M.58

 



Assomigli davvero a ciò a cui vorrei

tu somigliassi



I tuoi difetti autorizzano la mia

imperfezione



Come ti chiami ancora? Ti vesti

come un povero pazzo, mi insegui//

ti trovo sempre fuori dalla mia

finestra come un maniaco che parli

la mia lingua ma poi quando ti

aspetto, non ti presenti mai

Ti crescono i capelli alla velocità

della luce, ti tagli le unghie negli

autobus e poi scompari sotto

l’acqua, non torni più, ma non

muori mai, anche se vuoi

terribilmente annegare

Ieri mi hai chiesto di ucciderti

Mi hai detto che potrei essere

l’unica ad ucciderti con

compassione, ed amore

Bevi alcool solo se é gratis, ti stendi

sul mio sedere finché non ci

buttano fuori dalla stanza, fai il

clown ricoperto di disperazione

A volte mi sembri il sole, ma un sole

solo- senza

terra

Non so mai se guardare a destra o

a sinistra per vedere da dove arrivi,

non so mai se mi ami ancora, e poi

lo so di per certo// innegabile

Potresti volare se non fossi così

povero, non hai un soldo in tasca

Hai solo una profonda pelliccia in

cui affondare le mie otto dita, come

fossi una caramella morbida.

Ti amo e mi disgusti

Amore mio, sarai mio ed io

tua per tutta la vita, questa e la

passata



Ultimi baci al rhum

delle gocce ancora colano tra

il mio cuore destro e il mio cuore

sinistro

nel mezzo: un fiume-

dove tu nuoti, tra le mie anime



se non sarà un cuore di carne

sempre un cuore sarà

nella credenza tra le birre troverai il

mio amore in ogni caso, anche in

carestia



Sei la mia mela

 

non ci sarà peccato finché ci sarà

questo succo da bere, tu sei la mia

insalata di frutta,  dagli occhi

aperti. Sei al tempo stesso uva

passa e banana, sei succo di

limone e tutto il resto anche. Non ti

posso nominare intero, sei tutti i

capitoli della Bibbia, tu

definisci il non finto

le tue labbra predicono il silenzio

dell’avverarsi, Bianca pelle ti

ricopre, per farti assomigliare ai

muri su cui mi appoggio,  per farti

assomigliare alle mie stesse proprie

braccia, con cui mi amo mentre

amo te

Ancora ti amo- niente é fallito

Ancora ti amo- niente é finito



Sei un cavallo senza occhi neri

Sei un cavallo di mare

Mi sfuggi, grande libellula con la

coda-

(Mangiami il cuore di fieno, dai!, l’ho

fatto per te.)



Resta pure seduto composto nel

treno, ma esclamami! Dì che ti

invado come i vetri di un bicchiere

rotto, che non fai che toccare la mia

salma, che mi ami in luce e in

trasparenza.

 

Resta pure seduto comodamente

composto,

con le braccia sui braccioli, ma non

scordarti di vomitare il tuo amore

per me, così che mi arrivi, prima o

poi.



Mi spello

depongo le uova,

pur di tentare la rauca sorte con te

 

sarò Mesopotamia,

diventerò un bouquet nervoso da offrirti a

colazione

nei giorni di ferro,

e nei giorni di sparo.

 

 

Mi manchi come qualcosa che non

ho mai avuto, dunque terribilemente



Farsi esplodere al centro della

scena

come un cartone di latte semi

intero

 

Macchiare tutti di bianco,

tutti gli indumenti a chiazze, scuriti

dall’ umido della bevanda

 

Pensare di aver sbagliato tutto nella

vita-

o di esser davvero sulla buona

strada



Bisogna avere pazienza-

portarla sulla spalla, come un pesante sacco di iuta.

 



Ti ho visto, con due begli occhi verde bottiglia. I tuoi. Che ancora li sogno.

 

Poi in un lungo minuto hai fatto rima col tuo contrario,

sei diventato un addio,

un gingillo freddo, uno spicciolo.

Hai posseduto in un sol colpo miserie da giovani , e ristrettezze da vecchi.

 

Ora dimmi, come le scrivo le mie poesie?



Non una sola strada porta a te

Bensì mille, coi mille colori degli

occhi che nascondi in testa. Vieni

lepre, saltami addosso e

raccontami di te e dell’ipotetico me

con te.



Indietro nel passsato dove bue, lepre

topo e cavallo convivevano nella

stessa tana.

Mi escludi. Come non soffrirne?

Non t’importano le mie poesie al

mattino, ne’ le mie preghiere alla

sera.

Che t’importa allora?

Il nero sul bianco, la riva del

fiume, il mio sangue sulla tua

maglietta, la mia bocca tutta

arrossata.

Ma se vuoi questo davvero, allora

corri, svegliati,  vieni a prenderlo.

B.B. SOGNO



Mi sono abbracciata con le mie

stesse proprie braccia, mi sono

stretta a me stessa fingendomi te

che mi stringevi, fingendo anche di

essere me stessa che ti stringevo a

mia volta.

Una farsa, prima di dormire.

Una volta addormentata ti ho

sognato. Ho sognato che mi

stringevi, e a quel punto ero

veramente io che venivo stretta da

te, dalle tue braccia.

La tua pelle era bianca, non

imperfetta, inodore.

Poi mentre dormivo mi sono

riaddormentata nel sogno, e ho

sognato che sognavi che ti

stringevo tra le mie braccia, il tuo

corpo era il tuo che sognava, e il

mio era il mio che sognava a sua

volta, e dunque sono tornata a

stringere me stessa mentre

stringevo te che da me venivi

stretto, nel mio sogno che era un

sogno in cui tu sognavi.

