M.58

 



Ho cercato di forgiare il mio sguardo

sul tuo stare in piedi per rimanere in piedi anch’io

ma era tutto un vaneggiamento

a un certo punto sei sparito e io in piedi sono dovuta rimanere comunque



prenderò la tua orma

per farci una scarpa

in cui entrare

a quattro zampe

acqua



Tic tic tic

tre lacrime caddero tra le ciglia

ma non vollero scendere nel mare per non mischiare i due sali

Tic tic toc

tre lacrime caddero tra le ciglia

e non vollero rovesciarsi nel bicchiere per non annacquare il vino

Tic tic tac

tre lacrime tue scesero sulle guance tue, tra le labbra tue, lungo il mento tuo

e giù dentro il tuo scollo.

Adesso l’oceano è il tuo petto.  E il mio



Sei un attore

un inviato speciale

un militare nascosto dietro la colonna

che spara ai fiori, senza sfiorarli.

Sei lontano che vedo a malapena il tuo contorno,

eppure ti conoscevo all’alba

ma giá é notte e anche l’amore va a dormire



Faccia da conchiglia

ti rotoli nella sabbia come fossero lenzuola

per poi sparire dentro una bocca verde

Sei un uomo misterioso, quasi odiabile

per le tue forme strane che ancora non capisco

Con la tua mano di legno accarezzi il tuo cuore di terra e le piantine che escono dai tuoi

capezzoli

 

 

granchio del tempo, eternamente le tue chele faranno tac tac tac

 

 

mi manchi, grande noia su queste spiagge pulite d’alta montagna



É in questo silenzio che riposa il tuo desiderio-

piacere e dolore si sfiorano come due scapole sulla stessa schiena,

una costola é il grido, l’altra costola il pianto

ma tu riposi, dormi sulla tua schiena, come se per camminare non avessimo più

bisogno delle gambe.



Api e aquiloni

incalzano sulle nostre teste

le prime sono meccaniche, i secondi immaginari.

Un pugno di uomini incalza per spingere il progresso oltre la meccanica,

io già tra le mie mani mi perdo, se aggiungessi ancora difficoltà a questa difficoltà

non raggiungerei mai una briciola di sollievo.

Siamo tanto soli

e poveri,

spenti come pini secchi

bruciati dall’acido coprente

Il resto del nostro amore reciproco lo nascondiamo,

fingiamo di odiarci per non ammettere altro,

molto meno grave



Siamo tutti uomini

anche quelli che crediamo eroi, o figli di Dio

sono uomini, come noi

che si addormentano mentre gli parli

o a cui suona il cellulare nel momento della tua massima confessione

Siamo tutti uomini, nessuno escluso

Se fossimo più dissimili tra noi forse finirei per amare davvero una scorza non amara

ma per adesso siamo tutti uguali, con gli stessi odori di panino nello zaino, con la stessa voracità per i furti del mare, con gli stessi occhi pesti che cerchiamo di tenere aperti nei momenti come pranzi troppo lunghi.

Siamo tutti schiappe, anche i preti

a Natale.

Uomini.



Se ti fermi a guardare il tavolo in legno

vi scopri un cedro

se ti fermi a guardare il mio braccio che ruota

vi scovi un nido

se ti fermi a sbucciare il dolore dormiente

ritrovi il velo magico,

che copre il bene e il male

e li fa sembrare una faccia doppia della stessa medaglia.

Si corre in cerchio per ingannare Dionisio e il Dio severo dei cristiani,

ma il cerchio non esiste, siamo un punto in linea



La semplicità é il passo indietro che nessuno vuole fare ma che salva il progetto dal collasso



Cerco di sfuggire alla tecnica,

ma mi rendo meschina

Cerco di rincorrere il carro dei buoi,

ma mi rende inutile

Cerco di intonare il tempo dell’inverno,

ma mi scopro inabile.

Cerco di incantare la mia stessa coscienza, come un cucciolo di serpente,

dicendole che domani sarà un giorno più luminoso, senza bisogno di nuovi sermoni.

Ma la verità é che mi faccio io stessa pezzo di carta,

esile pergamena,

su cui scrivere le mie ultime poesie di pace, in tempo di guerra



Ho perso le scarpe,

sotto il tappeto

ho perso il coltello,

sotto la tavola

Ho perso il sonno,

nel retrobottega

 

Se tu mi segui provo a ritrovare le scarpe il coltello il sogno, perduti sotto terra,

sepolti con le mani assassine della mia stessa coscienza



proviamo a pulirci

laviamoci le mani con tanto tanto tanto sapone.

