M.218

 



Sono solo parole ma

una volta
come un fischio
hanno forato
l’aria di primavera

come profumo di pane
hanno contraddetto inverni
come un rapace
mi hanno tolta all’estate
e come giacigli
mi hanno svegliata
più calda.

Le hai sussurrate
come poesie
d’avanti alle mie gambe
ma
come le più belle foglie
le tue
hanno ceduto all’autunno
e  sono tornate
solo parole



Randagia

Come capirti, Argentina?

I tuoi cani randagi

hanno fame

hanno occhi amici

ma fianchi magri

e tu

non ti curi di loro.

I tuoi cani randagi

sono donne

hanno i figli del mondo

tra le braccia smilze

e tu

non ti curi di loro.

I tuoi occhi antichi

non vedono

che hai le mani sporche

delle strade sporche?

E il tuo cuore porteño

non soffre

questo freddo triste

che si piange di notte?

Dimmi Argentina,

se il tuo sguardo è cieco

e il tuo cuore non ode

perché i miei occhi

non si indignano

dei i tuoi muri sporchi

dei tuoi tempi lunghi

dei réclame ingiusti

delle piazze povere.

Cos’è questa musica

che scalda il mio petto

con siffatta passione

e questo pianto

al solo pensiero

di non vederti ancora

derubare la notte?

Era autunno

e camminavo a cuore spento

un giro di tacco, mortale

mi ha stretto il cuore,

una milonga, oh che milonga!

Mi ha chiuso gli occhi

e come te

mi ha fatta musica.

Ho accarezzato i tuoi cani

mi hanno reso randagia.

Ho baciato le tue donne

mi hanno reso libera.

Ho cebato il tuo mate

sono stata ristoro.

Ho incontrato Borges

sono stata poeta.

La cima de la Sierra

mi ha fatta vento

e Pachamama

mi ha detto che

le cose

più vicine alla morte

sono più dense.

Come te, Argentina.

Non potrò capirti

ma per amarti

mi basta

chiudere gli occhi

e seguirti.