M.182

 



Scappa,

rifugiati

nel ridondante

gracidio delle rane.

 

Scappa,

rifugiati

fra i rami sottili

di un albero spoglio.

 

Scappa,

rifugiati

nelle tue parole

tremanti

scritte per caso

nelle pensierose

serate d’estate.

 

Scappa,

scappa

continua a scappare

nel perfetto razionale

dove tutto si può

calcolare.

 

Ma sei anima vagante

e sai perfettamente

che odi tutto ciò

che non puoi

programmare,

perciò

fermati un attimo

e inizia a pensare

di lasciarti travolgere

di venire travolto

dal caos irrazionale.



Amin,

porti ancora il sudore

del tuo popolo

sulla tua pelle

e hai solo la mia età,

tu

schiavo del mondo odierno

tu

che assapori

piccoli gradi

di libertà.

Ma Amin,

non preoccuparti

un giorno io e te

saremo uguali,

nuovi popoli insorgeranno,

sfruttati e sfruttatori

non esisteranno,

il mondo sarà di tutti,

confini e bandiere spariranno



Amin,

senegalese

chissà come sei venuto

tu

che mi hai venduto

un accendino

e mi hai parlato

e te ne sei andato

e avevi solo la mia età…



Sradico le mie radici

una dopo l’altra,

lenta-mente

ma

inesorabilmente

rimango ancorata

alla terra,

la mia.



Confini

punti di frontiera

senza fine

Confini

tangibili

Confini

immaginari

Confini

che ancora

non ho

varcato

ma che varcherò

per sentirmi

illimitato



Vorrei

sapere se hai corso

sui prati fioriti

della fanciullezza

 

Vorrei

sapere se hai mai

costruito castelli

con secchiello e paletta

 

Vorrei

mi raccontassi di più

della tua giovinezza

 

se mai

hai sventolato bandiere

di un solo colore

rosso(re)

rosso(re)

 

se mai

hai protestato

contro i padroni

potenti

oppressori

 

se mai

hai sentito

questa voglia

d’uguaglianza

nel cuore

 

Ma io

non ti chiedo mai

niente



Di quei colpi di pistola alla porta,

non mi hai mai detto niente.

Di quei colpi di pistola alla porta,

venni a sapere solo dopo,

da qualcun’altro,

qualcun’altro che non eri tu.

 

Perché viviamo in un Paese

omertoso,

fatto di

omertosi,

e anche non volendolo,

l’omertà ci cresce dentro,

così nasciamo uomini

potenzialmente liberi,

ma moriamo,

volontariamente schiavi,

nel silenzio della nostra triste

omertà.

 

xx-12-17



Tormentata

si tormenta

nei tormentosi

 

Tormenti

Daniela



Ti ricordi Daniela?

Ti ricordi Daniela

durante una calda serata autunnale?

 

Pedalava Daniela,

pedalava…

 

Cercava qualcosa,

qualcosa che non ha trovato,

ma Daniela ha pedalato,

lungo tutto il viale ha pedalato…

 

Poi si è fermata,

Daniela si è fermata…

 

Si è fermata, si è fermata

perché quel che cercava

non ha trovato,

 

ma Daniela ha pedalato,

lungo tutto il viale ha pedalato

 

Daniela pedalava ieri,

ha pedalato oggi,

pedalerà domani,

Daniela pedalerà sempre.

 

Pedalerà su nuovi viali,

in cerca di nuove cose.

Pedalerà per fermarsi

e ricominciare poi…

 

Quel che è certo di Daniela

è che trova sempre

quel che cerca

 

Su viali nuovi,

su bici nuove,

su idee nuove,

lei, trova sempre

quel che cerca.



Stormi

migrano

in un cielo

grigio cenere.



Ho trovato me stesso

fra i colori vivaci

dell’allegra estate,

ho trovato me stesso

fra gli alberi verdi

e il canto delle cicale

in calore,

ho trovato me stesso

perché era lì

che dovevo trovare me stesso

ed è lì, è lì

che ho perso me stesso

fra le foglie appassite

di un pallido autunno,

fra le luci soffuse

di una serata nebbiosa,

fra i silenzi assordanti

e i ricordi pesanti

è lì, è lì

che ho perduto me stesso,

ma è qui, è qui

che ritroverò me stesso.

 

11-11-17



Il disagio è

Mangiucchiarsi le dita

convulsamente

Strofinare i lembi della maglietta

violentemente

Fumare finché si ha polmoni

Sorridere nervosamente

 

Può durare poco

o

può durare per sempre

 

Non sai mai cosa dire

Lo sai sempre,

ma non dici mai niente

 

Può durare poco

o

può durare per sempre

 

E il disagio cresce…

 

Ti accorgi che

le unghie sono finite

i lembi della maglietta

consumati

i polmoni incendiati

Ma sorridi savvero

ed è subito un sollievo

 

Durerà per sempre

 

16-09-17



Tra i rumori e i silenzi

luci bianche nel cielo

abbagliano,

abbagliano.