Siamo stati scorretti,

siamo stati assolti,

siamo stati recidivi,

siamo stati i primi e poi gli ultimi nascosti

nell’ora del giudizio,

siamo stati irresponsabili,

siamo stati assassini,

siamo stati furbi,

siamo stati succubi.

Ora dobbiamo lavarci, pulire queste mani

con tanto tanto tanto sapone.

E cercare poi di ragionare, discernere, secondo ragione,

il bene pubblico, la libertà di questa organizzazione

di uomini.

 



APRE LA

FINESTRA IL

PICCOLO DI LUPO

DISPETTOSO, MA IL DESIO

DI VEDERE COSA C’È’ LA’ FUORI E’

PIÙ’ GRANDE DELLE URLA DEL PADRE

NERVOSO; MA CHE DELUSIONE SCOPRIR CHE IN REALTÀ,

LA’ FUORI NON C’È’ UN’ALTRA REALTÀ’.

TUTTO E’ UGUALE, UOMINI CANI E SPAZZATURA,

NON C’È’ NESSUN UOMO CHE DI TE ABBIA CURA.

IL PICCOLO LUPO RICHIUDER VORRÀ

MA E’ TROPPO TARDI GLI URLA PAPA’. QUESTA E’ LA STORIA

CHE NESSUNO SA DEL LUPO CHE FU SIDDHARTA A META’.



GEME LA

PICCOLA

BAMBINA AL

LATO DEL LETTO,

PIANGE DI

FAME, DI SONNO,

PIANGE

PERCHÉ’ NON SA

COME STARE AL

MONDO.

“NON PIANGERE!”-

DICE LA MAMMA,

MA ANCHE LEI

ANCORA NON SA,

COME SI DEVE

STARE NELL’AL

DI

QUA.



Mi rivolgo a te stella

brutta

coperta dolorosa di polvere

e lontana

mi si sporcano le mani

quando mi immergo nel

domani

vorrei domandarti protezione

ho paura di cadere e non

saper rialzare dalla terra

il mio sedere

proteggi il mio poetare

dalla freddezza e dalla

rapidità, mai voglio avere

fretta, ne’ mai dimenticare

che chi mi fa poetare

è l’esser umano e bestiale

Stella brutta, brilli ancor

sento quel tuo sguardo

silenzioso rovesciarsi sulla mia casa, sulla terra,

alberi e frutti, sulla pace

e sulla guerra.

Ti prego ancora e ancora

so che mi ascolterai

per avere in cambio una poesia,

quel che tu vuoi, che sia.



Questa piuma semi rossa

assomiglia al tuo semi viso

nella semi oscura alba

di un semi ieri

col seme del nuovo giorno in mano

siamo andati a camminare

in giro

per la città

che di notte sembrava

piena campagna



le sere che non hanno consistenza condivisibile

come questo prossimo venerdì sera, il giorno prima dell’esame

le sere che non hanno consistenza condivisibile

non hanno nome

come ieri sera, sera in cui sei morta

tra le braccia di tua madre

 

le sere che non hanno consistenza condivisibile

a volte faccio finta non esistano

ma figurati

esistono lo stesso

 

e lo stesso tu esisterai

piccola stella

morta



Addio alle Alpi e

agli Appennini

Il mare arriverà

ad alta quota.

 

 

Ottobre. 2000 metri

d’altezza.



Acuta vista dietro le lenti a contatto.

A   Si resta in ascolto

ma in realtà si dovrebbe restare in vista.

 

B   Una volta comprese le componenti si può comprendere che questa vita é

incomprensibile

 

Cavalca il gatto scavalca il gatto accavalla il gatto

C    sul cavallo.

 

D     .



FATEMI USCIRE DA QUESTO ORRENDO POSTO INFERNALE

E’ SOLO UNA BRUTTA

COPIA

DI UNA BELLA POESIA.

.AISEOP ALLEB ANU ID

AIPOC

ATTURB ANU OLOS ‘E

ELANREFNI OTSOP ODNERRO OTSEUQ AD ERICSU IMETAF



Correggimi se sbaglio

sorreggimi di taglio.



Non credete a tutti coloro che vi dicono

che sono poeti e profeti

o artisti

sono madri incolte in realtà

poeta é

chi poeta non fa.



Embrionale amore

col mio ex eravamo già alla telepatia

agli orgasmi multipli

alla comunione dei beni.

Con te siamo a capo della mano, sul palmo

che ancora le dita non sono state sciolte

per iniziare a contare.



Non so se vorrei più andare a est o a ovest o a sud o a

eh no! Non dirò nord stupide canaglie

Chi si aspetta il nord dopo l’est ovest e sud

é ancora in una fase embrionale di espansione del cervello,

sistemami cognitivamente tra le tue scatoline

tra i tuoi bottoncini tra le tue gambe

Scapperò presto da qui per venire a pescare i pesci rossi nella tua

ampolla.



