N.12

 

Il mio Tao



Un vortice nero
assorbe i trenini
della mia infanzia.

Elettricità e gas
punteggiano
le zone nevralgiche
del mio corpo.

Muovo le dita
e con esse i pensieri
ritorti, contorti, violenti,
trite e ritrite
manifestazioni
di un inconscio reiterato,
pigro, indolente.

Il sesso si affaccia
col suo carico di ricordi
rimestati,
fantasie irrealizzate,
racconti lunari.

La morte fa capolino,
come un glabro scheletro
dalla cupa atmosfera.

La vita pulsa
indipendente, rilucente
di mistero e densità

come ritorno al passato,
di gioia e dimenticanza
come slancio al futuro,
di salute e amore
come ricamo incessante
del presente:

viaggio tormentato
nell’Universo dei quanti,
dei sensi,
dei mostri,
dei giochi di mano,
delle sabbie setose,
dei pianti dirotti,
avvinghiato
agli animali del silenzio.

Solo lei
pare
mi abbia accolto.

Restia, timida, accoccolata
in un abbraccio esplosivo,
offuscato e albeggiante,
come mille tormenti
e un unico sorriso.

Chiuso il vortice
si spenge la luce,
inalterata custode
del primato della velocità.