M.232

 

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Leggimi, non sono diverso da una pubblicità, manco dei colori accattivanti, ma lavoro differentemente, ho fini diversi, magari più interessanti.

Leggimi, non sono diverso da una fotografia, datata, in bianco e nero, una leggera descrizione superficiale, ti mostro il sottile strato che copre le cose, ma non scaviamo più in fondo, ti spaventa vero?

Leggimi, non sono diverso da una mano, speri di capire il tuo passato, o di comprendere quello che accadrà, ma sai che sono tutte cazzate, e non puoi sapere quello che ti succederà.

Leggimi, non sono diverso da una poesia, puoi darmi questo nome, stringermi in questa scatola, ma puoi chiamarmi così? Non sono soltanto un racconto? O solo delle parole su carta bianca? 

 

Leggimi, non sono diverso da un giornale, un romanzo, un telegramma, un post-it, un messaggio, un logo, siamo tutti la stessa cosa, il figlio bastardo di un pensiero, un pizzico di volontà, un po’ di inchiostro e un desiderio: farmi leggere.



A suon di fiamme barcollanti

e falene sui lampioni, anime denutrite

dall’afoso caldo, il nostro sollievo

in una fresca poccia, in un fresco vino

 

La mia piccola rivoluzione

nella tua allegra spontaneità

e nelle tue ingenue movenze

nella tua gentilezza

che troppo subisce gli errori del passato

 

La mia piccola rivoluzione

in centinaia di minuscoli baci

e non ho mai saputo che sarebbe stato l’ultimo

 

Ed ora in un paesino di montagna

coperti da maglioni troppo spessi e colorati

per una uggiosa giornata, 

la pioggia piange come noi due

 

E mi manchi ma sono contento

siamo felici nonostante tutto

e mai ti dirò queste parole

vola come mi hai insegnato a fare

e lasciami essere una graziosa stella

nella volta celeste dei tuoi ricordi

lei e lei



Un urlo soffocato dal vento nei miei polmoni

e mai il cuore era così stretto

e lacrime e lacrime e lacrime

e già non so più leggere

e ho sempre amato i dischi di luce

e ho sempre voluto piangere

quante cose che ti voglio dire

e tu non mi riesci ad ascoltare

e le parole a vuoto scappano dalle mie mani

e non riesco ad afferrarle

e cadono ai tuoi piedi

e vengono distrutte dai tuoi passi

la tua pena che sconti così 

caricandomi valigie sulle spalle

e pesi e zavorre e mi rompo e cado

e mi voglio alzare perchè non è ancora finita

e piango di nuovo perchè non è ancora finita

e voglio solo sentirmi libero

e non so più scrivere

e tutto diventa offuscato

e tutto diventa un’incognita 

voglio piangerti ancora

perchè non ci siamo mai capiti