M.209

 



Mi piace pensare che tu stia bene

e che un giorno tu legga questo su un muro

non sapendo che sia per te.

Vorrei dirti che t’ho sempre amato,

un bacio sulla fronte, ovunque tu sia.

Abbiamo visto il sole e la pioggia insieme

l’alba e il tramonto

ma mai la neve.

Pensami quando vedrai la neve

e il mare in inverno,

che avremmo dovuto vedere insieme.

Un altro bacio sulla fronte,

t’ho sempre amato,

anche se non ci hai mai creduto.

Priorità



Prima di lavarvi i denti,

ricordatevi di lavarvi l’anima.

Capelli blu



Una volta c’era un gatto

che si scaldava su di un calorifero

mentre la sua padrona con i capelli blu, lo accarezzava.

Quei capelli blu piangevano e ridevano

sempre troppo forte.

Un giorno entrò nella bufera e rimase zitta.

Silenzio, rumore, suoni:

Momenti necessari alla musica.

Tappatevi le orecchie:

Questa non è una musica.

Non sta cantando, sta urlando.

Non lamenti, ma sogni

sogni perduti

necessariamente.

Cura



Cura ciò che sei,

ma soprattutto ciò che non sei.

Fa’ del tuo non essere il tuo essere.

Mi raccomando

scegli con cura

cosa non essere.



Inizio vivendo

e finirò morendo.

Talvolta ho paura della pietra.

Ho parlato con degli sconosciuti,

mi han detto che stai bene,

ma è perchè loro non sanno leggere

i tuoi occhi nocciola.

Io invece sì,

e per questo sei fuggito.

Occhi, fondamento e miseria di ogni necessità

e di ogni virtù.

Adesso i tuoi occhi non li vedo più,

e non li vedrò mai più.

Ricordati di avere fede.

Non ho niente da dire



Non voglio dire di essere felice

Non voglio dire di essere triste,

perchè cosa sono

coincide con chi sono

e io sono tante cose,

non una soltanto.

Ognuno è tantissime cose,

tutte le cose: Ognuno ha tutti in sè e sè in tutti.

Se io ora ti chiedessi di correre,

verresti da me o scapperesti nel Cosmo?

Dimmelo ti prego.

Anche se io non prego, perchè il mio Dio sono io.

Una volta sono scappata nel bosco

e ho corso così tanto da non avere più i piedi

ma non mi sono fermata: Sto ancora correndo.

Ma forse questa non è una mia storia.

Una poesia di tante cose



Tante cose vengono comprese,

altre un po’ meno

però

c’era una volta,

qualcosa che non aveva un nome

e non l’aveva mai avuto. Eppure esisteva.

 

C’era una volta,

una luce

che non si poteva guardare, non con gli occhi del volto:

Non avresti visto nulla.

Conforto.

 

C’era una volta,

un cuore di fanciulla

che ebbe il coraggio di guardare la luce.

Ecco, ecco! Aprì il suo petto, giusto un po’,

così che il cuore fosse nudo. E crudo.

Che paura, che vento gelido.

Da quel momento, quella fanciulla non disse più nulla,

nessuno seppe più alcunchè di lei.

 

C’era una volta,

un cuore che batteva

in un luogo che non esisteva.

Tum, tum.

Fine della storia.

Verrà il giorno



Verrà il giorno

in cui

riuscirai a guardare ciò che non hai mai visto.

Allora sentirai il sole sorgere nello stomaco,

è il nascere del giorno

in cui ti sarà concesso soffrire.

Non posso prometterti che avverrà,

ma posso prometterti

che quello

sarà il tuo giorno migliore.

Solo due cose:

Non preoccuparti

e non dimenticare ciò che non deve essere dimenticato.

Giaccio



Giaccio

su questo letto di dolore

notti insonni

lenzuoli gelidi

e passo il tempo ad immaginare e sognare

come sarebbe andata

se avessimo potuto comunicare

non a parole,

costrutto umano,

ma con il linguaggio dell’anima.

