M.223

 

Alla radice dei rimorsi



È lo spessore delle nostre parole non dette
Che si interpone fra i nostri cuori ormai spogli
Le nostre radici non si abbracciano più, né più condividono la stessa terra
Le nostre foglie precipitano, non più osando toccarsi, né sfiorarsi appena
Ed ecco
Questo è il triste rimorso
Che anima il mio dolore, che non è più il tuo stesso
Adesso ho solo in me il dolce ricordo
Di quel tempo passato lieto e rapido
Fra dita di luce e canti d’uccelli
Quando ancora le foglie dei nostri rami
Sapevano tenersi stretti dei nostri tronchi gli anni.

Innamorarsi



La prego
Si accomodi pure
Questa è la casa della mia anima
Spero vorrà scusarmi se è un po’ in fiamme
E se le piante non sono più tante e verdi come una volta
È che l’acqua che prima riservavo loro
ormai non basta più
E anche i sottovasi si prosciugano più in fretta
E le foglie si seccano, la terra dei vasi si inaridisce e anche il fusto pian piano soccombe
Mi dispiace molto anche per il tanto disordine
È che da quando la testa è andata a puttane
è il cuore ad avere il controllo
E si sa
Il povero organo smemorato e imprevedibile
Si dimentica dove lascia gli oggetti, gli impegni che prende e le cose che ha fatto
È sempre di fretta e non ha tempo di riordinare neppure la cucina
Corre sempre, corre tanto
E i poveri polmoni
A volte non riescono proprio a stare al passo di quel matto
Mancano d’aria e così il respiro inciampa fra i denti
Ultimamente ha molte sbucciature sulle ginocchia in effetti
E ho paura che non guariranno tanto in fretta
È un periodo turbolento
Spesso in casa piove
E dalle finestre si possono scorgere gli occhi rossi e ancora tanto gonfi di pioggia
E spesso è giorno anche di notte
Perché il cervello stanco non ricorda dove si trova l’interruttore della luce
E la mente in viaggio non sa spegnersi da sola
Ci sono volte invece, in cui splende un sole accecante
E il fuoco è ancora più caldo e rosso del solito
Una gioia sfrenata regna così nella casa della mia anima
Ma è la mente la più imprevista
Viaggia senza meta, dispersa in un mare di illusioni e desideri, certezze e ansie, non sa orientarsi e i venti incerti della realtà spesso la destabilizzano e la calpestano violenti
sul suo battello fatto di speranze
Con la sua bussola rotta compie indicibili viaggi, la mente, non può farne a meno, per quanto dolorosi essi possano talvolta essere.
È lei l’unica
Che non fa mai ritorno
Alla casa della mia anima.

Finestra appena aperta



Nel buio il vento emetteva suoni vulnerabili
Sospiri lenti e ansiosi trasportava l’aria
Il ruscello piangeva sommessamente
Strisciando incauto nel suo letto di fango
Le poche luci ancora accese tentennavano,
assopite e incerte, destinate all’eterna insonnia
E dal piccolo spiraglio alla finestra
appena appena aperta
Il suono sottile dell’incanto notturno si faceva strada
Insieme agli insidiosi spilli della brezza gelata
Che silenziosi si piantavano sulla pelle.