N.15

 



Annichilendo mi ritiro
nel mio universo personale

disamina dei nembi

[ crema nel paradiso ]

l’orchestra del vento

[ flauti e polvere ]

spira l’alito algido
della mia inadeguatezza

le storie del suolo

[ tragedie e poesie ]

i miei polmoni da fumatore

[ dicotomia del volere ]

e crescono i mostri
che divorano l’anima

le grida degli occhi

[ vitreo film muto ]

il corpo che cede

[ ossa e carne, carne e ossa ]

si unirà agli alberi
il cuore nodoso
ormai intrappolato
da cavi di rame,
da inchiostro sbavato,
da labbra dischiuse,
resilienza fantasma.



Scriverò un’antologia
su quanto mi mancano
le tue labbra vergini.



Perché ti ritrovo
nel profumo di ciliegia
delle penne rosse.



Fiori abissali
annegati nella colla,
martiri delle tacite rivoluzioni
che ci esplodono negli occhi.

Rimanete freschi e profumati
in memoria dei compagni caduti
e dei compagni che ancora arrancano
nel silenzio delle strade

labirinti spogli.



Confinato nella schiavitù dei nostri digiuni
piango e rido pensando ai nostri amplessi

nel sangue sapore amaro

[ che sia il catrame delle mie sigarette

o il catrame della tua anima? ]

Formaldeide



Come formaldeide disinfetti
la viltà della mia esistenza

Tu che per gioco lenisci
le contusioni polmonari
dei miei amori passati

sarò pronto a cedermi?
sarai tu la mia strada?

E il nostro è un percorso di fusione
quando siamo vicini e iniziamo a scioglierci
che mi sembra di riuscire a respirare
a respirarmi
a respirarti.



Sento che spira
un vento
violento

nelle pianure
del costato
cineroso

il cuore
non insiste:
si è spento

dai tuoi tocchi
incandescenti
corroso 

pian piano sento
che qualcosa muore
nella scatola di paura
dove non volano farfalle.



Davanti alle tue labbra porpora
mi interrogo sulla necessità
delle altre sfumature del rosso.



Dai mozziconi delle sigarette
partivano dei sottili fili di cenere

che collegavano con linee rette
i nostri cuori fluttuanti nell’etere

quanto vorrei
poter ascoltare i tuoi occhi,
condividere l’anima
con gli oggetti che tocchi

il mio amore è in prognosi riservata
confinato in questa stanza di degenza
sento che sto scomparendo
durante i tuoi discorsi ad alta frequenza.



Sei come fumo nella memoria
maledetto ricordo di una notte d’estate

non ricordo né rumore né odore
le vibrazioni della tua voce,
dimenticate forse
perché non sono state mai a me note

raccolgo questa melodica malinconia
racchiusa nei miei plastici occhi
e sogno di dormire con l’anima della persona
che meno è riuscita a darmi
e più si è presa.



Vibrando,
scrivo di te

non di cosa accadde
quella sera tra l’erba

ma di quelle parole
che ora mi sembrano sogni

affetto da questa
eterna amnesia
che vigliacca mi priva
di così tanta sfocata dolcezza

ma io continuo a sedermi
e ad ascoltare
confessioni di olivi
a cui io stesso
ho mozzato la lingua.