Pioviggina,

pioviggina e ha sapored’erba e d’estate,

Pioviggina,

ma no, non è la stessa pioggia di casa.

Pioviggina

ed è come se mancasse qualcosa

al rumore e all’odore.

Pioviggina,

ma chiudo gli occhi

e vedo la pioggia di casa.

 



È da un castello che mi voglio buttare,

è da un castello che voglio morire,

ma se da un castello mi devo buttare

per poi morire,

da un solo castello voglio perire.

Dal castello di Crotone mi butterò

e morirò,

guardando le acque di scarico

delle navi del porto

e il colore grigiastro della caserma

che sembra quello di un animale morto.

Dal castello mi butterò

e morirò,

ma forse prima di perire

volerò,

fra le acque del porto

mi tufferò

e fra i pesci radioattivi

affogherò.

 

-questa poesia non vuole essere un inno alla morte, ma alla vita, sempre



Che il polline nell’aria

sembra quasi neve a primavera

ma il sole ti scalda

e il colore bianco della neve

non ti acceca

come se la natura volesse darti

una seconda possibilità

come se volesse farti godere

una nevicata non dietro a un vetro

ma sotto lo splendore di un

azzurro cielo.

 

Ma dimmi un po’,

non è forse meraviglioso

godere del tepore?

Non è forse bellissimo

quando il calore ti penetra

tra le  fessure del maglione?

Ma quanto stai bene

con la faccia al sole?

E i piedi nudi nell’erba?

E se poi ci corri pure

su quell’erba?

Non ti sembra quasi di

star facendo l’amore?

 

30-04-17

Calabria



Il crepuscolo mi piega,

l’avvenire della sera

mi distrugge

Mi uccidono

i ruderi dei casolari

in mezzo agli uliveti

Mi uccidono

le vigne

Mi uccide

la primavera

Mi uccide

il mare e la scogliera.

 



Come un bambino appena nato,

scopro colori e suoni nuovi

che in realtà avevo solo

dimenticato.

Anche se visti e uditi

li avevo già,

paion diversi,

come se avessi

orecchie e occhi nuovi.

E se un bambino piange,

appena nasce,

perché vivo è,

perché respiro ha,

io quasi piango di fronte a tanta

immensità.

Sarà il contrasto fra terra e cielo?

Molteplici verdi prima

e azzurro intenso dopo,

non si mischiano mai,

non si toccano mai,

scelta accurata

di un pittore curioso.

O sarà il cinguettio delle rondini?

Fischiettano, volano, volteggiano

e non sai mai di cosa parlano,

ma sicuramente di libertà,

perché sì,

loro sì che sono davvero libere

e allora sogni questa libertà,

quella libertà

e la invidi

mentre provi sbigottimento

per la primavera

benigna,

ti scalda, ti abbraccia,

non ti brucia, non ti acceca,

ma cieca sei

perché occhi non hai

ma cieca sei

perché occhi non hai.

 

14-04-17

Manfredi



Manfredi,

la ama da cinquant’anni,

cinquantuno in realtà,

ma ogni giorno è come il primo,

tant’è che dimentica tutto e tutti,

ma lei no, non può dimenticarla.

 

Benevola è stata con lui a vita.

 

Per cinque anni ha amato una donna,

poi ne sono seguiti sedici con un’altra

e alla fine ha trovato l’al(b)a.

 

Bellissima era in giovinezza,

bellissima è ancora in vecchiaia

e lui l’ama

più di prima, più di allora.

 

L’al(b)a è stata la sua alba,

rinascita di una vita già nata

rinascita di un bruco che diventa farfalla.

 

E allora Manfredi guarda l’alba,

ma nel sorgere e risorgere

del sole, della vita…

niente è più bello della sua al(b)a.

 

01-04-17



Il caffè, un grande amore,

ma con riserva.

Se non lo bevi, ti manca

se ne bevi poco, ne hai ancora voglia

se ne bevi troppo, hai le palpitazioni a mille,

ma inevitabilmente ti farà star male.

E allora cosa fare?

Rinunciarvi per paura di soffrire poi

e sentirne la mancanza adesso?

Amarlo di tanto in tanto,

quando capita,

giusto per colmare un vuoto? Ma

continuare a soffrirne

perché non ne hai ancora abbastanza?

oppure, oppure, oppure…

non sarebbe forse meglio intraprendere una storia d’amore con lui?

