M.197

 

48-morto che parla



Vestito di ciliegio riposo,
su un letto di terra e vermi riposto.
Pensatemi turgido ,credetemi sepolto.
Lamenti e corone non basteranno,
non laveranno del grigio torpore la vostra colpa.
Sibilerò, tremendo, alle vostre orecchie
pronuncerò le giuste parole di attimi mancati,
non vi resterà che il triste ricordo dell’ultimo momento:
implorava l’agnello da voi lasciato indietro,
consegnato alle fauci più nere.
Così rivivrò ,così diverrò tiranno.
La follia germinerà dal rimorso,
le radici insidieranno i vostri cervelli.
Annegherete lenti nel mare d’inerzia
Sbracciando tra i vostri condizionali fidati :
avrei, potrei, dovrei.
Immoti ai moti di pietà, così morirete vivendo,
eternamente stanti.
Così patirete l’insonnia,
mentre io sorrido alla pace, alla fine del mio tormento,
deliberatamente concessa dalla vostra cosciente indifferenza.
Di me non avevate bisogno, a voi renderò il me veleno.

Stagioni per un amore



Non saprei se tra le serene sere di Settembre,

o in una melensa mattina di Marzo;

ma ricordo che ci baciammo.

All’improvviso arse l’Agosto: caldo , rosso;

Fu forse il fanciullo di Febbraio a ferirmi con le sue frecce,

già lumeggiavo intrecci di corpi tra i languidi lidi di Luglio .

Ma era solo il dono dannato di un più duro Dicembre,

già pronto a smarrirmi in Gennaio, fra gelide nebbie.

Ed ora onoro gli otri d’Ottobre bevendone il vino, ordisco l’oblio,

mischio nel Maggio mariano preghiere e bestemmie,

aspettando che arrivi all’Aprile, un nuovo amore primaverile,

gravido del gentile generare di un giovane Giugno.

 

Primavera universitaria



Primavera universitaria

Chino ,disegno a brevi tratti sbarre d’inchiostro,

sfoglio ,distratto ,le pagine dei mattoni  che chiudon la cella,

il piantone ha troppe memorie da raccontare ,

parla di dotti e poeti ; mi fa annoiare .

 

Dal di fuori un nuovo fuoco irrompe e profuma ,

colano le sbarre ed ardono le mura ,

la guardia ha dovuto tacere ,

troppo forte la primavera s’è messa a gridare .

 

Chiudi i libri ed inizia a giocare ,

apri la camicia ed inizia ad amare ,

chiudi gli occhi ed inizia a sbagliare.

M.197

SPETTRO DI UN OCCASIONE



NON VEDO ,

MA DELLE FORME , TU , IL CERCHIO.

NON ODO ,

MA DELLE SIRENE , TU , IL CANTO.

NON GUSTO ,

MA DE MIELE ,TU, IL SAPORE .

 

NON HAI PAROLE ,

MI OLTRAGGI.

NON HAI FORZE ,

MI SCARDINI.

NON HAI PASSIONI ,

MI DERIDI NEL DOLORE.

 

UNA MANNA ABORTITA ,

SEI VENUTA E T’HO CACCIATA

QUANDO LA VITA M’ERA GRATA

TI HO IMPLORATO  E M’HAI IGNORATO

QUANDO NULLA ERA RESTATO

IN FOLLE IDEA SEI RIFIORITA

 

CERCO ORA , NON ESISTI PIU’

ESISTO ORA , NON CERCHI PIU’