N.11

 

Se puoi



L’amore ha bisogno di tempo,

come un non-lavoro;

considero il lavoro un ladro di tempo

che non sa dove nascondere, infilare,

l’amore;

su giù davanti dietro

sopra sotto di lato

in ginocchio legati

in auto in bagno;

soli,

guardando, immaginando.



Osservo mentre ti mostri;

su un davanzale,

con un messaggio,

nel tuo vestito corto,

nella tua curiosità;

eppure non ti darò nulla,

solo il gioco dell’attesa o

un distratto pensiero;

sono il tuo momento preferito,

il tuo sguardo voyeuristico,

passeggero ed erotico

per stimolare il tuo volo;

lontano da me.

Di mattino in mezza veglia



Non si può avere coscienza di sé,

se non vi è come obiettivo

la coscienza di un “noi” collettivo.

(Osho era mio zio,

mi parlava mentre mi preparava

la colazione,

mi diceva che il mattino ha l’oro

in bocca,

ma non per questo era rubato;

che la vita è bella,

ma di non guardare la scena

in cui i carri armati americani

entravano ad Auschwitz,

perché Benigni non è mai

entrato in una casa del popolo,

e Berlinguer lo compativa).

 

E allora, dove sta la poesia?,

Nell’avere un immaginario,

tra sogno e realtà, chiamato

Utopia.