N.16

 



Io non ho studiato anatomia

del corpo umano

ma secondo me

nel cuore

esiste un posto indefinito

astratto

una nebulosa

un antro ignoto e recondito

ed è in quel posto

che finisco

annegata nella mia stessa sostanza vitale

ogni volta

che ti guardo

e che dimentico

e poi ricordo.

Non c’è cosa più dolorosa

che doversi salvare

da se stessi.

Melanconia



 

Quando noi da giovani guardavamo il cielo

e anche il cielo era più giovane

quando adesso guardiamo il cielo

e pure quello

sembra riderci appresso.

 

Quello che mi mancherà



 

Quando il mio corpo e il tuo

saranno

definitivamente

separati

credo che la parte di te di cui più sentirò la mancanza

saranno i capelli

-il rame

la seta

la vellutata di zucca

la scala cromatica

dei tramonti

della tua vita-

che non ho mai smesso di accarezzare.

Ma in realtà sentirò la mancanza anche

delle braccia

del petto

del movimento del respiro

dell’ombelico

il naso

i lobi delle orecchie

i denti

le lentiggini

-che non so se sono lentiggini-

il collo

le unghie

i talloni

le spalle

così comode per dormirci

le vertebre

le ginocchia

e ancora

il fegato

le vene

il pancreas

le costole

i cuscinetti intervertebrali

falangi

falangine

falangette

e

infine

il cuore.

 

Le castagne matte



Dove sono finite

le tue radio

le tue schedine

il televideo

Dove è finita la tua poltrona

Dove sono finite le barchette coi giornali

le caramelle per la gola

le carte napoletane

e poi

le castagne matte in tasca

contro il raffreddore

come dice la leggenda.

Sono venuta sulla tua tomba

e te ne ho portata una

ogni tanto la cambio

che si sa

l’effetto svanisce

e non sia mai

ti venga il raffreddore

poi

quaggiù

piove.