M.212

 

Prospettiva



In quel bar antiquato

Sbadigliavo

E ricordo pensieri offuscati

E una nuova prospettiva

Perchè non avevo più bisogno

Di conversazioni confezionate

Risate forzate

Circostanze sensate



Smarrita in un’ammuffita routine

Pervasa dall’eco della solitudine

Che riecheggia tra piatti puliti e coscienze sporche

Riavvolgi tra le dita il filo di Arianna

Che avevi perso nel disordine delle tue incertezze

Lo hai trovato sotto l’ammasso dei tuoi forse

Per cercare di raggiungere quell’equilibrio sconnesso

Capace di distruggere la sterile realtà

In cui eri rimasta intrappolata



Inquietudine che mi culli

Tra la debole luce di una candela consumata

E un vecchio vinile degli Smiths

Ti incespichi tra le ragnatele del soffitto

Ti nascondi dietro le tele dei miei quadri

Poi scompari

Quando non ci sei ti dimentico

Ma è sempre breve quel momento

Perchè violenta ricompari quando

L’inverno inizia e l’amore finisce.

Ombre



Camminavamo in silenzio quella notte.

In lontananza sentivo

il freddo rumore delle lancette

scandire il tempo che scorreva

sapevo

che prima o poi te ne saresti andato.

Oggi

riavvolgo le mie cassette

per tornare indietro nel tempo.

Forse non mi sono ancora abituata

a guardarmi

e

a non vederti.

Ebbrezza



In una chiesa in campagna

bevo l’ultimo bicchiere di vino.

Sento la pioggia in lontananza

il rumore del vento

e l’angoscia che mi tengo dentro.



Era Ottobre

c’era un treno

e un pensiero.

Tra le strade di Roma

mi sussurrava di stare tranquilla

io guardavo il cielo e non capivo.

Tutte le corse che ho fatto non mi hanno

portato da nessuna parte

e ora che mi sono persa

mi chiedo

dove sia finito quel pensiero.