenza,

la mutazione

di forma in forme

di vita via via

più evolute, seppur mute,

delle nuvole

scambiandoci aliti

identici, (con)fusi(si)

a meno d’un decimo di metro,

immobili a mezz’aria,

mentre scrutavi

i tremiti delle mie

pallide palpebre chiuse?



Microscopici incendi,

brillii sincopati,

singhiozzanti(,) piovono

tutt’attorno, su contorni

di mani in altre, su

gambe nude o su

eco delle eco impercettibili,

centeppiù gocce di zaffiro,

millepiù di silice incandescente

(si fanno quarzo),

sciami di rubini

muiono nel buio di Agosto,

nella deflagrazione di un bacio

tra sconosciuti.



Al sole in agonia

ti tingi d’arancio, fiore,

effondi accompagnandolo

ai suoi ultimi sospiri;

esponi prospetti, distratta, ipotesi,

stendendoli sul tappeto

immoto d’un oceano di se:

s’inabissano sotto i tuoi occhi

spenti.

Inesorabilmente lontani, ormai

anni luce, ormai cremisi, siamo,

mentre atterrisci voltandoti;

deglutisci: m’inabisso.



Sospeso s’un ramo

cinguett(‘)io osceno,

tra fronde assolate, desolate,

intrecc(‘)io senza metro.

Potessi ascoltarmi

dal ciglio, dal fondo

di una caduta libera,

dalle maglie di un’antenna,

godresti del soffio di vita

risonante sui timpani tuoi,

dell’increspatura della pelle

fino a tremarne,

dissipando per sempre il

Caos

tra le vene pulsanti delle foglie.

 

Random access memory



Li innesco per tratteggi,

come gocce di veleno

(il tuo trucco?)

sul mare quieto,

ricordi, come li chiamano,

dai solai che fingevo vacanti:

le putrelle s’ingobbano

sotto i tuoi passi.

 



Sinestetica sei

se t’ascolto blu,

se ti vedo odorosa, ebbra

di labbra, di lingua: ti solco.

Anfoterica restami

(a tratti anarmonica),

tra consensi, ipotesi e dinieghi

mi baci, imprechi e

mi òdi e s’è Uno (sintetica).

Acida, di pioggia fuori stagione,

fuori orario(,)

profumi il mio ventre

di pregiate rugiade

e trema il riflesso di te

nel mio (a)mare.