Questo di stringersi l’un l’altro é un

sogno già realizzato.

Per questo amore, continuo senza

sosta a sognarlo.

 



Ti ho visto arrivare, non camminavi, eri seduto su una sedia,

a un tavolo di legno.

Ti ho visto guidare, non camminavi, scivolavi su una strada di ghiaia sdrucciolevole

sembravi una ninfea.

Ti ho visto che mi guardavi, da due minuscole fessure che erano i tuoi occhi

un raro ormeggio, un amore mio.

Ti ho visto muoverti rapido in un paese lontano, abbandonare le speranze,

chiudermi in una bottiglia verde di vetro spesso.

Se mi getterai in mare, io tornerò a riva.

Mattone rosa



Se vieni accecato dal verde, che devi fare? Chiedo a me stessa.

Vorrei sognarti ancora, averti sul mio cuscino

tra una guancia e l’altra, vorrei poterti guardare ardente, sul seggiolino della mia auto.

Non so se aspettare mi torni la vista, per ucciderti

o se uccidermi, prima di averti rivisto

o se rivederti, per poi non uccidermi.

 

É tutta una lotta,

tra il qui e il lì, tra vivo o muoio, tra le lettere della stessa parola che si contendono la tua bocca.

 

Tu sei il mio pesce,

io il tuo Mê Kông muto, inquinato.

 

Dio quanto ti amo anche oggi e non so perché.



non ho nemmeno una pagina per scriverti

dovrò aspettare la fine dei giorni chiari

per chiederti il viso da ammirare.

vorrei ritornare a quella cicatrice che non c’é,

sotto il tuo occhio

che non vede quanto non so come aspettare a fare questo amore



Tra il coraggio e le dita,

c’é quella musica

e l’altra sua serietà

 

c’é la fessura dei suoi occhi

e il sangue della carne tra i denti dell’altro

 

c’é una maglia,

un cappello texano, indossato solo per una foto

assolata.

 

Rispondiamo adesso all’accordo tra la natura e il calcolo universale

Rispondiamo a questo contatto, e al suo riflesso

Rispondiamo al nostro parcheggiare selvaggio, e alle crisi di violenza notturne

Rispondiamo!

 

E rispondete voi pure,

Voi due,

ditemi, voi due quanto mi amate?



come arrendersi a questa notte?

pensate davvero che quei morti abbiano chiesto di essere uccisi?

 

Non ci sono foglie morbide su cui accucciarsi,

solo il cuore quadrifoglio che tu ed io

portiamo in petto.

 



dal cielo traspariva il sole

prima passava dalle nuvole

poi dal paracadute

poi dai capelli di lei.

come mandarini rotolavano le idee più pure giù dai suoi occhi, in lui esistevano gli sguardi inarrestabili.

Come spiragli delle finestre sul suolo sacro.

Pensava a un campo di birre lei, non più erba, lui a un domani e un dopodomani e un domani ancora

Non c’era traccia di pericolo,

c’era solo la giusta misura del polso

da cingere,

a vita.



perché non lui eternamente?



Piccolissimamente

mi incorono con ali di farfalle, mai piú nebbia

ma per avere questa libertà, bisogna essere in due a condividere l’obiettivo



Il grande nord-

portarmi nel grande nord

alci renne ghiaccio e distese infinite di prateria-

ascoltare la pioggia

che magra cade sulla batteria.

(sei con me, resti con me, in me anche nel più incontrollato freddo.)

 

Ci sono sempre delle parole fuori posto, ma che importa alla fine

 



Se qualcuno cade in ginocchio in una pozza di fango

non tirate calci e pietre sulla sua schiena

ma volgetegli il volto verso il sole e insegnategli

che cadere non è un peccato, peccato è accostarsi a chi ti fa lo sgambetto

solo per avere una mera consolazione

alle proprie doglie



Avevamo un dinosauro in comune,

adottato al 50 per cento insieme.

Da tempo non mi hai più chiesto dove sia, ecco è morto.

Ti sei perso il funerale, l’interramento, i fiori le preghiere.

Ma che ti importa, se hai il tuo bagaglio a mano pieno di icone sante?

Hai iniziato a pregare Gesù pur di non pregarmi di restare.



Ho pensato di augurarti un buon volo

ma poi ho riflettuto ch

e non sarai tu a volare

ti farà volare un aeroplano di m, con due grandi ali, etallo

del petrolio

con violenza

tazze di caffé ben servito e un cuscino comodo per il tuo culo.

In tutto questo le tue forze non sono concernite,

ne’ più nemmeno la tua volontà

quindi nulla ti auguro, perché nulla sei più in potere di fare.

 

Pensa dunque, come potresti mai venirmi a salvare?



Fuori servizio.



L’amore non ha occhi, ma ha fame

Sotto un cedro le tue spoglie



Sotto un cedro le tue spoglie-

cumuli di polvere bianca

si spargeranno tra le montagne di spazzatura e il mare inquinato

 

Sotto un cedro le tue spoglie-

verrai svelato dal nero

a suon di ferraglia e più nessuna luce

 

Sotto un cedro le tue spoglie-

impossibile cercare il tuo colore, lontano il suono di un tuo bacio

lontano il tuo desinare dalla mia tavola imbandita

 

Sotto un cielo le tue spoglie-

aspetterò il cadere della notte per strappare dall’albero

le prime pere già mature