N.15

 



L’ebbrezza come luminosa
alba, compagna unica
dei poeti e fiamma
dolce sulle catene che cingono
le caviglie più logore
di chi vive senza poesia.

Così il pensiero diventa
vino mielato, e le parole
bicchieri di vetro graffiato, pronti
per essere assorbiti
nello spietato brindisi
alla ricerca di Dio.



Davanti alle tue labbra porpora
mi interrogo sulla necessità
delle altre sfumature del rosso.



Dai mozziconi delle sigarette
partivano dei sottili fili di cenere

che collegavano con linee rette
i nostri cuori fluttuanti nell’etere

quanto vorrei
poter ascoltare i tuoi occhi,
condividere l’anima
con gli oggetti che tocchi

il mio amore è in prognosi riservata
confinato in questa stanza di degenza
sento che sto scomparendo
durante i tuoi discorsi ad alta frequenza.



Affogando nel riverbero
mi ricordo di stare con te

mi tuffo nel letto
abbraccio il cuscino
e lacero sapessi quanti demoni
con tagli chimici e rapidi
li allontano da noi

sento il falso disinteresse
e l’oscura tentazione palpitante
sento le attenzioni che non mi dai
o con cui spesso mi neghi il vivere

ma urlando il tuo nome
con questa gola così stremata dalla critica
ti prego fammi finalmente inchinare
fammi leccare la terra e percepire
i passi di chi
se ne è andato senza mai arrivare.



Sei come fumo nella memoria
maledetto ricordo di una notte d’estate

non ricordo né rumore né odore
le vibrazioni della tua voce,
dimenticate forse
perché non sono state mai a me note

raccolgo questa melodica malinconia
racchiusa nei miei plastici occhi
e sogno di dormire con l’anima della persona
che meno è riuscita a darmi
e più si è presa.



Vibrando,
scrivo di te

non di cosa accadde
quella sera tra l’erba

ma di quelle parole
che ora mi sembrano sogni

affetto da questa
eterna amnesia
che vigliacca mi priva
di così tanta sfocata dolcezza

ma io continuo a sedermi
e ad ascoltare
confessioni di olivi
a cui io stesso
ho mozzato la lingua.