M.81

 



Benvenuti nel mondo dell’espansione mentale.
Del pensiero estremo, dalla sua nascita radicica fino al suo arrivo al cielo della mente, uragano confusionale di archetipi dubbio-emotivi esistenziali o immensa pace psichica verso potenziamenti spirituali e mistici dell’umano-divino. 
Benvenuti alla ricerca dell’acme dell’orgasmo, dello sforzo mentale, della pulsione maestosa alla grandezza, dell’invincibilità del rotto e dello spezzato. Nella paralisi mentale-craniale-occhio spalancata un’esplosione di consapevolezza del tutto, un abbandono dell’io che sfocia nell’esercizio dell’accumulazione in punti esteriori della nostra coscienza; rilasciare ogni appartenenza e spargersi in ogni possibilità di essere materia e non-materia. Osservare il mondo e capire che è così, la verità è l’essere, l’essere è amore, e che il potere vero è la realizzazione dei concepiti-intuiti-sognati o ricevuti, non essere nell’essere. Il nostro destino è una trama di realizzazioni, se vogliamo. Consapevolezze in quattro mura i cui tentacoli sfuriano agli angoli dell’universo. Ho toccato lo spazio certe volte, era un frattale reale-irreale tra i tanti che specchiano le esplorazioni dell’umano. Ho osservato me stesso in mio fratello, nei suoi occhi ho poggiato le mie domande e immobili abbiamo discusso del mondo. 
Benvenuti alle porte delle vite che scorrono, alle verità mancanti dietro ogni testo e ogni parola, alle metà che costellano di incerto ogni gesto che ci circonda. Siete fermi. State almeno bruciando? State almeno vivendo?



Io sono nudo
Fatto
La musica é alta
Alta
Alta
Rimbalza
Scrivo aria
Il sesso é esondato
Ha riempito la stanza
Io sono l’eros di me stesso
Come se la mia mente
facesse sesso con il mio corpo
In un solo godere
Come il calore
Il ritmo che spunta
Che é vena che pulsa
Io sono l’orgia del mio poter godere
Crollo di fogli,
Il folle che
s’istruisce sulla sua prossima mossa
Il sesso della tua donna
Le cose che non diresti a nessuno mai
Le ferite più vergognose,
in poesia.



Mi hanno detto che non dovevo mai uccidere
stanotte io ho ucciso un uomo,
Mi hanno detto che non potevo amare il mio stesso sesso,
stanotte ho scoperto l’amore
Mi hanno detto che era importante avere, era ossessivo, era la regola.
stanotte ho lasciato indietro tutto.
Mi hanno detto bugie amare, scelto la vita
stanotte esco dalla strada,
Stanotte con la Lucidità più Tagliente io
Procedo.



Spargete il seme della follia!
Sesso e carne
Come incendi
Nella città!
Siamo dotati di bocca
E mani
E vagine e cazzi,
Nessuno più figlio di Dio
Di loro.
Benedetti
I corpi
Di questa Orgia,
Fiori di fuoco
Spirituale.



Alexanderplatz, Berlino e noi che saremmo potuti nascere in qualsiasi decennio del Novecento. Con gli stessi lampi della mente e cuori che per natura tendono ad alzarsi. E avrei fatto la guerra con te e con gli occhi ti dirò sempre che stai facendo la cosa giusta, saremo andati in Sud America o a vedere Mosca più fredda che mai. Avere vent’anni e potersi scrivere solo lettere. E avremmo bruciato la libertà come Burroughs e Corso e avuto le stesse necessità di comprensioni del Tutto attraverso l’amore o attraverso il caos la delusione la mente. E tutte quelle cose di cui ora parliamo e abbiamo parlato e parleremo sarebbero diventate improvvisamente serie come ogni tanto adesso e in quel momento si sarebbe sentita la Vita ed il diventare adulti, e ugualmente estremamente leggere. Come imbracciare un fucile o leggere un libro ad alta voce. Come parlare di Dio e ricercare se stessi. E ti direi come fissarti mi ha fatto crescere ma questo non riesco proprio ad esprimerlo chiaramente. E ad essere nati davvero oltreoceano saremmo andati fino a Città del Messico o in Nicaragua e avremmo capito meglio la politica dei grandi blocchi e forse addirittura fatto giornalismo anti-golpe. Rimane comunque ad ogni dirsi una sottile sensazione, nei passi lungo i marciapiedi, nel fissarsi i piedi o nel fissarsi al cielo, in questo anno diverso per tutto che io sento come un ricordo come un porto come un grazie. E il vento è più vento qui a Sydney. E Firenze Santa Maria Novella continuerà a suonare e a sapere di tempo e pino marittimo.



Io cammino e vedo menti
In università
Menti in esplosione
In bicicletta
In resistenza di principio diventano
Forze ed eserciti,
In piazzali a dettare
Statuti
Rossi o neri o bianchi,
Menti che non votano
Che Disertano aule
Che meditano per Farsi vetro
Numerando per la facoltà di chissà quale,
Stendendo grandi atti
Sul senso di una terra comune,
Macchinando di notte
Seguendosi
Che dipingono con olio vecchio
Sale di ascensori olivetti



Ma voi vi intendete di frivolezze. Volete il ben scritto, l’acutezza e la sorpresa, l’ingegno intellettuale. La mia poesia sarà terra, nera e profonda, buia e animale, mi occuperò del vero e dell’uomo. Sarà sigillo al mistero e al sacro.



Hai creato
statue di silenzio
lungo gli scogli
nei palmi della tua anima.
Distesi a sabbia
a respiro
a dirmi quel che manca
per renderti umana, rosea.
Hai battiti
come una fila di ciottoli bianchi
ferite di mare
dentro allo spirito e
tocchi sottili,
occhi
richieste
al mio corpo, turchesi.



Lavorare sugli stati della mente :
ampliare capacità.
Elevarsi, sollevarsi
Uomo è entità plurima
poliforme creatura
tentacolare
anima leviatanica.
Millenario cristallo delle
MEMORIE
della Razza.
Siamo espansione mentale
nelle nubi dell’ universo.
Creature di Rame e Etere
megalitico-
colossidi
emissari della ——-luce.



E qui il buio crolla 
E sorge la luce astata
Incontro a noi-a chi di noi.
Schiera-falangica di menti
Di illuminazioni abissali 
Vertigini, Inespressioni dal marmo nero
del nostro cranio in comune.
Che hanno forma,
Luce Acciaica Primigenea
da cui proclamo 
le Nuove Visioni.
Uniamoci profeti
Del niente nel vento.



Amore,
Sento il battito del mio cuore.
Seguirti,
Sulla sponda del buio e delle stelle.
Lo spazio tra ogni attimo
È un’immagine della tua schiena nuda.
Le nostre lacrime
Fanno l’amore sul mio petto.
Muoviti, come il fumo dell’incenso
Consumiamoci fino a spegnerci.
Ti vedo riposare nella mia pupilla,
Dove siamo persi…
Amore mio.



Silenzio
lontano dalle urla di chi ti dice
cosa devi essere
nel silenzio
voglio trovare me stesso,
lontano dal giudizio degli altri
lontano dal fiume dei pensieri
all’interno, nel vuoto,
voglio scorgermi.
In un attimo di essenza
nel primo frammento
di ciò che sono.



Mio padre è i miei passi,
mia madre è il mio sguardo,
ed io sono un sogno.



Come nella vita,
nella morte.
Come nel mentre,
nel gesto
Pende un’attesa.