M.68

 

Omaggio a Sereni



Germignaga 30.10.16

non mi smarrisco
laddove niente c’è.

Finito su una spiaggia
di ormeggi e origini
mi sembra di trovare un punto
di franchezza col mondo:

Sbadiglio



Sull’orlo del paral-di-là
a polmoni pieni io respiro.

“Che strano, anch’io ne ho avuti in ‘sto periodo”



Non li capisco ti dicevo
dei miei incubi
prima di trovarci te
infine.



Un aggallarsi di meriti
indestri a nuotare
trattenuti alle caviglie
trascinati giù
da pochi torti
è l’amicizia
ingiusta.

A una signorina Fantozzi



È un’usanza degli amanti
frugarsi fra le stelle:
il firmamento è un parco giochi
di elastici tesi,
altalene e desideri;
il firmamento è un parco faunistico
di oroscopi ancestrali;
il firmamento è uno strumento musicale
a corde, che s’intona come giri
le chiavi siderali.

In questo luogo comune vorrei
chiamarmi Ugo e confondermi
al tuo cognome per sentirmi
fuori luogo quanto un corpo celeste
nella sua costellazione
quando mi brilli accanto.



Mi piace tornare sui miei passi
perché quando, a testa bassa,
reduce di marcia delusa,
rincaso,
scopro sulla medesima strada
percorsa in partenza
la meraviglia delle cose cui
sbadato, non feci caso.



Voglio tornare bambino

in quest’unico

senso.                                      Per sentire i segreti

delle cose

Da piccini                              ci si fida.

si comprende

con la bocca.

Poesie zoociologiche. Il pesce, I



“Agitati, in moti colorati,
sfrecciano variopinti i banchi
in questo mare senza guida.

Io, fermo, li seguo con lo sguardo
mentre abboccano alla vita,

a stanare la preda Felicità;
tanti corrono frenetici
sperando che riappaia
in questo amare senza guida.

Alcuni come me hanno assistito
al suo morir di vecchiaia,
ma tanti tornano increduli a cercarla,
invano, come prima.

Qualcuno come me scorge un disegno,
un amo che par croce.
Qualcun altro come me, abulico suicida,
affoga lento nel nulla
in questo traffico veloce.”

Poesie zoociologiche. La vespa



Ho visto una vespa

peregrinare in piazza

e ho pensato alle altre

vespe: l’avran detta pazza.

 

Perché zampettare, se hai le ali?

- l’avranno biasimata -

perché rischiare di farti male, finire

calpestata, se puoi volare?

Perché camminare a caso, se puoi

villeggiare o stare

a casa, al sicuro?

 

Ho visto quella vespa

- e mi son riconosciuto -

forse, già infortunata,

chiedere e chiedersi un tacito aiuto.

 

Migliore è l’augurio di

tornare a volare o

no. La vespa è solo un pretesto

per sospirare

che il migliore augurio che la piazza mi può fare

non è di trovare qualcosa che cerco

ma qualcosa da cercare.

 



Impugnavi il solletico

che sbellicava.

Restavo inerme.