M.79

 



Sei il solo mio legame al naturale

ciclo delle cose, alla mia natura

di uomo tra gli uomini; sei il fallimento

di ogni regolare decadenza; sei la rivolta

dell’essenza. Unico sollievo ai sogni arsi,

all’ inutile sacrificarsi, all’inattualità

di una pacata rima sciolta: volta

ad un inferno senza più speranza.

Unica alba che non mi tormenta.

Tu sola con la vita dei tuoi sguardi

hai dato luce all’agonia di questi occhi stanchi.



(Essere un poeta senza storia, per servire

soltanto la parola)

Potrò mai dirti senza che svanisci?



I tuoi occhi erano belli.

Erano infelici nei miei.

Ed io non ci vedevo più tanto bene.

I tuoi occhi erano diamanti

che durano per sempre

e non servono a niente.



Quando ti sei voltata non eri già più donna

eri cagna sdegnosa. Ma prima che ti sei voltata ti ho lasciato dei versi

come ricordo (non erano nemmeno miei), come a suggellare la menzogna ch’eravamo noi.

Possiamo perdonarci?… Io lo credo. La notte era fredda allora

e il letto anche era freddo ed io avevo freddo e tu avevi freddo

e l’inverno non passava mai come il freddo

di chi non attende più nessuna primavera.



Getteremo le nostre guerre

sopra la terra,

la terra che consola i morti,

la terra che ci regala i prati

per farci l’amore.