M.205

 

Le pètite garcon Gavroche



Monello livido sul selciato 
Denso,
Respir di mitraglia t’avvolge
Cadi,
Per terra il naso nel fossato;
La tua canzone smorzata,
Da una bocca d’acciaio

Da I Canti della Notte



Alienazione è il passo del topo e il battito D’Ala del pettirosso 
La sfera della percezione che avvolge l’impercettibile, riporta il fragore della cresta dell’onda e il canto del vento.
Ora tempesta ora la calma dell’alba che incrina la sanità del savio; 
Riposa la mente del folle.
 
Wallendream,
il poeta nomade

Hanno la faccia come il culo d’indignarsi



Vorresti tu vivere attraverso le persone, come una pallottola si dice efficace per quante teste sia passata attraverso,
strisciando sull’uscio che separa reale osservazione da eloquenza,
trascinando con te in un fare confuso,
quanto ti sia necessario per vile gioco tratto da chi del tuo gioco s’ingannò in un’amplesso;
e coito come metafora di vita?

Da I Canti della Notte



Ci sono giorni di pioggia
Che traggono con loro sul fondo
Le isterie di un mondo
Di cui conosco solo un’oncia.
Un’esperienza immediata
Rapida come un bang,
Tragica come
La sua fiammata
 
Ci sono giorni in cui piove
Mai come oggi,
Ci sono giorni in cui è bello sentirti
Scandire le ore
Ma nei tuoi appunti
Leggo che piangi.
Sarebbe meglio lanciarsi al giorno
Nudo o vestito di stracci e
Lasciare i consigli sfumarsi
Contro la luce del Sole
Guardarli annegarsi
Prugne in un mare di Viole.
 
Ci sono giorni in cui il passato non conta
Conti definizioni sommarie
Incise nel legno incolore sopra ogni porta.
Ti trovi a piovere in giù, cercando parole
A cavallo tra la mente ed il cuore
Orme nel deserto separano il giorno e la sera.
Wallendream,
Il poeta nomade

Da I Canti della Notte



Tutte le volte che cercai
Di smettere di farmi del male
Furono tutte le volte che gli chiesi
Di smettere di urlare.
Ma era un silenzio sordo
Nonché cieco
Non il morbo nè la cura,
Notti di fantasia pura
Passate fra le braccia
Di orrida creatura.
 
M’insegnasti come presiedere
I bastioni delle tue mura,
Macellaio della mia sanità
E della mia carne
Metallica armatura.
 
Non smisi di cercare,
Grattai i coperchi
Di troppe bare
Lui imperturbabile, fermo
Intento a scrutare.
I secondi passano feroci
Mangia i ricordi di cui ti nutri
Non lascia che vuoti.
 
Se spiace invero per il girotondo,
Infondo mai gli voltai le spalle
Per guardar fuori dai suoi occhi
Tutto ciò che chiese
Erano i miei, come sbocchi.
 
Riflessi nelle vetrine di ogni Via
Vedo insieme due metà
Della stessa malattia.
Abbandona ogni rimedio, oh prodigo
Chè della mia compagnia
Io non vuò privarmi
L’unica sinfonia
Che permette di addormentarmi.
 
Wallendream,
Il poeta nomade

Da I Canti della Notte



Di lacrime e di sangue, di polvere e di vento
Di tutti i nostri sogni è la sabbia del deserto,
Perchè è li che sono scritte le storie di noi tutti
Puttane, sognatori, eroi per caso e farabutti.
 
E il deserto è il cimitero della gente senza storia
Di paure, gran menzogne e amori ignoti alla memoria,
Tra rovine di un passato di violenze e di rancori
Per trovarsi nel domani una volta ancor più soli.
 
D’infinite solitudini, di lacrime e di vento
Di sangue e di follie è la sabbia del deserto,
Di eroi senza volerlo, di amori senza fine,
Di strade nella polvere che incrociano le vite.
 
Ma non si fermerà mai, ed anzi mai sarà finita,
La danza del deserto, il deserto della vita.
 