Immagino te

di fianco a me

mi guardo

dove sei?

Non sento più il tuo pianto

forse perchè passi il tempo a ridere

e neanche ti ricordi il sapore salato delle lacrime

perchè di piangere non ne hai più bisogno.

Tu ridi,

io giaccio

attendo la morte

ma

non privarmi della benedetta speranza dei ventenni

di poterti incontrare ancora

chissà dove

chissà come

e dimmi che un giorno sarà il nostro tempo,

non qui,

non ora,

in un’altra vita,

dove non esiste nè lo spazio, nè il tempo.

Dammi un ultimo bacio prima di fuggire

 



M’accorsi ch’eri tu

perchè saltò tutto in aria

tutti gli schemi

e le reclusioni

e saltai anch’io,

insieme alla prigione.

Eri la mia bomba a mano

e io,

la sostanza da far esplodere

sono scoppiata

e adesso vago,

alla ricerca di te

e tutte le mie poesie sono per te

tutta la mia Arte porta il tuo nome

i miei sogni ti cercano

il mio cuore l’hai stretto tra i denti,

il sangue cola.

Potrei riavere almeno quello?

Mi serve per vivere.

Tum, tum…

Dove sei?

Occhi miei,

abitudine cristallina

d’un giorno ormai morto in rovina.



Lugubre felicità

tremenda gioia

e bellissime lacrime,

voi, involucri bianchi,

non mi avrete mai.

Ti stringo al petto,

amore mio, dolore mio,

amami anche tu.

Sono in fiamme, fiamme congelate,

volo come cenere,

volo,

libertà.

La mia morte

ha un bellissimo sapore.

E tu, sei vivo o morto?



La chitarra suona

i fiori sbocciano

il sole irradia

le foglie cadono,

le strade si svuotano,

nessuno ascolta più

la musica dell’Universo

e i moti dell’animo

mio,

mio dolore

decado,

decedo

morte mia.



Salgo

sull’irto dirupo

spiego le ali

ma

non volo

le ali sono pesanti

nere d’inchiostro

pece

macigno

peso dell’esistenza

precipito, finalmente

schianto muto,

nessun s’accorge

che non ci son più.

La mia stanza è vuota,

i vestiti vengono mangiati dalle tarme,

i libri ingialliscono,

le pareti si screpolano

e tutti si dimenticano

ch’un giorno

io dormivo

in quel letto.

Degrado e crepe.

Portatemi via,

altrove, ovunque,

lontano da questo luogo.

Vi prego,

pregate.



Stanza vuota,

stanza claustrofobica

io

in un angolo

gemo e giaccio

atrofizzata

nera

uccisa e poi morta,

Io muoio,

voi morirete, anche se vi ameranno

l’Amore che non ho

avuto

gridato

gustato

goduto

amore o odio

nulla ci salverà

morte,

dolore,

amore.



M’ingannai

di poterti stringere

e di tenere

e custodire

il tuo soffio vitale.

M’ingannai

di poterti dipingere,

ma tu,

hai portato via la mia Arte,

è volata via

con te

così lontano

in un luogo così remoto

in un altro Universo

che non la vidi

toccai

respirai

mai più.

Caffè



Entrami dentro

bagnami le labbra

invadimi

risvegliami

pervadimi,

bagnami e riempimi,

dolce nettare.

Stazione



Burattini salgono

burattini scendono

anime che s’incontrano

labbra che si baciano

occhi si conquistano

dita si sfiorano

l’aria corre.

Carri armati,

cigolii,

deraglio

come quel treno fuori binario.

Pinguettii,

il vento ulula

la pioggia è tremenda

ma ho trovato un piccolo riparo

e sono qui che ti attendo

ma non scendi da nessun treno.

I treni partono,

senza meta e senza destinazione,

partono.

Vanno.