M.49

 

Marrakech 26.02.17



Mi sveglio con la gola riarsa, gli occhi secchi e mi accorgo di avere due afte in bocca.
Teresa mi abbraccia sentendo che mi sono svegliato, fièvoli iniziano i canti dei muèzzin: devono essere le 5 di mattina. Vado nel salottino della nostra stanza per ascoltarli meglio. La voce più vicina è lenta e penetrante perché profondissima, quelle attorno invece sono più acute e distanti: simili a demoni vanno, in tantissimi crescendo, come il vento che impazzisce tra gli spifferi delle porte.



Accorro in fondo al giardino
Per ascoltare la cerimonia
Del picchio: vibra ad ogni tregua
la freschezza
Dentro il mio orecchio,
Come un sasso che agita
L’acqua di uno stagno,
Formando attorno
Le sue eco concentriche.



luna capovolta -
cresce testardo il cappero
fra sterpi dorate



Dormo
disteso sullo sfondo
Di uno scenario all’Opérà
Sento chiamare dalle quinte
E bisbigliare: che ci fai là?
Di colpo mi alzo in un sussulto:
Eccomi in scena ad improvvisar.
Silenzio,
Ciascun artista sorridendo
comprende da sè
l’inganno e un girotondo
prende corpo attorno a me.
Sipario!
Gridano dietro
ma in segreto ascolto
‘Scoltano me,
Che canto delle avventure
Di qualche anno fa.



vento gelido -
rinasce dalle piogge
dolce silene



Solchi di gelo nel cielo:
Lungo, il disfarsi
Di un sole d’autunno su un treno
Scòrgersi diversi
Nel riflesso di un finestrino.



Scrivo di apostrofi,
di virgole, di parentesi,
di ciglia che ho perdute
lontano da qui.



fine vendemmia -
soli, i ragni verdi
sui tralci stanchi



Vorrei poter riviaggiare
Inseguire la mia ombra
Sotto il sole
Rinverdire del sorriso mio
A ponente
Vorrei giornate fatte di circostanze

Veleno



Rendo le vertigini,
il terrore dell’oltre
il dolore del corpo,
incarno le tenebre
a braccia conserte
ed il cielo sulla fronte.
Ma sia fatto dunque
il mio volere: esso va dove
si avvallano le speranze,
dove stagnano umide
le più umane percezioni.

Draft created on June 23, 2016 at 8:18 pm



Discreti i sospiri del Gingko
un mattino sopito di maggio,
radenti il suolo
percuotono
gridi gentili:
in vortici s’inseguono.



sala lettura:
spezza d’improvviso
la pioggia,
il ronzare greve
delle lampade al neon.



Trucioli sparsi
Su un tappeto, inverno.
Tu rimasi a chiedermi:
Che siano i nostri,
Tuoi e miei, petali appassiti?

Finsi e credei di rapirmi,
Distanze incolmabili presero
le mie veci.
Sinistri pensieri
Raccoglievano le somme
Del palpitar mio breve.

Io non risposi
Perché amor non è mai
Quel che si crede,
Ma solo trucioli, petali, baciami!
O’ mio capriccio più grande.



pioggia incessante -
lombrichi sul selciato
sfratto fatale

Passeggiando la notte



Passeggiando la notte
A misurare le piazze
Mantengo costante
Il pensiero di te
Perchè tante le volte
Che il tuo sguardo mi avvolge
Che la persistenza mi stringe,
La parola mi toglie.

Passeggiando la notte
Fuggendo la gente
Rimani con me.



Summer’s sunrise -
bees are buzzing beneath the trees
the first cicada.



Frulli di grilli
nell’arsura – l’autunno
s’accosta piano.



Afa estiva -
mosche stordite in un
volo immobile.



Felci di nubi
si scostano – falce di
luna araba.

Ho riscoperto l’altro ieri



Ho riscoperto l’altro ieri
un dolore sordo
che annodavo al mio petto
all’altezza del collo:
per un momento
quasi ci sono rimasto, lo giuro!

Era lì che protèsi
Si arrestavano i pensieri
e sentivo freddo
anche dentro il cappotto
in un locale chiuso
durante un concerto.

noia notturna



Siedo ai tavolini del bar Oriola chiuso:
mezzanotte, fumo
nella sconsolata piazza Lodron.

Tre platani spogli
e una piccola magnolia:
il suo ispido incantato chiarore
nell’aria immobile.



E’ il fragore del tempo che passa,
della notte che si attarda
sull’ accesa finestra
che m’acceca dentro
le umide ossa.
E il vento s’accoppia al sonno,
trapassa

Ho colto per te



Ho colto per te parole chiare,
parole che mai
riascolteremo insieme
così nuove.



sabbia fredda:
più vicina la luna
se siedo sulle ginocchia.



Qui e ora, l’unica realtà
La vita senza
Non aveva meta
E l’amava, e la compativa.



Mi aggrappo infedele,
Che questo groviglio
Di vicissitudini
Svenga sul pavimento!



C’è stato lontano, estatico un
rifugio
Allunaggio estremo della mia sete
Breve.

Stringi carezza



Stringi carezza sempre più forte
dove tra le dita
sofferenza si fraziona
sui capelli si spezza,
quasi si avverte.



Grigio azzurro sul poggiolo
Il tramonto.
Mangio una pera nel canto,
Impaziente un usignolo,
Ravvisa la scomparsa del sole
La rincorsa
Di un temporale passeggero.

Porgimi la parola



Porgimi la parola: dono aspro
Effondi in me l’aroma
Che sa di vespro,
Ancora e ancora!