Ma non una di quelle storie sciape, senza sapore,

no, quelle no, lasciamole ai film.

Col caffè è diverso!

Col caffè deve essere diverso!

Il caffè è passione, è emozione,

è voglia di vivere,

è sentirsi vivi dopo un sorso.

E allora, diffidante di chi lo prende con il latte la mattina,

o peggio, di chi preferisce l’orzo solubile.

Amatelo e amate chi lo ama.

Amate chi lo prepara con cura:

svita la caffettiera, mette l’acqua nel serbatoio,

poi il filtro, poi la posa…

e la avviata, con pazienza, la riavvita.

Poi accende il gas,

e in quel momento,

in quel momento inizia già un po’ a godere.

Attende con ansia che esca,

e quando inizia ad uscire,

la fantasia, dove non arriva la fantasia…

Poi inizia a fischiare

e fischia e fischia

ed è lì lì per venire,

ma solo nel momento in cui lo beve,

solo in quel momento è ORGASMO.

Quindi cazzo, amatelo,

amatelo anche se dopo avrete i crampi allo stomaco e il fegato impazzito.

 

28-03-17

Firenze



È sette mesi che provo ad amarti.

È sette mesi che mi rifiuti.

È sette mesi che ti rincorro e mi blocchi.

La verità è che non ti amo,

tu non mi ami, non ci amiamo.

Allora che senso ha?

Perché provarci ancora?

Lasciamoci, ti prego, lasciamoci.

Lasciami andare, fammi scappare.

 

Stanotte, sai, ho sognato un’altra.

Era bellissima.

Ero bellissima io con lei.

 

Sorridevo mentre camminavo sui ponti,

le luci riflesse nell’acqua,

i passanti, i mendicanti, i negozi aperti,

la vita dietro…

ed ero felice, con lei, ero felice.

 

E adesso che faccio?

Ti lascio e vado da lei?

O continuo a cercare di amarti?

E se poi lei non mi ama come nei sogni?

Se la realtà è tutta illusione?

 

Che faccio? Ti prego, dimmi che fare!

 

Sarà che i suoi cieli cupi e coperti

mi metterebbero forse più allegria di te.

Sarà che il tuo caldo asfissiante,

la tua umidità permanente,

il tuo sole bollente,

non riscaldano per niente.

 

Scusami, ti prego, scusami,

la realtà è che ti amo,

tu mi ami, noi ci amiamo,

ma non ci apparteniamo.

 

E allora,

lasciami sognare le altre…

Stanotte l’ho sognata,

stanotte, Milano, ti ho sognata,

ti ho sognata e mi sono innamorata.

 

22-03-17

Piera



Piera,

Piera è estremista,

per Piera o è bianco o è nero,

ha picchi di felicità assurdi,

potrebbe toccare il cielo

con un dito, due dita,

entrambe le mani;

ma così come si ci tuffa,

così potrebbe sprofondare

negli abissi più profondi.

 



Il cielo è azzurrino

sull’orizzonte violaceo

e in alto, non troppo in alto,

c’è la luna piena

Il sole ancora non è tramontato

È come se i due si volessero parlare,

dirsi qualcosa

Un abete sorride

E nei riflessi degli specchi

le nuvole rosa

 

11-03-17



Livorno,

ti ricordo

come un sogno

 

Non so se stata ci sono mai

ma se penso a Livorno

nella mia testa

c’è Livorno

 

È un palazzo a forma di matita

È un pianto di bambina un po’ impaurita

È una meta che non era stabilita

 

07-03-17



Godi dei colori sugli alberi

non durano tanto

li vedi solo una volta l’anno

 

07-03-17



Se chiudo gli occhi

vedo la mia siepe

e oltre quella siepe

casa mia

Se chiudo gli occhi

porgo il viso verso il sole

Mi scalda

Se chiudo gli occhi

ho una tazzina, in mano, di caffè

e ti posso assicurare

che casa più bella non c’è

 

05-03-17

 



Se mi vuoi vedere al massimo,

prendi un pomeriggio soleggiato di inizio Marzo,

quando la primavera si percepisce,

ma ancora non è presente,

quando ci sono le gemme sugli alberi,

ma ancora i fiori non sono sbocciati,

quando tutto ha tremendamente fame di vita,

ma ancora non è nato.

 

Ecco, in quel pomeriggio,

io non posso che non essere quella che sono:

me stessa.



Sono belle le stazioni

ma di più i viaggiatori

che non sanno dove vanno

che non sanno che gli aspetta

 

24-02-17

 

 



Perché è bello vagare

senza una meta precisa

Perché è bello pensare

da soli

Perché è bello pensare

e basta

Perché è bello perdere la strada

per poi ritrovare la via

 

20-02-17