Rimettiamo a posto

le lettere

affinché ci sia un alfabeto intero

con cui scrivere

i tuoi testi di canzonette

noise. Scriverli io,

le tue amorfe parole d’amore

per le tue alte altissime amanti russe.

Vorrei cantartela una canzonetta,

ma prima devo riordinare le lettere dell’ analfabeto.



Ha preso un coltello

ed ha cominciato a giocarci sulla mia schiena nuda

non so se vedeva che era nuda

ma sicuro

non si accorgeva

di sfinirmi senza ragione.

Il peggio era

che era lucido.



Vorrei avere quell’incoscienza dei porci

e rotolarmi tra le canzoni e il fango, senza sosta senza arresto senza fame

Vorrei sottoscrivere l’indomabile sicurezza del benessere,

continuare a sporcare le mani di colori e profumi, come una star della televisione

anni 50.

Vorrei truccare le labbra e le unghie senza colpa,

uscire di notte e catturare il pescatore sordo, credente.

Vorrei credere che questo cancro enorme è un’infermità momentanea,

ma non posso più!

i muri sono caduti

i prosciutti appesi, crudi e salati, sono stati fatti esplodere

e su quest’isola resta solo del

petrolio per due tre nomi.

 

Tra questi: ne’ il mio ne’ il tuo.

 

Vorrei poter cantare quel LP, come ci credevi tu

ma nemmeno te hanno ascoltato, santissimo poeta.

 

Siamo in pericolo, tutti auto pesci cane, appoggiati a delle porte senza più maniglia

 



C’è una montagna piena di

frasche

dove il senso di vuoto ricopre ogni cosa

 

C’è una montagna piena di sangue

dove pezzi della famiglia germogliano in strane piante

 

C’è una montagna buia

in cui non esistono tende cinesi che prendono fuoco con un solo cerino

 

C’è una montagna piena del nulla- Un poetico atto immaginario su cui camminare,

per contraddire questo gregge informe,

per contraddire il vostro fare,

per contraddire me stessa nel mio amore per voi.

 

Salite su queste montagne e

sperimentate quanto difficile sia continuare ad essere così felice nonostante questo tetro colore che ricopre la lingua delle madri.

Verremo tutti risucchiati ma non possiamo smettere di affannarsi per questo, la lotta per la propria casa invisibile e il proprio credo non può cessare.

 

Sfiniamoci di virgole!

 

Cerco invano le parole che correvano prima su queste dita
non sento più la mia voce,
faccio cadere occhi in tubi di fontane pubbliche,
e tremo al sol pensare alla disubbidienza estrema
Poi sento mancanza profonda e mancanza del nulla Sensibile,

 

il Mio essere vi sente, percepisce tutto ciò che percepite, dunque:

Siate felici



Qualcosa è saltato sul mio letto

stanotte facendomi pensare che

forse non lo sappiamo di che cosa

stiamo parlando

 

Qualcosa è saltato sul mio letto

stanotte svegliandomi di

soprassalto- sembrava un gatto ma

in realtà credo che fosse

qualcos’altro

 

Qualcosa é saltato sul mio letto

stanotte, facendomi capire che

dovevo avere una visione chiara,

ma le parole erano bianche e

restavano trasparenti nella

penombra della stanza

 

Qualcosa é saltato sul mio letto

stanotte, ho capito che avrei

dovuto innalzarmi al di sopra di

questi spiccioli amorosi- di queste

inezie, distrazioni- di questi uomini

che si sciolgono al sole a cui

aspiro

 

Quando qualcosa é saltato sul mio

letto stanotte tu non c’eri,  eri come

un maffin squagliato dentro un

sacchetto di plastica-

al sole, a cui aspiro.

 

Diventare sole- per non avere più

paura del letto la notte

- perché il sole la notte non ce

l’ha.

 

Ho paura del letto, queste lenzuola

verdi sono possedute da uno

spirito malvagio, occhi sospetti si

attaccano alla mia superficie

lucida, riflettente, li vedo

moltiplicati sugli schermi dei miei

occhi, i miei seni si ritirano, la mia

bocca diventa traslucida

Ho paura del letto, una testa

indiana non basta a tenerli lontani,

demoni degli alberi, frasche

atipiche, guance colorate

moltiplicate per due

Non posso essere mai sola qui,

turbate il mio sonno, lo rendete

incerto perché voleteche capisca

qualcosa, ma cosa?

Temo la disfatta, la sconfitta ultima,

la tragedia sanguinaria.

 

O forse é tutto un mio delirio.