Wallendream,
Il poeta nomade

Rido ad un Girasole



Ed quasi un cedimento il mio
Non concordo sul quando
Quel momento sia diventato tuo,
L’ avrei rivisto mille volte
Ma mai forte come mille volt.
Non poggi affatto
Sullo schienale della tua sedia
Inarchi una curva bella
Bella ma alla tua maniera,
E seppur non cedo lo sguardo,
Sta attenta.
Ho fiutato il tuo profumo,
Da più d’un miglio
 
Se ne provassi, dentro
Un freddo umore..?
Se ti dicessi che non contano più le ore
Quando una stretta ferrea 
Ti avvelena il cuore?
Passerei le ore a
Riscaldarmi
Al Sole delle tue parole
O dei tuoi silenzi.
Infondo è uguale io adoro,
Osservare i fiori.
 
 
 

Nulla virtus



Perchè dovrebbe essere la perdita, misura del valore?
Perchè guerra l’amore?
Perchè Laura si accorge di qualcosa solo quando l’ha sotto le suole.
 
Ciò che non comprende
Non lascia in lei traccia,
Lo lava via incurante come una lacrima
Sotto la doccia.
Ricordi che un dì Matteo
Gettò via il cuore ai rovi,
Per combattere alla pari
Contro un branco di leoni
E il tempo, lo mutò in uno
Di quei boriosi buffoni,
Per cui il vuoto in corpo non pesa
Se non quando si è soli.
 
Schiacciato dal peso dei nomi, scordi
La naturale leggerezza dei fiori.
Dove affondi radici
Mi guardi e mi dici che
L’onore
Si misura dai nemici.

Apostolo del mare



Non dove tu rivolgi il tuo sguardo Padre
Non dov’è che sia la tua provvidenza
Non fosti tu a generare quel figlio?
Il lago abbonda di vita viva
Ovè che tu gettasti la tua lenza.
Ma io che non son pesce e
Non ho legame alcuno
Col pescatore sono cordiale a
Non riempirti la pancia di urla inumane.
 
È vergognoso e indegno
Profanar luogo di cui non si è figlio.
Mentre dormi nel tuo letto
Io Padre resto sveglio,
So che per me non hai timori
Non averne,
La fiducia per noi è inerme
Ferma e intoccabile
Come le Stelle.
 
Se è vero quel che cerco
È pur vero che sia ignoto:
Mi dispiace se in vita
Ti nominai per sfogo.
 
Scomodai un gigante
Troppo gonfio del suo amore chè,
È la speranza dell’uomo
Forse, il suo vero potere?
 
Di creare e di saggiare
Il sapore della sua distruzione;
Dio forse non vede
Perché oscurato dal Sole.

Io non sono qui



Spero che Dio
Non abbia ascoltato
Parecchie volte
L’ho ripetuto a me stesso
E non importa
Se sia rinato
O se sia rintanato
Dentro quel suo Cielo bucato
A parlar di noi
Come di un dado
Lanciato per svago
Perché ho peccato Padre
E non aspiro al tuo perdono
Perché un orfano
Nato dal Tuono
E’ diverso da un fiore
Nato dall’imo in un giorno di Sole

Brillano stelle sul soffitto di un bunker



Poterti guardare
Non saperti felice,
Saper del male
Ma non aver ragione alcuna nello scrutare,
Alle volte rivolgiamo lo sguardo
Arrendevolmente attratti
Più che persuasi.
In un mare di spasmi confusi
Dove saggi assonnati presiedono
Su troni di corallo
Ed i malcapitati
Inventan posti a sedere
Per l’ultimo loro sbaglio.
Al crocevia delle Anime
Saprò vestirmi di stracci?
Di vetri opachi
Che vederti
Mi porrebbe fra beati e dannati
Che tra servi e seguaci
V’è scorno nell’ amore, di cui sono capaci

Τοξότης



Voi che qui siete giunti
Emancipati da timori
E remore,
Moventi di sorta.
Che radiosi, ardiate
Della stessa luminosa utopia
Che illumina le vie dei sogni.
Od avvolti nelle maglie ferree
Della notte più scura.
Voi Cavalieri
Che qui siete giunti,
Non temiate il domani
E la sua volta
Ora che il Sole è calato
E la Luna è morta.

Universali



Il problema non sta
nel far di tutta l’erba un fascio,
Ma nel realizzare la cascina
che tutti li contenga

Wishing Well



If only a man,
Stranger in our sinful land
Could trust his friend
Where dashing demons
And backward angels
Drive you mad,
Over a countryside field
Without guns or
Sospicious spies,
He would recognize:
That it’s not great
But it is fine

Ci sedemmo dalla parte del torto



Quando passasti dalla parte del torto
Levando la lingua, contro quel ciarliere
Imparasti di nuovo a contare.
Ma infondo, chi ha ragione
E chi torto?
E chi è Gesù Cristo
Se non un morto e poi risorto?!

