M.205

 

11/09/18



Ci avvinghieremo l’un l’altra

Sotto il Cielo perenne,

Disteso avvolgente

Manto di fulgide Stelle

Stringeremo i corpi

In capo al mondo sì forte

Che grideranno i pesci,

Che

Tutte le Stelle

Correranno a guardarci

 

Riflessione all’ombra delle foglie



La vita è un cerchio

E così

Levandosi invano

Camminando,

Sbeffeggiati dal sacro

Ed attratti dal profano,

A carponi ovunque andando,

Ammiriamo con lo sguardo

Quanto di piú lontano vi sia

Agognando il frutto di

Questa nostra nostalgia

Come se “nostalgico”

Fosse attributo di cosa alcuna,

Disperati,

Diveniamo il mostro

Della nostra stessa laguna

Ma io, che di mostri

Mi fingo esperto, che

Li colleziono nell’armadio

Ed alle volte,

Sono audace

Nel portarmeli a letto,

Sò quanto di vero c’è

Nel nostro andar via

Che sia

Trasportati dal vento o

Da dolce melodia,

Ci ritroviamo tutti qui,

Braccati dal tempo,

Nell’Inferno

Cantato ognuno

Nella propria litania

All’ombra della tua schiena



Non me la racconti
Sarà il bicchiere che puzza di birra
La battigia ora lontana
Miglia su miglia
Un’onda salata mi frusta
Una notte di pioggia che scroscia
Un nugolo di pensieri che ronza
E muore ad un passo
Lascia che tocchi
Con le dita
A passi interrotti
Una curva maestosa
Su cui scivola il cielo intero
È un mero desiderio
Fatto di vetro

Insomnia



Quando tutto fa buio
E nella giungla
odono grida animali
L’uomo contorce lo spirito
In un letto di spoglie mortali

Sarà vano, ma
La sola vacua luce
Che m’illumina il sonno
E odio chiamarti
Anche se dormo
Come fossi ormai
Del mio immenso mare
L’unico eremo scoglio

Saper di avere
Anche quando la pioggia
Non lascia che nugoli
Di detriti, le tue impronte
Sui miei vestiti

Eufonia



È che sembrava pervaderti
La mia stessa pazzia.
Nelle ossa, nel cuore
Nella carne;
Nelle pieghe del nostro amore
Sentivo il calore,
Di una mattina spesa
Ad assaporare l’odore
Della tua pelle di seta

Una Primavera



Primavera fanciulla

Compagna del Tuono di Marzo

Schiude in un campo

Coperto di brina.

Piroetta a piedi scalzi,

vestita di grano;

Che salutavan la Terra

Che salutavan la guerra.

Il profumo dell’erba

Salutava l’Inverno.

Inebriando il bianco

Ululato di vento

In cui ritirava;

Stringendola fra le mani

L’anziano Generale

Echeggiava con voce di Tuono:

Andrò.

Riposerò sui monti

In attesa di ogni viandante.

Concederai a Zefiro

Le tue ciocche dorate

E scorreranno come raggi di Sole

Fra le dita del vento

Mentre

Sul Giacinto in fiore

Anche ‘l più piccolo insetto

Ronza il tuo nome.

Piccola Primula,

Saluti danzando le nostre parole

Mentre le Rose e le Viole

Sboccian d’amore

Stella Danzante



Con gli occhi e la mente pensante

Ti do aspetto di Stella cadente.

Stella destinata a staccarsi dal firmamento

E cadere sulla vile Terra

Crepuscolo



Prima che cessino i libri,

Il vento e la pioggia;

Così il mio palmo sul tuo

Così un’onda si frange

con quella cui s’incontra.

Che vermiglio

Il drappo del Sole cada lieve

Specchiandosi in mare.

Quieto trace

Figlio d’Aurora

Zefiro sciama da un tuo schiocco di ciglia

Prima

Che seguano parole stonate

O tendano

Le corde della mia Cetra

Splendono i tuoi occhi

12/11/16



Rinasce a nuova vita

Energia infonde, trasfonde

Difforme da velleità

Essa uniforme alle ombre

Stella Di Giorno



Fatti inseguire,

lascia che siano

gli altri a

venire da te.

Tu sei il Rum

mica la pera