M.68

 



L’hai già letto.
Soffermarsi è inutile.
Proseguire, pure.



C’è un terreno sabbioso
vasto, forse infinito che forse dà
sul mare, dove porto a volte
qualche anima in vacanza.
Certe zone sono invalicabili,
ci sono confini da rispettare, nel cuore.

Ecco, torna su creste di duna lo sciame,
torna a mo’ di vespa,
ma io sto al di qua della linea
e la turista pure. Tornerà
a mo’ di moscone
a cercarmi, qui.

(Era la sua prima volta nel deserto)…

Tornerà ma non mi troverà —
al di là della linea a discutere coi vermi
o le vespe, di quale sia la loro
posizione sull’amore.

Ma le parole rigano i volti
di lacrime e sangue, più di qualche
dittero prono al contrappasso
di una giustizia caricaturale.
Pungono, le parole, accecano
quest’arida riserva
che è tutta la mia capacità d’amare
solo gli animali in via di estinzione.

II

Sul confine un biglietto:
“Ti prego di odiarmi senza motivo”.
Qualcosa si è rotto e il tumulto
che ti è vieto al di là di quella linea
m’avvince ancora. Di quest’abbandono, oh!
non versioni, irreversibili e non,
serbiamo, ma il ben più affilato
massivo accadere!
Non virgole, non accenti,
ma la screpolatura del silenzio
da cui fuoriesce tutto il detto e il postumo —
l’aborto e il postero.
Allora, solo, il perdono…
Non ci sarebbero più vespe e mosconi
con cui disputare e, per una volta,
sarei, nudo e senza vergogna, veramente oblio.

Sorpresa



I

Mi ascolti dirti che smetterò
di lavorare che verrà qualcuno
di meno antipatico a sostituirmi. In italiano
mi ascolti in qualche tuo angolo onirico
ridirti irriverente sorriso
fra le vie del villaggio di Bamako
gli schiocchi di lingua
madre, come una sfida, la mia premura.

II

Verrà la neve e avrà i tuoi occhi.
Sarà L’Europa a stringertisi intorno,
Africa, a fiocchi. Scenderà. Per tutti.
A farci meno gelidi i brividi.

In fretta



Correvo, correvo, correvo.
Comune era la via,
medesima la meta,
ed anche tu correvi, amore,
anche tu eppure
altrove.

In fretta — lo si è sempre
da soli.

Omaggio a Sereni



Germignaga 30.10.16

non mi smarrisco
laddove niente c’è.

Finito su una spiaggia
di ormeggi e origini
mi sembra di trovare un punto
di franchezza col mondo:

Sbadiglio



Sull’orlo del paral-di-là
a polmoni pieni io respiro.

“Che strano, anch’io ne ho avuti in ‘sto periodo”



Non li capisco ti dicevo
dei miei incubi
prima di trovarci te
infine.



Un aggallarsi di meriti
indestri a nuotare
trattenuti alle caviglie
trascinati giù
da pochi torti
è l’amicizia
ingiusta.

A una signorina Fantozzi



È un’usanza degli amanti
frugarsi fra le stelle:
il firmamento è un parco giochi
di elastici tesi,
altalene e desideri;
il firmamento è un parco faunistico
di oroscopi ancestrali;
il firmamento è uno strumento musicale
a corde, che s’intona come giri
le chiavi siderali.

In questo luogo comune vorrei
chiamarmi Ugo e confondermi
al tuo cognome per sentirmi
fuori luogo quanto un corpo celeste
nella sua costellazione
quando mi brilli accanto.



Mi piace tornare sui miei passi
perché quando, a testa bassa,
reduce di marcia delusa,
rincaso,
scopro sulla medesima strada
percorsa in partenza
la meraviglia delle cose cui
sbadato, non feci caso.



Voglio tornare bambino

in quest’unico

senso.                                      Per sentire i segreti

delle cose

Da piccini                              ci si fida.

si comprende

con la bocca.

Poesie zoociologiche. Il pesce, I



“Agitati, in moti colorati,
sfrecciano variopinti i banchi
in questo mare senza guida.

Io, fermo, li seguo con lo sguardo
mentre abboccano alla vita,

a stanare la preda Felicità;
tanti corrono frenetici
sperando che riappaia
in questo amare senza guida.

Alcuni come me hanno assistito
al suo morir di vecchiaia,
ma tanti tornano increduli a cercarla,
invano, come prima.

Qualcuno come me scorge un disegno,
un amo che par croce.
Qualcun altro come me, abulico suicida,
affoga lento nel nulla
in questo traffico veloce.”

Poesie zoociologiche. La vespa



Ho visto una vespa

peregrinare in piazza

e ho pensato alle altre

vespe: l’avran detta pazza.

 

Perché zampettare, se hai le ali?

- l’avranno biasimata -

perché rischiare di farti male, finire

calpestata, se puoi volare?

Perché camminare a caso, se puoi

villeggiare o stare

a casa, al sicuro?

 

Ho visto quella vespa

- e mi son riconosciuto -

forse, già infortunata,

chiedere e chiedersi un tacito aiuto.

 

Migliore è l’augurio di

tornare a volare o

no. La vespa è solo un pretesto

per sospirare

che il migliore augurio che la piazza mi può fare

non è di trovare qualcosa che cerco

ma qualcosa da cercare.

 



Impugnavi il solletico

che sbellicava.

Restavo inerme.