11/09/18



Ci avvinghieremo l’un l’altra
Sotto il Cielo perenne,
Disteso avvolgente
Manto di fulgide Stelle
Stringeremo i corpi
In capo al mondo sì forte
Che grideranno i pesci,
Che
Tutte le Stelle
Correranno a guardarci
 
 

Riflessione all’ombra delle foglie



La vita è un cerchio
E così
Levandosi invano
Camminando,
Sbeffeggiati dal sacro
Ed attratti dal profano,
A carponi ovunque andando,
Ammiriamo con lo sguardo
Quanto di piú lontano vi sia
Agognando il frutto di
Questa nostra nostalgia
Come se “nostalgico”
Fosse attributo di cosa alcuna,
Disperati,
Diveniamo il mostro
Della nostra stessa laguna
Ma io, che di mostri
Mi fingo esperto, che
Li colleziono nell’armadio
Ed alle volte,
Sono audace
Nel portarmeli a letto,
Sò quanto di vero c’è
Nel nostro andar via
Che sia
Trasportati dal vento o
Da dolce melodia,
Ci ritroviamo tutti qui,
Braccati dal tempo,
Nell’Inferno
Cantato ognuno
Nella propria litania
 

All’ombra della tua schiena



Non me la racconti
Sarà il bicchiere che puzza di birra
La battigia ora lontana
Miglia su miglia
Un’onda salata mi frusta
Una notte di pioggia che scroscia
Un nugolo di pensieri che ronza
E muore ad un passo
Lascia che tocchi
Con le dita
A passi interrotti
Una curva maestosa
Su cui scivola il cielo intero
È un mero desiderio
Fatto di vetro

Insomnia



Quando tutto fa buio
E nella giungla
odono grida animali
L’uomo contorce lo spirito
In un letto di spoglie mortali
Sarà vano, ma
La sola vacua luce
Che m’illumina il sonno
E odio chiamarti
Anche se dormo
Come fossi ormai
Del mio immenso mare
L’unico eremo scoglio
Saper di avere
Anche quando la pioggia
Non lascia che nugoli
Di detriti, le tue impronte
Sui miei vestiti

Eufonia pagine bianche



È che sembrava pervaderti
La mia stessa pazzia.
Nelle ossa, nel cuore
Nella carne;
Nelle pieghe del nostro amore
Sentivo il calore,
Di una mattina spesa
Ad assaporare l’odore
Della tua pelle di seta

Una Primavera



Primavera fanciulla
Compagna del Tuono di Marzo
Schiude in un campo
Coperto di brina.
Piroetta a piedi scalzi,
vestita di grano;
Che salutavan la Terra
Che salutavan la guerra.
Il profumo dell’erba
Salutava l’Inverno.
Inebriando il bianco
Ululato di vento
In cui ritirava;
Stringendola fra le mani
L’anziano Generale
Echeggiava con voce di Tuono:
Andrò.
Riposerò sui monti
In attesa di ogni viandante.
Concederai a Zefiro
Le tue ciocche dorate
E scorreranno come raggi di Sole
Fra le dita del vento
Mentre
Sul Giacinto in fiore
Anche ‘l più piccolo insetto
Ronza il tuo nome.
Piccola Primula,
Saluti danzando le nostre parole
Mentre le Rose e le Viole
Sboccian d’amore

Stella Danzante



Con gli occhi e la mente pensante
Ti do aspetto di Stella cadente.
Stella destinata a staccarsi dal firmamento
E cadere sulla vile Terra

Crepuscolo



Prima che cessino i libri,
Il vento e la pioggia;
Così il mio palmo sul tuo
Così un’onda si frange
con quella cui s’incontra.
Che vermiglio
Il drappo del Sole cada lieve
Specchiandosi in mare.
Quieto trace
Figlio d’Aurora
Zefiro sciama da un tuo schiocco di ciglia
Prima
Che seguano parole stonate
O tendano
Le corde della mia Cetra
Splendono i tuoi occhi

12/11/16



Rinasce a nuova vita
Energia infonde, trasfonde
Difforme da velleità
Essa uniforme alle ombre

Wahisky



Fatti inseguire
Lascia che siano
Gli altri a
Venire da te.
Tu sei il Rum
Mica la pera