N.15

 

Calura



C’è poco da dire sulle sere di Giugno
due scritte su un foglio
lo ritengo abbastanza;

Noi ratti tramortiti dal bagliore dell’alba
cercandoci nel buio di sangue smaltato,
distratta hai lasciato un capello impigliato
nell’occhio
nell’orecchio
e sotto il palato.



Osserva le onde in frantumi,
la stasi dei laghi dormienti,
la stoccata traversa dell’alba
- sei un’alba rimasta in itinere
fatti morta sulla cuspide della mia lingua,
un abbraccio umido, una cruda patologia;
saremo sempre servi di labbra cannibali,
sfioriti deserti degl’occhi assonnati,
di porti perduti, di laghi ingoiati
da dolci tremori che eclissano i Quasar.

Dimmi che adesso il marmo è crepato
e che l’alba più mia ti filtra all’interno:
la luce più vuota
- un reflusso di morte indigesta.

GeL



E l’amore lo tocco con ogni mia fibra
se giro a destra prima del bagno:
- un sussurro
oltre il muro e nel muro
nell’alba del sesso sbocciato d’estate.

Un gemito
- ahimè -
di altri.



Genesi del peccato è il volersi capire,
psilocybe folgore nel regno degli alberi,
pietà per gli insetti che fendono l’aria,
le muffe poi indicano al legno la via
per dissolversi al sole di ogni giornata;

la tela del ragno accoglie i sospiri,
li culla e cattura ogni raggio a disperdersi.

La mosca sul petto mi illustra una vita,
il tempo si scioglie sulle mie ginocchia
e attorno a me si muove materia,
energia luce di onde pulsanti;

muiono stelle nel cosmo di sopra
la cui scia rada io seguo col dito;

in punta di piedi
mi brillano gli occhi

per strada,
allegria.



Ci pensi mai al respiro dei sassi?

Al respiro dei sassi dentro al torrente
sommersi dall’impeto della corrente
dove ogni pausa può esser la fuga.

[ loro piangono sempre
se il torrente si asciuga ]

In vitro #4



L’essere perfetti è un bisogno greve,
apparire invidiabile agli occhi altrui!
Ma fissa nella mente nei tuoi giorni bui
che non ci son sbagli nei fiocchi di neve.

Casus belli



Eravamo capricci d’inverno,
d’inverno, d’amore e di morte oramai.

Ma quello che so tu sola lo sai
e quel che io ho
è quel che non sono,
è quel che non devo,
è un bassorilievo
di me e di te.



Altro io non posso fare
che ascoltare;
ed ascoltare
il rumore bianco del mio cuore
ed il mare,
sempre il mare.

Schizzi di spuma dolce
m’invadono il torace
e tutto il mondo tace,
ma non il mare,
mai il mare.

In vitro #3



Un’anziana signora dinanzi a me corse
con tanto di fiasca di vino odoroso
urlando che vivere sarebbe noioso
se non si cercassero le oasi dei forse.

In vitro #2



Nei giorni di crisi sospetto di un guizzo
di scorse passioni e di sudici baci
ma le fiamme passate ormai sono braci
nel quadro di me ora c’è solo uno schizzo.

In vitro #1



Lo sai che di notte si fa più l’amore
perdendosi lesti nelle vie dei flutti,
si piangon di meno i giovani lutti
che anche i cadaveri ispiran tepore.



E non stiamo noi al mondo
come briciole di pane?
dopo un po’ diventiam secchi
buoni a sfamar pollame;

ma dalla briciola un po’ anziana
abbiam tutto da imparare,
già che in vita lontana
è riuscita a lievitare.



Distrutta è la lente celeste
per mezzo di cui entrammo nel bosco,
ti vidi sorridere nel raggio del vespro
e attesi in silenzio l’attimo giusto.

Sceglimi nelle giornate di rame
cullandomi in odissee notturne,
mia dama di versi e paturnie
sei l’epistassi,
la gioia,
la fame.



Rifugiati nel mio cuore convesso;
nel cuore, dove tutto è permesso.

Accendi un falò nell’antro abusivo,
incollami a te con nastro adesivo
sterile.

Stammi vicino
che da solo son debole;
forse ogni tanto io amo le regole
infrante, le armi son tante con cui puoi
ferire, ora salva quest’uomo impossibile
con frasi occluse da neve invisibile.



Tu che sei nuda
in tutti i miei fogli,
ancora m’imporpori
quando ti spogli.

Dovrei arrivare meno in anticipo nei posti



Beati voi bambini
che non comprendete ancora
l’odio distratto
dei vostri genitori.

Alla chiusura di una cartoleria
- Muoviti stupido! – gridava Maria
calciando la povera saracinesca
con dentro lo squalo divenuto verdesca.

- Ecco, adesso ho finito, sto uscendo -
rispose Marco mentre stava pulendo.

Il figlio minore rideva a gran voce
trovando buffissima la scena atroce,
si unì anche lui calciando il bandone
ma venne fermato da un sonoro ceffone;
- Che cazzo fai Tommaso – tuonò la sua mamma
con occhi di vipera e palmo di fiamma.

Tommaso allora, offeso e dolorante
decise per sempre di odiare le mamme.



Separati da cinte
d’aria d’amianto,
scriviamo in pensieri
il nostro momento.

Palliativo del disfacimento,
tu sei l’alito orfico,
un verso,
un lamento.



Io mi nutro d’amori fugaci,
di lucciole spente,
di sguardi veraci.

Tra cuori di carta bagnata
impesto d’inchiostro l’aurora;
per rabbuiare,
con grande vergogna,
la fioca luce della mia storia.



Sussurri cadono storti
dai rami del parco Sempione
spaccandosi al suolo violenti
in coriandoli di dannazione

La distanza e i taciti rimorsi
degli scoiattoli soli sui fusti
fanno ingoiare a malevoli sorsi
la segretezza dei miei pessimi gusti.

Punctus contra punctum



Ricordo il suo soffio
ventilare il mio petto
smarrito nel vespro
di mille giornate

uscimmo in terrazza
un bacio e poi quiete
serrando gli occhi
continuò a soffiare

brezza sul collo
strette le mani
noi diafani specchi
di lamenti astrali.



Confinato nella schiavitù dei nostri digiuni
piango e rido pensando ai nostri amplessi

nel sangue sapore amaro

[ che sia il catrame delle mie sigarette

o il catrame della tua anima? ]

Formaldeide



Come formaldeide disinfetti
la viltà della mia esistenza

Tu che per gioco lenisci
le contusioni polmonari
dei miei amori passati

sarò pronto a cedermi?
sarai tu la mia strada?

E il nostro è un percorso di fusione
quando siamo vicini e iniziamo a scioglierci
che mi sembra di riuscire a respirare
a respirarmi
a respirarti.



Dai mozziconi delle sigarette
partivano dei sottili fili di cenere

che collegavano con linee rette
i nostri cuori fluttuanti nell’etere

quanto vorrei
poter ascoltare i tuoi occhi,
condividere l’anima
con gli oggetti che tocchi

il mio amore è in prognosi riservata
confinato in questa stanza di degenza
sento che sto scomparendo
durante i tuoi discorsi ad alta frequenza.